martedì, Settembre 28

Trump smantella l’eredità di Obama

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Un altro blocco degli otto anni dell’Amministrazione Obama cade sotto l’ascia impietosa del nuovo corso targato Trump: la tutela della privacy sul web.

Prima approvato in Senato e ora anche al Congresso, sta per diventare realtà il blocco della normativa che impedisce a provider come At&T, Comcast e Verizon di raccogliere e vendere i dati dei loro clienti senza il loro consenso. Parliamo di dati estremamente sensibili e privati come la cronologia delle ricerche, le app scaricate, la geo localizzazione o i numeri di previdenza sociale. La risoluzione è stata approvata grazie al “Congressional Review Act”, che impedisce l’entrata in vigore di nuove norme federali e assicura che non vengano ripresentate in futuro nella stessa forma.  

Adesso la normativa passa dalla Camera alla scrivania dello Studio Ovale, dove attende la firma di Donald Trump, fiero sostenitore della stessa.

Sono stati 215 i voti a favore e 205 i contrari, con 15 repubblicani che hanno supportato il tentativo democratico di lasciare in essere le regole istituite da Obama, dalla Federal Communication Commission (Fcc), l’agenzia Usa per le comunicazioni, che sarebbero dovute entrare in vigore il prossimo 4 dicembre e che prevedevano, tra le altre cose, un rafforzamento delle difese digitali dei dati degli utenti contro gli hacker e in generale possibili furti digitali. Furti che negli anni scorsi hanno investito anche colossi come Yahoo o la stessa AT&T. Lo scopo era quello di obbligare i fornitori di connessione a banda larga a chiedere il consenso dei clienti per poter cedere alle agenzie pubblicitarie le delicate informazioni sulle loro attività online.

https://youtu.be/lqdDWo81hnU

 

Adesso invece i provider si troveranno un quantitativo immenso di dati a loro disposizione, potendo mappare atteggiamenti e preferenze dei loro utenti. Pensate a tutto quello che comprate, cercate, approfondite su internet: dai viaggi, ai siti consultati, a tutte quelle azioni per cui è richiesta carta di credito e che ora sarà legalmente visionabile da altri. Dati che, in buona sostanza, fanno capire ai provider cosa e come pensiamo, cosa preferiamo, che abitudini abbiamo e, in definitiva, come conquistare e catturare la nostra attenzione con messaggi confezionati appositamente a partire proprio dalle nostre stesse abitudini. Dati personali, finanziari e sanitari che i provider potranno commerciare senza chiedere alcun permesso agli utenti. E non è un caso se At&t, in vista del 4 dicembre, aveva ipotizzato un canone ridotto per chi accettava di cedere tutti i dati di navigazione. Ipotesi che ora non si rende più necessaria.  

Dal fronte democratico ovviamente si leva la protesta. «Perché volete dar via tutti i vostri dati personali con il semplice scopo di consentire la loro vendita? Datemi una buona ragione per cui Comcast dovrebbe sapere quali siano i problemi medici di mia madre», ha dichiarato il deputato democratico Mike Capuano, che ha poi continuato: «La scorsa settimana ho comprato biancheria su internet perché tutti dovrebbero conoscere la mia misura o quale colore ho scelto?».

Dalle fila repubblicane invece la deputata Marsha Blackburn ha dichiarato di essere «grata alla Camera per il fatto di aver preso questa importante decisione che tutela i consumatori e le future innovazioni di internet» in quanto le norme sulla tutela della privacy abolite sarebbero state «una grande morsa del potere del governo» che avrebbe danneggiato i contribuenti.

Già colossi come Google e Facebook non avevano obbligo alcuno di chiedere il consenso degli utenti per mappare le loro attività online: e questa differenza di trattamento è stata fortemente invocata dal GOP per eliminare le norme di Obama. Ecco che quindi a spartirsi il malloppo di pubblicità online da 83 miliardi di dollari si aggiungeranno i colossi delle telecomunicazioni. E con una posizione privilegiata: possono tracciare qualsiasi sito navigato e monitorare con precisione con maggiore completezza le attività online.

E la denuncia arriva anche dalla Electronic Frontier Foudation (Eff), che tutela i diritti civili nel mondo digitale: il rischio è quello di essere controllati in ogni aspetto dell’esistenza, e che il concetto stesso di sicurezza informatica venga meno«Eff continuerà la battaglia per ripristinare il nostro diritto alla privacy su tutti i fronti», hanno assicurato in un comunicato, annunciando tra l’altro ricorsi legali.

Anche il Center for Digital Democracy esprime preoccupazione: «Il voto di oggi significa una sola cosa: l’America non sarà mai sicura online dal momento che i dettagli più personali saranno segretamente sotto controllo e venduti al più magnanimo offerente», ha detto Jeffrey Chester, direttore esecutivo.

E come nota il ‘Washington Post‘, molti analisti politici sottolineano come questo atto possa essere solo il primo di una lunga serie in grado di alterare il futuro di Internet. Nonostante sotto l’Amministrazione Obama si sia lavorato per limitare il potere dei provider, sembra che ora ci si muova nella direzione diametralmente opposta. Il recente voto è un segnale che i provider saranno trattati in modo molto più permissivo rispetto al passato.

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