lunedì, Maggio 17

Tulipani e vaccini Covid-19: e se valutassimo un’azione ‘corsara’? Dal 50 al 70% dei vaccini anti-Covid-19 sono prodotti in Italia. Il Governo potrebbe bloccare l'esportazione dei vaccini prodotti in Italia sino alla concorrenza globale delle dosi contrattualizzate e pagate alle aziende farmaceutiche stesse

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Cosa succede, anzi, cosa succedeva fino a qualche mese addietro, quando tutti volevamo andare in ferie nello stesso tempo, e magari con la stessa destinazione? Semplice, ad esempio pur di accaparrarsi il mercato tutti i vettori di trasporto (aerei, navali, ferroviari e stradali) ‘vendevano’ posti che a volte non avevano realmente, creando il fenomeno dell’‘overbooking’, ottenendo così due effetti assolutamente noti e prevedibili, dato che qualcuno restava a terra per poi partire o rientrare in ritardo e il prezzo dello stesso servizio schizzava alle stelle. Tutto secondo copione, è la legge della domanda e dell’offerta che da sempre regola il mercato di qualunque bene o servizio e, malgrado i sogni, le utopie e le rimostranze di tanti e delle loro tante filosofie sociali che coltivano con l’amore, la fraternità e la certezza di essere nel giusto ‘a prescindere’ come se fossero stati ‘unti dal Signore’, non esistono correttivi realmente idonei a risolvere il problema.

Oramai da mesi stiamo probabilmente assistendo allo sviluppo del più grande fenomeno di overbooking obbligato dagli eventi mai registrato negli ultimi secoli, quello dei vaccini per il COVID, e volendo fare un esempio, forse azzardato, abbiamo a che fare con qualche cosa molto più grande della prima bolla speculativa della storia, quella dei tulipani olandesi sviluppatasi nei primi decenni del 1600, che ebbe dimensioni relative mai più raggiunte nemmeno dalla crisi dei sub-prime del ben più recente 2008.
Malgrado tutte le valutazioni ex-post per individuare colpevoli di tutti i tipi ed a tutti i livelli di questa pandemia che stiamo attraversando, essa è deflagrata rovinosamente in tutto il Pianeta e, volenti o nolenti, dovremo imparare a conviverci, piuttosto che sperare che magicamente scompaia, improvvisamente esattamente come è comparsa e, al netto dei primi, vari e diversi provvedimenti emergenziali, e di tante opinioni di tutti gli indirizzi, è evidente che allo stato delle cose e delle conoscenze, la soluzione possa solo essere quella della vaccinazione di massa.

Per questo sin dai primi giorni della pandemia le aziende farmaceutiche si sono gettate a capofitto nello studio di diverse tipologie di vaccini, utilizzando risorse proprie, sia umane che economiche, in quantità che mai si era pensato fosse possibile riunire su un unico progetto. Grazie a questo, i risultati non si sono fatti attendere, o meglio, sono arrivati in tempi a loro volta inimmaginabili solo fino ad pochi mesi addietro, tant’è che oggi e pur con tutte le attenzioni del caso, possiamo dire di poter disporre di un numero di vaccini che oramai punta verso la decina di preparati diversi, molti dei quali già testati e deliberati per l’uso dai principali Enti Regolatori internazionali (EMA ed FDA). Questo ha permesso di mettere in pista e far decollare le campagne vaccinali di massa che attualmente sono in sviluppo. Merita, inoltre, una particolare menzione positiva il fatto che, parallelamente ai vaccini, si stiano sviluppando e portando in uso d’emergenza con successo, anche una serie innovativa di anticorpi monoclonali destinati ad arginare l’infezione nei pazienti già ammalati che non potrebbero trarre giovamento dall’uso del vaccino.

Ovviamente, le Nazioni e le organizzazioni sovranazionali, come la Comunità Europea, si sono mosse per acquistare dai vari produttori le maggiori scorte possibili di vaccini, e questo ha provocato il già citato fenomeno dioverbooking’, per cui alcune Nazioni e/o organismi sovranazionali hanno accettato o di pagare un prezzo più alto pur di garantirsi la fornitura, o di effettuare un ordine collettivo ad un prezzo minore prodose, ma contando di essere comunque riforniti, stante il fatto che il volume enorme dell’ordine emesso avrebbe anche garantito la sua completa fornitura ‘a prescindere’.

