lunedì, Settembre 20

Trump: sedizione strisciante permanente «marceremo verso il Congresso», ha detto. E’ una dichiarazione di guerra: uscito dalla Casa Bianca, la sedizione non finirà. Biden dovrà guardarsi da un nemico finora sconosciuto in usa: il colpo di Stato, o, peggio, la sedizione strisciante

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Nella sorta di psicodramma che sarebbe a tinte vagamente comiche, se non fossero tragiche, degli usa, colpisce una frase di Donald Trump, secondo me rivelatrice delle sue reali intenzioni, non per l’oggi, ma per il futuro. La frase è di Trump in persona che dice «marceremo verso il Congresso». Vera o falsa, estrapolata o decontestualizzata che si voglia, è la frase chiave. Il resto è solo conseguenza. Quella frase è una dichiarazione di guerra: uscito dalla Casa Bianca, la sedizione non finirà.
Joe Biden, quindi, dovrà guardarsi da un nemico finora sconosciuto in usa: il colpo di Stato, o, peggio, la sedizione strisciante, ma non più orchestrati dalla Russia.
Le prospettive sono più che inquietanti, sia perché si tratta pur sempre della potenza che può distruggere l’intera terra in cinque minuti cinque volte, sia perché, temo, la natura di Trump (e dei suoi più o meno oscuri amici, a cominciare da quel Stephen Bannon tanto caro a Matteo Salvini e, credo, anche a Giuseppe Conte e Giggino, che avevano cercato di regalargli addirittura una Abbazia con relativo Convento) è la natura profonda di una enorme parte del popolo americano: nel bene o nel male Trump ha ricevuto circa sessanta milioni di voti!

Dicevo l’altro giorno che una elezione così importante, quella del Presidente degli Stati Uniti, non può durare mesi per arrivare alla sua conclusione; perfino in Italia una cosa del genere è impensabile. Facendo così si creano aspettative, timori, ma specialmente si ha il tempo e il modo di suscitare sospetti e timori. Specialmente se c’è chi ha interesse a farlo, sia per orientare l’elettorato (e Trump parla di vittoria strappata già da prima che si votasse e nessuno in usa ha avuto nulla da dire: cosa di una gravità inaudita, perfino in Italia non sarebbe possibile), sia per cercare di rovesciare il risultato, intervenendo sullo spoglio, sommergendo i tribunali di cause, eccetera, in un sistema, come quello usa (che piace tanto ad alcuni sovranisti e populisti italiani, ma anche a molti mestatori!) in cui in pratica è il potere esecutivo che sceglie i giudici, o addirittura il voto popolare, cioè comunque la politica, e quella, al momento, maggioritaria. Le pretese di Trump poi, e per fortuna, erano talmente assurde e infondate, che perfino quel sistema giudiziario un po’ ‘strano’ non poteva non dargli torto, anche se non ha mancato di ‘dargli la soddisfazione’ di procedere il 12, Trump regnante, ad una esecuzione di condanna a morte, una settimana prima che il nuove Presidente, come ha annunciato, la abolisca o comunque dia la grazia.
Ma certo: Biden si troverà a governare con metà degli usa ostili e armati (letteralmente), gran parte della Magistratura e tutta la Corte Suprema contro, non lo invidierei!

Almeno per noi, forse, un vantaggio ci sarà: si è visto cosa significa un sistema giudiziario organizzato in quel modo e quali rischi comporta e cosa vuol dire legare tutta la vita di un Paese ad un solo nome. Potrebbe essere una lezione, se sapessero leggere e ascoltare, per i presidenzialisti nostrani da ‘Melini’ (ormai è così: Meloni-Salvini) a Renzi & co. e sorvolo sugli stellini che ritengono il Parlamento un luogo di perdizione!

Per il resto, come dicevo e ripeto, la democrazia non è solo il voto. La democrazia è altro, ben altro: è soprattutto sentimento, convinzione, comprensione, spirito di libertà, rispetto, specialmente questo … dove ne vedete nella politica odierna americana come italiana? Ridurla, come si fa in usa, a meccanismi astrusi, serve solo a trasformarla in una banale arena per politicanti, come ben si è visto. E, purtroppo, come sempre di più si vede nel nostro Paese: non è un caso che Matteo Renzi (con la collaborazione silente degli stellini) abbia bloccato la riforma elettorale proporzionale, cioè democratica per definizione. Ma lasciamo perdere, non voglio fare il politologo o il filosofo, specie da quando la ex-super-virologa-con-marito-esperto-in-lavatrici (la dottoressa Antonella Viola, per capirci) discetta, agghindata stavolta meglio della virologa esule, dottamente di democrazia in TV: cosa posso capirne io che da una vita, benché rozzamente, studio questi problemucci di fronte a tanta scienza e coscienza, che, vedrete, non resterà isolata.
La domanda da porsi, credo, è un’altra e molto, ma molto, più complessa e delicata e in parte, ma solo in parte, riferibile proprio a Trump.

Il problema, infatti, è il ruolo degli usa nel mondo, un ruolo che si sta riducendo, sia sotto gli attacchi, veri o presunti di Vladimir Putin, ai quali credono in pochi, sia sotto i molto più concreti attacchi della Cina, ormai potenza mondiale, che, rispetto alla Russia, ha un’arma molto più potente e che usa senza risparmio e sfrontatamente: l’arma economica, potentissima. Resa ancora più potente perché gestita in uno Stato del tutto privo di democrazia reale e con una popolazione esplosiva e affamata.

