Le difficoltà economiche tunisine sono le sole alla base dell’immigrazione?
É vero che ci sono dei picchi di flussi persone che provengono dalla Tunisia. Nell’ultimo semestre del 2017 era stato registrata una crescita di questi flussi, e il 2018 lo sta confermando. Tutto però va contestualizzato al momento storico di oggi. I flussi tunisini non sono assolutamente paragonabili agli stessi flussi tunisini del 2011 e nemmeno nel contesto più grande dei flussi provenienti dall’Africa. La Tunisia, inoltre, è un Paese d’origine più che un Paese di transito di migranti e i dati del 2018 lo dimostrano, in quanto non si tratta tanto di persone provenienti dalle regioni Subsahariane o dal Sahel, ma per lo più di migranti di origine tunisina. La domanda è, quindi, perchè ci sono questi picchi di migrazione? La lettura socio-economica è la lettura principale e la più in linea con la situazione globale in merito ai fenomeni migratori. La questione per cui si lega questo fenomeno con i jihadisti che vengono liberati dalle carceri non è la spiegazione principale. Si è vero che i jihadisti tunisini sono stati la percentuale più alta in Medio-Oriente e che utilizzano canali illegali per spostarsi, ma la realtà è ben diversa. La storia recente del Paese e le testimonianze dei giovani tunisini insegnano molto in questo senso. La Tunisia ha sempre avuto un rapporto speciale con l’Europa e con l’Italia, quindi non è un fatto eccezionale quello di avere un canale migratorio aperto tra le coste tunisine e quelle italiane.
In un report di Alpha, però, si sostengono diverse tesi riguardo la minaccia jihadista dovuta ai flussi provenienti dalla Tunisia, in cui si parla di un canale criminale più allarmante di quanto non lo sia stata la tratta libica.
Il canale migratorio dalla Tunisia c’è sempre stato, anzi ora rispetto al 2011 è molto meno utilizzato. Non è una rotta pattugliata, anche se in passato lo è stata, semplicemente perchè non è stata considerata pericolosa o allarmante come le rotte libiche. Se si vedono più uomini a bordo delle barche è perchè la cultura tunisina è una cultura paternalistica, e inoltre non c’è una situazione come nel Sub-Sahara dove le condizioni di vita sono estreme e costantemente sotto minaccia. Chi parte dalla Tunisia sono essenzialmente giovani, e di media sono istruiti, molto di più che nella media di altri Stati africani, ma non trovano un occupazione nel proprio Paese e quindi cercano di arrivare in Italia, che geograficamente, e non solo, è molto vicina a loro. Sicuramente, essendo è un canale aperto, che richiede sicurezza e attenzione. Ma questo deve avvenire ponendo un rimedio all’origine, e questo si collega a quanto i Paesi europei possono fare per portare la Tunisia verso una ripresa di un processo virtuoso anche sul versante socio-economico, non solo chiedendo di diminuire i sussidi. Mi pare sia esagerato parlare di un pericolo per la sicurezza nazionale.
Negli ultimi dati rilasciati da Frontex, si legge che oltre ai Tunisini si concentrano nell’area migranti provenienti da Nigeria, Eritrea e Pakistan.
Da quando sono state chiuse le rotte verso la Libia, e dalla Libia verso l’Europa, è possibile che si siano aperte altre rotte, minore e meno controllate, che vengono usate da alcune comunità che precedentemente si dirigevano in Libia. É difficile dare una spiegazione precisa del perchè determinate comunità scelgano dei luoghi invece di altri, in quanto possono sommarsi scelte individuali e scelte collettive, nel senso che un gruppo di persone di una comunità sceglie di spostarsi attraverso luoghi dove ha legami di conoscenza e facilitazioni. Per dare una risposta esatta bisognerebbe conoscere i legami che legano l’Eritrea o la Nigeria con la Tunisia. Si potrebbe anche ipotizzare, per quel che riguarda gli eritrei, che essendo stato bloccato il corridoio centrale dal Corno d’Africa, abbiano scelto un canale alternativo verso Ovest.
É possibile che i flussi di migrazione dalla Tunisia continuino ad aumentare?
É difficile che vengano fermati dall’esterno, come è stato fatto per la Libia, in quanto non c’è, per ora, una situazione simile in quanto è presente un Governo e l’impianto politico è stabile. É possibile, invece, che a livello numerico aumenteranno perchè anche se le prospettive economiche migliorassero nel breve periodo, in termini pratici gli effetti della ripresa verrebbero sentiti dopo. Purtroppo la condizione di precarietà della società tunisina rimarrà ancora. Comunque bisogna ripetere che è un canale aperto da molto tempo che segue una sua ciclicità, con dei picchi e dei ribassi, per cui continuerà ad essere utilizzato. Da parte dell’Europa c’è attenzione, anche se non viene ritenuto un canale pericoloso, e c’è stato un forte investimento economico in funzione della transizione democratica del Paese. Proprio in questi mesi ci sarà un Consiglio straordinario sulle relazioni tra Europa e Tunisia per definire i nuovi obiettivi tra l’Ue e la Tunisia, come la creazione di un’area di libero scambio che rappresenta un pacchetto esteso di relazioni economiche tra i due Paesi.
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