sabato, Giugno 19

Trump torna alla carica per il muro con il Messico Siria, l'esercito è entrato a Manbij, località controllata dalle forze curde

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Sempre nell’occhio del ciclone Donald Trump. Il tycoon infatti torna a tuonare per la costruzione del muro al confine con il Messico per fermare l’avanzata dei migranti. «Saremo costretti a chiudere completamente il confine meridionale se i democratici ostruzionisti non ci daranno i soldi per completare il Muro e (non ci permetteranno di) cambiare anche le ridicole leggi sull’immigrazione che oberano il nostro Paese», ha detto Trump in un tweet.

Nel frattempo il presidente è finito nel mirino anche in Iraq, dove il Parlamento dovrebbe riunirsi nei prossimi giorni per un dibattito sulla visita a sorpresa compiuta in una base statunitense proprio da Trump. L’accusa è di avere violato la sovranità dell’Iraq per non avere nemmeno avvisato le massime autorità di Baghdad del suo arrivo. Secondo la stampa irachena, che cita una fonte di alto livello, Trump, che ha incontrato i militari americani nella base di Ayn al Asaad, non ha nemmeno avvisato del suo arrivo il presidente iracheno Barham Salih.

Torniamo in Europa e parliamo di migranti, perché più di 600 sono stati tratti in salvo, tra la notte scorsa e la giornata di ieri, nel tratto di Mediterraneo tra Marocco e Spagna. Intanto secondo la Commissione spagnola per l’aiuto ai rifugiati (CEAR) nel 2018 ben 769 persone hanno perso la vita, nel tentativo di raggiungere la Spagna, che ormai è il principale corridoio d’ingresso in Europa.

In Cisgiordania, alcuni palloncini colorati che trasportavano ordigni esplosivi sono stati lanciati da Gaza e sono caduti in un villaggio israeliano del Neghev, nei pressi di un asilo nido.Un artificiere della polizia ha provveduto a neutralizzare la minaccia e per questo non si segnalano vittime. Il tutto a poche ore dalla ripresa di manifestazioni di massa organizzate da Hamas al confine fra Gaza ed Israele.

In Siria, l’esercito è entrato a Manbij, località controllata dalle forze curde. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, nel frattempo ha detto che la Russia approva il ritorno sotto il controllo di Damasco dei territori curdi in Siria e in particolare di Manbij. Domani comunque proprio i ministri della Difesa e i ministri degli Esteri di Russia e Turchia si incontreranno a Mosca per discutere della situazione nel Paese dopo il ritiro delle forze americane.

Proteste in Ungheria, dove all’alba, quasi in segreto, è stata rimossa dalla piazza del Parlamento a Budapest la statua di Imre Nagy, capo della rivolta ungherese del 1956. A favore della rimozione il partito di Viktor Orban, che più volte ha bollato Nagy come ‘un comunista dei peggiori’, accusandolo di essere collaboratore del Kgb sovietico durante lo stalinismo. Al posto della statua sarà ricostruito un monumento dell’epoca antecedente la seconda guerra mondiale consacrato alle vittime del ‘terrore rosso’ del 1919.

Chiudiamo con il Sudan, dove migliaia di persone sono scene in strada in diversi quartieri della capitale Khartoum invocando le dimissioni del presidente Omar Bashir, il generale al potere da quasi 30 anni. Le proteste di oggi sono le ultime di un’ondata di manifestazioni iniziate nel Paese il 19 dicembre scorso. Al momento nei disordini sono morte 37 persone, mentre il portavoce del governo del Sudan, Bishara Gomaa Aru, parla di 19 morti e decine di feriti.

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