venerdì, Giugno 18

TTIP: sì o no? Riparliamone

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Non dimentichiamoci il TTIP. Domani nella Capitale ci sarà la manifestazione di vari movimenti contrari al Trattato tra Usa e Unione Europea, tra cui, appunto, il movimento promotore ‘Stop TTIP Italia’Di dubbi ce ne sono, e solo qualche giorno fa Greenpeace Olanda ha pubblicato parte dei testi, 248 pagine, i ‘TTIP leaks’.  Hanno individuato dei punti fondamentali: Tutele ambientali acquisite da tempo sembra siano sparite; La protezione del clima sarà più difficile con il TTIP; La fine del principio di precauzione; ’ingerenza dell’industria e delle multinazionali. I punti su cui si pone maggiore attenzione sono le tutele in genere e il problema dell’armonizzazione dei sistemi tra i due interlocutori (in parole povere trovare un punto di contatto).

Gli ultimi incontri si sono tenuti a New York a fine Aprile, i negoziati durano da tre anni e molto probabilmente andranno avanti (nonostante la premura di Obama di stringere i tempi). Secondo molti il Trattato Transatlantico non gioverebbe affatto, anche a causa delle molte differenze con gli Stati Uniti, soprattutto nel settore delle tutele ambientali, nel settore agroalimentare e anche nella risoluzione delle controversie per quanto riguarda gli investimenti (clausole ISDS). In più viene imputato (al negoziato) il fatto della mancata trasparenza e il fatto che l’Europa non possa competere di fronte al ‘leone’ statunitense.

Cecilia Malstrom, commissario europeo per il commercio, ha dichiarato che «nessun accordo commerciale dell’Ue abbasserà mai i nostri livelli di protezione dei consumatori, la sicurezza del cibo o dell’ambiente. Gli accordi commerciali non cambieranno le nostre leggi sugli Ogm o su come produrre carne sana o su come proteggere l’ambiente». Ha aggiunto anche che lo scopo «non è quello di abbassare gli standard» e che ci sono «linee rosse non negoziabili», e «il risultato finale dei negoziati dovrebbe essere approvato dai 28 Stati membri e dal Parlamento europeo prima di diventare realtà».

E’ normale che un accordo di questa portata sia visto in maniera sospettosa. Noi abbiamo chiesto un parere a due docenti di Diritto internazionale della Bocconi, Giorgio Sacerdoti e Claudio Dordi, su quali possono essere i punti critici e dove bisogna, al contrario utilizzare cautela visto che ancora si tratta di negoziati.

Ingerenza sui processi decisionali interni dei singoli Stati. Sarebbe possibile? Sono diversi i processi decisionali previsti nel TTIP che è in buona parte un “trattato quadro”. Ad esempio l’arbitrato di cui si parla è specifico alla materia degli investimenti. Se un investitore americano in Europa, o viceversa, ritiene che il suo investimento sia stato colpito da misure contrarie al Trattato, ad esempio un’espropriazione senza indennizzo, ha diritto di utilizzare un meccanismo arbitrale, che è però ancora in alto mare tra gli USA che propongono il modello tradizionale di arbitrato e la Commissione europea che ha proposto un vero e proprio Tribunale permanente degli investimenti. L’arbitrato non esclude le normali competenze della giustizia interna comunque. C’è molta disinformazione sull’argomento, in verità quello delle controversie sugli investimenti è un punto quasi marginale nell’economia generale del Trattato”.

Giorgio Sacerdoti, docente di Diritto internazionale, europeo e del commercio internazionale, sottolinea il fatto che bisogna avere molta cautela. Stiamo assistendo ad una reazione, di una parte dell’opinione pubblica trascinata dai No Global, per cui tutti gli accordi internazionali in materia economica vengono visti con molta diffidenza. Quando ero giudice all’Organizzazione Mondiale del Commercio nei primi anni 2000 il ‘male’ era il WTO. Adesso, al contrario,il WTO è indicato come un esempio di sistema equilibrato che tutela anche i valori non commerciali mentre le critiche si appuntano sui trattati bilaterali o regionali come il TTIP. Credo che l’accordo andrà valutato nel merito dei suoi contenuti a fine negoziato. Viviamo in un mondo globale dove gli scambi sono molto importanti, la tendenza ad uniformare le regole ed eliminare gli ostacoli “normativi” è inevitabile e positiva e che quindi sia giusto stipulare questi Accordi. Si avverte un approccio un po’ troppo filosofico, dove gli Stati Uniti vengono visti come il conquistatore. Giustamente bisogna informare l’opinione pubblica, ma non credo che l’Europa, in particolare il Parlamento europeo che deve approvare voglia svendere diritti e protezioni. L’idea di base è di creare una macro area di scambio, con alti livelli di standard e protezione come è tipico di economie sviluppate e dei paesi democratici come i nostri .

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