In questo senso la situazione è ad oggi assolutamente fluida, e, mentre una parte delle aziende farmaceutiche hanno garantito il rispetto degli impegni presi, altre, sicuramente pressate dalla politica protezionistica dei governi in carica presso le loro rispettive sedi principali, hanno annunciato di non essere in grado di onorare gli impegni presi nei tempi previsti, mettendo così in crisi i piani di vaccinazione di massa di molti Paesi, tra i quali la stessa Italia .

La speranza a breve-medio termine resta quindi quella che sia possibile superare queste barriere, essenzialmente legate alle strategie geopolitiche nazionali imposte da alcuni governi, ma volendo essere iconoclasti o forse un po’ corsari (e attenzione, ‘corsari’, ovvero dotati dell’autorizzazione del Governo ad agire fuori dagli schemi della Legge, combattendo e depredando le altrui proprietà, e non certo ‘pirati’), esattamente come fecero in passato molti degli allora governanti di alcuni Paesi che oggi vorrebbero cambiare ‘in corsa’ gli accordi presi con i clienti da aziende residenti in questi stessi, si potrebbero fare delle valutazionial limiteche riguardano esattamente il nostro Paese e non solo, dato che notoriamente e globalmente l’Italia è il più importante sito di produzione farmaceutica in Europa, sia per volumi che per qualità dei prodotti realizzati, e non solo, dato che in Italia vengono progettati e realizzati la maggiore parte degli impianti di produzione di farmaci che poi vengono esportati in tutto il mondo.

Stando ai dati forniti dagli organi ufficiali, attualmente in Italia vengono prodottiin conto terzidal 50 al 70% dei vaccini anti-Covid targati con il nome, e realizzati con la tecnologia, delle attuali tre maggiori case farmaceutiche. Questo, in termini pratici, significa che i vaccini prodotti in Italia partono per le sedi delle aziende farmaceutiche estere per poi tornare in Italia come prodotto fornito dalle stesse. A costo di creare un caso internazionale, sarebbe pur sempre possibile che il nostro Governo bloccasse l’esportazione dei vaccini prodotti in Italia sino alla concorrenza globale delle dosi contrattualizzate e pagate alle aziende farmaceutiche stesse.

Ovvio che gli effetti e le eventuali ritorsioni di un’azione ‘corsara’ potrebbero essere imprevedibili, ma sarebbe comunque una risposta simmetrica rispetto alla mancata osservanza dei contratti ratificati dalle controparti.

A latere è poi interessante notare che un numero non indifferenti degli scienziati impegnati -non solo in Italia, ma soprattutto nel resto del mondo- in questa corsa alla messa a punto di rimedi per il Covid-19 (e comunque non solo in questa occasione), sono italiani trasferiti all’estero per poter trovare un migliore e più sicuro sbocco professionale, e questa oramai secolare condizione meriterebbe una nuova e più attenta valutazione, soprattutto nella prospettiva di rilancio dell’economia nazionale.

Quanto poi alle azioni di vera pirateria e dell’uso per nulla imbarazzato di tecnologie farmaceutiche brevettate da altri (ma attenzione, non è questo il caso), varrebbe sempre la pena ricordare che nell’ambito delle valutazioni degli effetti geopolitici e sociali sortiti su interi continenti, la produzione e la disponibilità di farmaci ha sempre giocato un ruolo non indifferente. Un piccolo ma significativo esempio è costituito dal fatto che per circa trent’anni, su una piccola isola dell’America centrale, il governo locale, in barba a tutte le regole ed a tutti i brevetti esistenti, produsse autonomamente farmaci di tutti i generi utilizzandoli come leva di pressione e di controllo sociale indiretto su diverse Nazioni vicine e alle spalle di questa decisione politica, le risorse umane e gli impianti impiegati erano italiani . Casualmente, solo dopo lo smantellamento di questi impianti e con la scomparsa per età di chi li aveva costruiti e diretti per tutti questi anni, dietro esplicita richiesta del Governo dell’isola, i rapporti tra il governo dell’isola e alcuni Stati vicini si normalizzarono, tanto che il Presidente di uno di questi Paesi, dopo oltre 40 anni di frizioni al calor bianco, intraprese una visita cordiale all’allora anziano Presidente dell’isola …

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