martedì, Dicembre 7

Tsunami Puigdemont Carles Puigdemont è diventato un personaggio mediatico che non lascia indifferenti, attraente e scomodo allo stesso tempo. L’arresto e l’immediata liberazione contribuiscono a rafforzare la sua credibilità internazionale, danneggiando la reputazione del governo di Madrid

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«Puigdemdont è come Messi: lo apprezzano di più all’estero che in patria». Con queste brevi paroleun funzionario del Parlamento Europeo riassume la breve odissea sarda dell’ex governatore catalano. Non vi sono dubbi al riguardo. L’eurodeputato è diventato un personaggio mediatico che non lascia indifferenti, attraente e scomodo allo stesso tempo.

Lo testimoniano le numerose interviste rilasciate a mezzi di comunicazione italiani, le decine di giornalisti che attendevano impazienti la decisione del tribunale di Sassari e l’appoggio ricevuto dalla popolazione locale e dai principali movimenti indipendentisti.

Prima del suo arrivo a Strasburgo c’era inquietudine nello staff per un eventuale atterraggio in Italia. La penisola è sempre stataterritorio vietato‘. Gli accordi di estradizione con la Spagna funzionano perfettamente, come dimostrano le latitanze interrotte di esponenti del crimine organizzato a Madrid, Barcellona o Malaga. Nel maggio 2019 solamente Toni Comin e Clara Ponsatì si erano recati a Venezia in occasione della Biennale, mentre in aprile dello stesso anno Lluis Puig aveva partecipato a varie riunioni nel comune di Alghero.

Però, come hanno spiegato i suoi avvocati Gonzalo Boye e Agostino Angelo Marras, «la giustizia transalpina ha fatto quello che doveva fare».Ovvero aspettare la sentenza dei vari tribunali europei: gli unici che potranno decidere il futuro politico e umano di Carles Puigdemont.

L’arresto e l’immediata liberazione contribuiscono a rafforzare la sua credibilità internazionale, danneggiando la reputazione del governo di Madrid. Merito soprattutto dei suoi legali, che riescono a convertire una vittoria giuridica in un trionfo politico. Come ha spiegato in un interessantissimo articolo Erika Casajoana, vicedelegata della Generalitat a Brussels, «noi catalani siamo orgogliosi d’essere europei e chi si fida della parola della Spagna diventa ridicolo».

L’odissea sarda ha permesso al politico in esilio di ristabilire le gerarchie interne. Non è casuale che l’attuale Presidente della Catalogna, Pere Aragonès (Sinistra Repubblicana, ERC), si presentasse in quel di Sassari dopo quattordici ore di traghetto assieme al numero due Jordi Puignerò (Insieme per la Catalogna, JxCat). Una trasferta che il principale antagonista Oriol Junqueras ancora non ha digerito.

Ora importanti analisti e reputati spin doctor ritengono opportuno che Puigdemont abbandoni la política catalana e si dedichi solamente all’internalizzazione della causa independentista. La sua importanza ormai trascende qualsiasi lotta di partito, e una buona strategia potrebbe convertire il Consell per la República (Consiglio per la Repubblica), l’ente che egli preside a Waterloo, in un bastione della difesa dei diritti umani.

Però molto o quasi tutto dipende dalla sua volontà. Fonti interne confermano l’affaticamento di un politico fuori dagli schemi che vuole tornare a Girona, circondare di cure e affetti le persone amate e infine scrivere, che è poi la sua grande passione. La presenza ormai costante della moglie e delle figlie in Belgio è una vera e propria necessità.

Nel frattempo a Barcellona continuano le schermaglie tra i soci di governo, incuranti delle esigenze di una popolazione stremata per la battaglia contro il Covid-19, preoccupata per una città in continua decadenza e che guarda al passato con troppa malinconia. L’euforia per la scarcerazione dell’ex Presidente è servita come cura palliativa, ma nulla di più.

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