martedì, Settembre 28

Tsipras a Roma, io c'ero field_506ffb1d3dbe2

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 ambr_10-02-2014

 

Lo posso dire in piena coscienza, perché gli ero seduta di fronte, in prima fila, alla Sala della Stampa Estera, venerdì 7 febbraio: Alexis Tsipras non è un piacione come una certa generazione di politici nostrani. E’ cordiale, privo di birignao, alla mano. Non se la tira; né ha la spocchia di certi Illuminati/Predestinati; non è di quel serioso da farti venire il latte alle ginocchia e neanche sguaina lo ‘spirito di patate’ grassoccio da Bar Sport.

Giocando su un noto proverbio greco, nel suo caso, non ‘Una faccia, una razza’, che è il mantra che ti ripetono quando tu italiano approdi in Grecia, bensì ‘Una faccia, altra razza’.

Certamente non facilitato dalla traduzione un pochino farraginosa, comunque Tsipras appariva assai più convincente come uomo di sinistra che certi nostri sinistri e sinistrati.

Naturalmente, avendo dichiarato impavidamente una crociata contro la merkellizzazione dell’Europa, ma né contro l’Ue tout court, né contro l’Euro, le domande che gli provenivano dai giornalisti tedeschi erano pungenti e stizzite; ma lui non perdeva il sorriso e con pazienza rispiegava questioni di vil denaro, si esprimeva recisamente contro le paralizzanti politiche di austerità, proponendo la rinegoziazione del debito dei Paesi deboli in area Euro, con tanto di conferenza che ne fissi i criteri, in una sorta di moratoria che si è già vista applicare per le Nazioni del Terzo mondo.

Insomma la presa d’atto di un Terzo mondo europeo (che, in fondo c’è, non nascondiamoci dietro un dito), però con voce in capitolo e non passivo, capace di riequilibrare, secondo il leader del partito greco della sinistra radicale Syriza, gli scompensi dopati che attualmente sbilanciano a senso unico i rapporti di forza in Europa.

Qualche giornalista ‘locale’, non resistendo alla tentazione di tirarlo per le falde della giacca verso le questioni di casa nostra, cercava di stuzzicarlo su temi che, francamente, un candidato alla Presidenza della Ue, sia pure outsider, non dovrebbe neanche perdere un attimo a soffermarvi il pensiero (perché de minimis non curat praetor…).

Era la dimostrazione lampante (e avvilente) che gli acrobatici e vani bizantinismi ormai si sono trasferiti nelle nostre plaghe. Il che la dice lunga sul provincialismo di un certo giornalismo italiota. Verrebbe da dire: Timeo Italicos et dona ferentes

E contro i suoi detrattori, Tsipras tagliava corto: «Siamo la forza più filo-europea che esista; siamo nell’Euro», ha detto,  «e non vogliamo uscirne. Il Governo greco che guidò l’ingresso nella moneta unica avrebbe all’epoca truccato i conti? Sia! Ma cosa ci stavano a fare i ‘controllori’, coloro che ricevettero i bilanci? Se è vero che erano macroscopicamente taroccati», -termine da licenza poetica della redattrice-, come mai chiusero gli occhi?

In sintesi ha affermato:  «Noi, figli di un dio minore nella zona euro, siamo nelle stesse condizioni di chi è in una casa che brucia. Possiamo scegliere di fuggire via, lasciando ardere tutto fino alle fondamenta oppure contribuire a spegnere l’incendio partecipando anche al restauro dell’edificio. Ma con l’austerità a tutti i costi, senza politiche di rilancio, non si ricostruisce proprio nulla».

Dunque, lo scetticismo tsiprasiano non è euroscetticismo, tutt’altro; è austerity-scetticismo e, se vogliamo dirla tutta, merkel-scetticismo.

Però, per sconfiggere il veleno che alligna nella eccessiva finanziarizzazione dell’economia, bisogna stare uniti, collaborare, smetterla coi muro contro muro o le lotte fratricide. E’ questo l’ammonimento che ha ripetuto più volte.

I soliti italo-centrici gli spiattellavano provocazioni domestiche: e qui Matteo Renzi (una sorta di diversamente gemello di Tsipras, hanno 6 mesi di differenza e, alle soglie dei 40 anni, si trovano a pettinare delle bambole con i capelli assai arruffati); e là Beppe Grillo.

Su quest’ultimo, Tsipras dava l’impressione di aver radiografato bene il personaggio e le sue sortite politiche: «Grillo si limita a dire no a tutto, senza capacità di proposta. Lascia dunque spazio ad una forza alternativa che abbia voglia e capacità di elaborare idee concrete e percorribili»

In fondo, l’ha già detto chiaramente la sua idea di Europa, quella che, anche in Italia, affida al patchwork di forze e personaggi di sinistra e della società civile che stanno coagulandosi intorno alla ‘Lista per Tsipras’ e che, alla conferenza alla Sala Stampa Estera di Roma erano rappresentati di Paolo Flores d’Arcais e da Barbara Spinelli:  «Oggi l’opposizione non è tra Paesi in deficit e Paesi in surplus, né tra popoli disciplinati e popoli ansiosi. L’opposizione è tra gli interessi delle società europee e l’esigenza del capitale di realizzare costantemente i profitti».

Il Golia dell’Europa dei mercati finanziari e delle oligarchie vede come il fumo negli occhi questo ‘normale’ quasi quarantenne, senza civetterie, maglioncini di cashmere, scarpe cucite a mano, frequentazioni nei salotti denominati ‘terza Camere’, salamelecchi a Bruno Vespa (o chi è il suo omologo greco).

Lui vuole (o dice di volere… lo scopriremo solo vivendo: ma, d’altronde, non ne abbiamo trangugiato di assai meno credibili fenomeni mediatici, rivelatisi una delusione su tutta la linea?) un’Europa solidale, senza pochi Ricchi & valanghe di Poveri, fondata sui capisaldi della democrazia e della dignità. Insomma, un Davide… che spara a zero contro le banche detentrici dei titoli di Stato dei Paesi fortemente indebitati.

Anzi, quando chiede una conferenza europea per il debito, sfodera un particolare che non tutti avevamo colto: nel ’53, la Germania, paralizzata dalla situazione post-bellica, fruì proprio di un simile strumento per ripartire con la ricostruzione ed essere quella che è adesso. La storia insegna, ma non a tutti conviene ricordare.

 

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