martedì, Giugno 15

Trump va alla guerra

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Una delle critiche più forti che noi poveri europei, all’oscuro di tutto e soprattutto delle cose d’oltretlantico, sentivamo rivolgere verso Hilary Clinton, era che quella formidabile donna era portata avanti dal complesso industrialmilitare del suo paese. Che era una guerrafondaia assetata di sangue ecc, ecc. Poveri ignoranti. Era l’altro, era Lui il Matamoros della situazione, era lui, in segreto, il fautore del più colossale riarmo degli Stati Uniti d’America.

Le cifre dicono che gli USA già godono del più ricco bilancio militare sul piano planetario. Secondo il National Priorities Project, la cifra annua di cui dispone il Pentagono è pari alla somma dei sette (o otto a seconda del sistema di calcolo) maggiori bilanci militari del mondo sommati insieme. Con meno del cinque percento della popolazione mondiale, la spesa militare degli USA rappresenta il 37 percento del totale planetario. Dalla fatidica data dell’11 settembre del 2001 quando due aerei di linea furono mandati  a sbattere contro le Torri gemelle di New York, il governo di Washington ha speso quasi cinquemila miliardi di dollari per la sicurezza interna e per i conflitti locali in Iraq, Afghanistam, Siria e Pakistan. L’aumento deciso dal Presidente Trump di 53 miliardi di dollari è il più rilevante mai votato in tempo di pace dal 2002, quando il paese era impegnato nella seconda Guerra del golfo, guerra che fra l’altro, bisogna dirlo, non ha dato i risultati sperati.

Con questa montagna di soldi che ricorda a noi comuni mortali i ‘fantastilioni’ di zio Paperone, Trump intende potenziare l’arsenale militare e la capacità tattica delle forze armate di agire in conflitti nucleari locali, una eventualità improbabile. Trump aumenterà gli organici delle forze di terra, compreso il corpo dei Marines, e incrementerà la flotta sottomarina e di superficie, nonostante che la Marina già disponga di oltre dodici portaerei: un aumento, questo della Marina, giudicato assolutamente inutile da molti osservatori. E visto che si parla di aumenti, Trump ci aggiunge altri diecimila agenti per le pattuglie di confine (leggi confine con il Messico).

Un piccolo problema che impensierisce il contribuente americano, chiamato alla fin fine a pagare tutto questo colossale riarmo, è che le spese delle forze armate sono in gran parte discrezionali, e sfuggono ad un reale controllo da parte del Congresso. Chi ha un pizzico di memoria ricorderà che nel 1994, alla fine dell’infelice avventura in Somalia, l’esercito americano abbandonò sul molo di Modadiscio decine e decine di container che erano in realtà costosissimi dissalatori di acqua marina. E chi è un poco più vecchio ricorda la disinvoltura con cui decine di elicotteri egualmente costosi furono gettati in mare per sgombrare il ponte di volo della portaerei nell’operazione di salvataggio de i sudvietnamiti leali al governo di Washington, che a Saigon sarebbero stati fatti a pezzi dai vietcong. La civiltà Americana è dopotutto la civiltà dello spreco. Nella logica consumistica non solo quell’equipaggiamento costava meno abbandonarlo che riportarlo a casa, ma così facendo l’industria lo avrebbe subito sostituito. Basta andare su Youtube per visionare documentari sugli armamenti abbandonati ad arrugginire: centinaia di caccia bombardieri, di aerei di linea, di carri armati, di velivoli di ogni tipo dimensione e funzione popolano sterminati cimiteri all’aperto di illustri cadaveri costati a suo tempo fior di dollari.

Gli osservatori più attenti, e non soltanto quelli che ce l’hanno con Trump per partito preso, rilevano che le migliaia di miliardi di dollari spesi finora nel Medio Oriente non hanno risolto nulla, anzi la situazione è peggiorata rispetto all’ultimo decennio. E c’è da fare un’ulteriore considerazione: votando un bilancio di queste dimensioni e con queste strategie si configura un impegno di per anni ed anni a venire. Da tempo si è calcolato che un milione di dollari speso in armi crea minori posti di lavoro per dollari di quanti se ne creerebbero investendo la stessa somma nell’amministrazione civile – un caso per tutti il sistema sanitario.

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