La risposta di Trump è stata, a ben vedere, del tutto assurda e sballata. ‘America first’, ha significato, sì, la lotta alla Cina (ma anche all’Europa, che errore!) con dazi, eccetera, ma ha anche significato lo spostamento brusco dell’attenzione politica ed economica dalmondoagli USA. Una sorta di ripiegamento su sé stessi, che se ha permesso di superare la disoccupazione (ma solo per un po’), ha finito, complici i disastri del Covid-19, ma già prima, come i numerosi gravissimi ‘incidenti’ dei bianchi contro i ‘negri’ dimostrano, per indurre molti americani a guardare casa loro, e a rinfocolare ciò che non era mai stato cancellato ma solo sopito, l’ostilità razzista verso i nonwasp’, e l’ostilità verso il resto del mondo, o almeno l’isolazionismo.

Trump, io credo, ha soffiato su questi impulsi, li ha accresciuti e scatenati, finendo per riportare a galla cose che solo apparentemente erano scomparse: il razzismo profondo degli usa più profondi.
Non vale discettare, come si fa dottamente, sulla più o meno presunta follia di Trump, sul suo narcisismo, troppo comodo. Bisogna ben capire che Trump comunque interpreta una parte reale e consistente della veraAmerica’, quella che, appunto, si chiama imperialisticamente America e non USA , ma che vive fuori del mondo, il cui orizzonte non arriva nemmeno fino a Washington. Chi ha visto le autostrade americane per chilometri e chilometri costellate di cassette postali di case, poco più che baracche, spesso solo vecchi Caravan distanti l’una dall’altra, dove abitano lavoratori poveri, incolti, ignari, ma … bianchi.
Non sono un ‘esperto’ in americanologia (tranquilli: ce ne sono a mazzi interi e stanno già comparendo felici e sorridenti su tutte le reti TV e sui giornali, come e con i virologi), ma colpisce ad esempio che il vescovo Carlo Maria Viganò, quello che accusa il Papa di non so quali oscure colpe, abbia soffiato forte sul fuoco degli amici di Trump scatenati a sostenere di avere vinto le elezioni che avevano platealmente perso.

Ciò che mi sembra di vedere, insomma, è una America, anzi, gli usa, ripiegati su sé stessi a ripetere in modo irrazionale e inconsapevole vecchi riti: la lotta per la frontiera ai danni deimusi rossi’ (da ciò la foto di John Wayne al Campidoglio); la lotta contro i negri e gli ispanici e in genere contro chi non è puramente americano o non è totalmente integrato nella mentalità orgogliosamente provvidenzialistica americana (da ciò l’italiano con corna in prima fila nell’assalto al Campidoglio: non dimentichiamo mai che gli italiani, specie se mafiosi, sono i più americani degli americani, come gli irlandesi); l’odio irrefrenabile per chi non la pensa come loro: lo stesso odio che per decenni è stato riversato irrazionale e incapace di interlocuzione verso il Satana comunista e oggi, non essendoci più quello (qui Trump, forse complice di Putin tra l’altro, ha fallito, anche se ha cercato di risuscitarlo col ‘virus cinese’) il Satana diventa il ‘democratico’, accusato del più orrendo e disgustoso dei crimini (agli occhi dei ‘wasp’, specie se ignoranti), ovvero di essere socialista, una bestemmia in USA. La campagna di Trump ha battuto a tamburo su tutto ciò, accusando spesso gli avversari di ‘socialismo, che schifo!’.
Poi, a ciò si aggiunge la veramente disgustosafugadegli amici di Trump, che si dimettono a mazzi, ora, solo ora! Devono avere studiato in Italia.

Che poi a quel disgustoso ribollire di melma abbia in qualche modo partecipato il nostro bel Conte, mai in questi anni parco di lodi verso Trump (che lo chiama familiarmente Giuseppi! Ricordate? mentre fa un Governo col PD) e che twitta (da vergognarsi, anche in inglese, non bastasse il contenuto): «I am following what is happening in #Washington with great concern, Violence is incompatible with the exercise of democratic rights and freedoms. I am confident in the strength and robustness of the institutions of the United States. #CapitolHill». Basta confrontare queste parole con le secche condanne di Trump da parte di Macron per vergognarsi, e sorvolo sulla signora Merkel, che però può lamentarsi di essere stata trattata da Trump come una cameriera! Sorvolo, però, perché lo stomaco non me lo consente, sull’intervento via twitter del vero aspirante Segretario del PD, che critica la moderazione di Conte … parlo di ‘Uolter’, sempre lì in agguato insieme a Bonaccini!
Ma poi, l’italietta di sempre, sempre volgare, sempre subdola, sempre aggressiva, l’italietta del solito Renzi che coglie la palla al balzo per tirare fuori la solita storia dell’amicizia di Conte per Trump, come se fosse una novità, come se non fosse ben noto che Trump ha dato la spinta decisiva a Conte a suo tempo (ne scrissi molto duramente allora, parlando anche di nomina illegittima da parte di Mattarella; e lo confermo!) e finge di stupirsene al solo scopo di scippargli i servizi segreti, ai quali Conte è abbarbicato… forse proprio per quello.
Che poi, appunto, Conte abbia qualcosa da nascondere è ovvio da sempre, ma, tranquilli, di più di una pochette usata non si tratta!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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