lunedì, Luglio 26

Trump – Modi: si discute di sicurezza, armamenti e lotta al terrorismo

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«Primo Ministro Modi, la voglio ringraziare per essere qui […] ho sempre nutrito ammirazione per la vostra Nazione e il vostro Popolo, quest’estate l’India festeggerà il settantesimo anniversario della sua indipendenza, e da parte degli Stati Uniti voglio congratularmi con il popolo indiano per questo magnifico milestone della vostra incredibile Nazione». Queste parole di apertura della conferenza di Donald Trump, che ha accolto il Primo Ministro indiano Narendra Modi in visita alla Casa Bianca.

«Non in molti sono a conoscenza del fatto che la costituzione indiana e quella americana iniziano con le stesse tre parole: ‘Noi, il Popolo’», ha detto Trump, molto cordiale con il leader indiano. Comprensibile: il rapporto che gli USA hanno con l’India influisce necessariamente con quello che possono stabilire con il Pakistan, rivale principale della ‘più grande democrazia del mondo’ e giocatore chiave per risolvere il pantano militare afghano in cui gli Stati Uniti si trovano invischiati da più di un decennio.

Al centro del colloquio, in ogni caso, armi, lotta al terrorismo e sicurezza. Presenti numerose affinità: Trump ha dichiarato che «andiamo d’accordo sulla gran parte delle questioni, e direi che per la fine della giornata avremo trovato un accordo su tutto». Persino il programma interno di Modi – che intende spingere le aziende a produrre in India – ricorda il ‘make America great again’ di Trump. Come ormai da tradizione, il Presidente americano ha anche parlato della questione del terrorismo, problema che «ha colpito entrambe le nostre nazioni» e che «siamo determinati a distruggere», ha detto Trump.

Ad ogni modo, è la questione commerciale la più scottante per l’Amministrazione americana. Il trend delle relazioni indo-americane è positivo e in costante miglioramento da anni. Tuttavia, il valore del commercio tra i due Paesi è ancora piuttosto limitato: la metà di quello tra Seul e Washington, sei volte meno della mole di scambi con la Cina. Con Trump le cose potrebbero cambiare. Fa ben sperare l’analisi dell’istituto ‘Brookings’, che testimonia come proprio l’India sia stata tra i pochi membri a salutare con soddisfazione il ritiro degli Stati Uniti dal progetto del TPP (Trans-Pacific Partnership): Modi, come Trump, preferisce gli accordi bilaterali alle grandi organizzazioni di libero commercio.

Secondo il think-tank gli Stati Uniti potrebbero promuovere l’India come meta di investimenti per aziende e uomini d’affari statunitensi, mentre Nuova Delhi –  e la sua classe media in costante espansione – rappresenterebbero un enorme mercato per industria e terziario americani. Per quanto riguarda la politica estera, gli Stati Uniti – e la loro ‘guerra al terrorismo’ – possono essere un alleato estremamente valido per Modi. Gli indiano dovrebbero assicurarsi che la ‘lotta al terrore’ nel Medioriente, e specialmente nell’Afghanistan, non sia limitata a pochi gruppi designati dal Pentagono, ma includa anche – per esempio – i terroristi che dal Pakistan colpiscono l’India come Lashkar-e-Taiba.

 Non mancano comunque i punti di attrito. Per quanto riguarda la questione ambientale, per esempio, la decisione della Casa Bianca di abbandonare gli accordi di Parigi ha fatto storcere il naso anche agli indiani. Tuttavia, la volontà politica dell’India in tal senso, può rivelarsi utile nelle relazioni con gli Stati Uniti: gli americani, infatti, possono vendere la tecnologia necessaria a Nuova Delhi per adeguarsi agli standard internazionali sulle energie rinnovabili e le emissioni di gas ‘puliti’.

Problematica anche la questione dell’immigrazione, cavallo di battaglia della campagna elettorale dei repubblicani di Trump. Modi è preoccupato dalla disponibilità di permessi di soggiorno per ‘lavoratori altamente qualificati’ dall’India (gli H-1B), per i quali gli Stati Uniti sono ancora la meta più ambita. A Washington sono stati fortemente criticati, in quanto, ovviamente, minaccia all’occupazione per i nativi statunitensi.

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