mercoledì, Dicembre 1

TTIP: sì o no? Riparliamone

0
1 2


Claudio Dordi, docente di Diritto Internazionale ha aggiunto che “guardando con la dovuta attenzione si nota che sono documenti negoziali. Molti articoli sono tra parentesi quadre. Quando negli accordi ci sono delle disposizioni tra parentesi quadre, vuol dire che si tratta delle posizioni dei Paesi e che non sono state ancora concordate dai due negoziatori. Si può trattare di un punto di vista differente, di una proposta. Si tratta di un documento che fa parte del negoziato, non sappiamo da quali fonti arriva, e si tratta di disposizioni (gran parte delle quali) non sono definitive”. Per quanto riguarda la chiarezza e trasparenza? Basta andare a vedere gli altri accordi internazionali”, spiega Dordi, “si può notare che il linguaggio di questo Trattato corrisponde al linguaggio utilizzato dall’unione Europea nell’accordo con il Canada, Singapore, Vietnam: questi accordi di seconda generazione che, oltre a prevedere questioni di tipo commerciale, introducono per la prima volta anche le tutele (dall’ambiente, alla salute e del lavoro). Sono Trattati molto avanzati, e le disposizioni che sono all’interno, per esempio quelle sulla tutela ambientale e la la tutela dei lavoratori, sono disposizioni di base. Sono il minimo standard di trattamento previsto. Questo vuol dire che l’Unione Europea continuerà a mantenere i suoi standard, gli Stati Uniti continueranno a mantenere i loro, ma non ci potrà essere una diminuzione degli standard di protezione derivante dalla promozione dell’Accordo. Questo deve essere molto chiaro”.

Della stessa opinione anche Sacerdoti, “La Commissione si è decisa ad un certo punto a pubblicare molti documenti. E’ vero anche che stiamo parlando di negoziati e determinati documenti sono disponibili solo per i governi. Stiamo parlando di negoziati internazionali: pubblicare le richieste e le posizioni di partenza indebolisce la propria posizione contrattuale verso la controparte.

 Greenpeace sottolinea che «Nessuno dei capitoli che abbiamo visto fa alcun riferimento alla regola delle Eccezioni Generali (General Exceptions)». Claudio Dordi ci spiega che questo è dovuto dal fatto che “l’accordo non è completo. Di solito le ‘Eccezioni Generali’ fanno parte delle disposizioni finali dell’Accordo. E’ una disposizione che esiste ovunque e che sicuramente verrà inclusa che non pregiudicherà nessun tipo di diritto. Questo sarà l’iter, non potrà che essere così. Sono dei testi provvisori che non ci dicono esattamente qual è la configurazione finale del testo. Non c’è ancora un accordo su molti punti. Gran parte del contenuto di questi accordi corrisponde, per esempio,  al contenuto dell’accordo che l’Unione ha concluso con la Corea del Sud, che è già in vigore, o i negoziati che sono stati conclusi con il Canada, Singapore e Vietnam. L’ordinamento europeo non verrà falcidiato dal TTIP per vari motivi. Nessuno ha l’intenzione di diminuire i fondamentali principi di tutela del consumatore e della salute all’interno dell’Unione Europea. Questo lo posso escludere, anche perché ci sono delle tutele precise”. Aggiungendo che “l’ accordo sicuramente dovrà essere sottoposto al vaglio del Parlamento Europeo. Ci saranno importanti discussioni. In secondo luogo è possibile che debba essere sottoposto al vaglio dei parlamenti nazionali”.

Sicuramente strada è ancora lunga,  e ce lo conferma anche Giorgio Sacerdoti, “Certamente ci vorrà tempo. L’amministrazione Obama cerca di stringere i tempi per ottenere un risultato politico, ma ancora deve far approvare dal Congresso l’accordo del Pacifico, i repubblicani sono contrari ad approvare con estrema facilità tutti questi accordi. E’ molto probabile che dovremo aspettare il prossimo Presidente per concludere e comunque per l’entrata in vigore. Oltretutto dopo il periodo negoziale (che è ancora in alto mare), bisognerà farlo approvare. E per l’approvazione si deve passare per i vari parlamenti. Adesso poi il Parlamento europeo è estremamente combattivo per quanto riguarda gli accordi internazionali. Ci sono ancora questioni molto aperte, come le tanto discusse clausole arbitrali per gli investimenti (ISDS). Nei rapporti tra Stati Uniti e Europa si potrebbe anche fare a meno, secondo me, di questo meccanismo che è nato per proteggere gli investimenti dei Paesi industrializzati in Paesi che non davano garanzie giuridiche di indipendenza dei tribunali rispetto ai governi locali, il che non è il caso sulle due sponde dell’Atlantico..

Eh già, la risoluzione delle controversie, o meglio le famose clausole ISDS, sono al centro di un dibattito molto forte. Prima del Trattato di Lisbona, la materia degli investimenti era di competenza dei singoli Stati. In quel frangente c’erano sistemi arbitrali per la soluzione delle controversie. Il problema è che questi vecchi Trattati erano stati conclusi tra Paesi industrializzati e Paesi meno avanzati. Il timore era quello che i Paesi meno avanzati mettessero in essere politiche nazionali che pregiudicassero gli interessi economici degli investitori”, conclude il prof. Dordi. “La situazione con la globalizzazione è cambiata. Quindi si è posto il problema. Ad esempio, nei nuovi Trattati dell’Unione Europea (gli ultimi son quelli con il Vietnam), il capitolo per le risoluzioni delle controversie è stato adottato anche nel Trattato con il Canada, ci sono delle regole molto precise che regolano l’etica degli arbitri cercando di evitare i conflitti di interesse. In passato erano avvocati di grandi studi legali e delle imprese e quindi si venivano a creare dei conflitti d’interesse. Adesso con i nuovi sistemi non potrà pi essere così”.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->