martedì, Ottobre 19

Trump: in Siria azione dimostrativa e frutto di pressioni

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L’attacco, inoltre, avviene proprio mentre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce, gesto non casuale. “Riflette da parte sua la volontà di dimostrare che il suo intervento non deve dipendere dagli altri; il problema è che non solo ignora la diplomazia internazionale ma anche la sua responsabilità”, afferma Spannaus. “Si tratta di avere una chiara idea di come si affrontano i problemi, con quale diritto e con quale autorità si fanno le cose”. Per questo non sembra esserci una vera e propria strategia ma, sicuramente, la fermezza nel voler far vedere a tutti che lui non è obbligato ad aspettare nessuno per agire. “Si pensa che dietro alle dichiarazioni e alle mosse inaspettate di Trump, ci sia una strategia ma questo è falso”; continua Spannaus; “alcuni punti nella sue promesse politiche sono stati chiari: per primo, quello di far tornare in crescita il ruolo produttivo e manifatturiero negli Usa, per secondo c’era quello di smettere di fare nuove guerre inutili”. “Su questo secondo, però, effettivamente, si sta dimostrando poco fedele alla sua promessa”.

Sul fronte della Siria e del Nord Corea, Trump sta facendo vedere una politicamuscolosa’, sull’idea che basta farsi vedere forti e la gente ci ascolterà e ci rispetterà; questa è, purtroppo, una visione superficiale che non riflette la realtà di come funzionano le relazioni internazionali, anche con personaggi problematici come possono essere Assad o Kim Jong-un”, dice Spannaus. “La Corea del Nord vuole rispetto, che non significa che bisogna darle tutto quello che vuole; le minacce è poco probabile che funzionino. Con la Siria, adesso si riapre la questione, non c’è chiarezza perché tutti i gruppi di ribelli, anche quelli legati ad Al Qaeda, cioè quei terroristi che sono nostri nemici, sono ora incoraggiati a riprendere la battaglia, sperando che gli Stati Uniti interverranno dalla loro parte. Questo è il punto da seguire nelle ultime settimane, cioè, se questa azione dell’Amministrazione Trump riapra i giochi per ciò che riguarda l’opposizione”.

E’ forse intenzione di Trump riconquistare la leadership in Medio Oriente e togliere potere alla Russia? “Sicuramente questo ne fa parte, molti dicono ciò e lo incoraggiano a far vedere che l’America c’è e conta ancora ma penso che sia una visione superficiale e strumentale; non fare interventi militari che poi hanno conseguenze imprevedibili e finora negative non è debolezza, casomai, significa ragionare sulle conseguenze”, spiega Andrew Spannaus. “Molti, quasi tutti, hanno criticato l’intervento in Iraq ma appena Obama ha deciso di non fare una guerra contro Assad, le critiche, spesso dalle stesse persone, si sono appuntate su come l’America stava diventando isolazionista; io respingo questa interpretazione”. Intanto, il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ha affermato che il Presidente crede che gli Stati Uniti abbiano solo usato un «inverosimile pretesto». L’attacco ha scatenato un’immediata reazione della Russia che l’ha descritto come «un’aggressione contro la sovranità dello Stato in violazione della legge internazionale».

Io penso che si tratti di una differenza tra Trump e il resto delle Istituzioni, lui voleva evitare di intervenire contro Assad perché sa, o meglio, sembrava sapere che avrebbe reso la situazione ancora più complicata; altri avevano un’altra visione”, continua Spannaus. “Penso che abbia voluto fare un’azione dimostrativa per far vedere che non ignora le azioni terribili Assad, anche se sappiamo che il giudizio immediato non è necessariamente quello corretto. Probabilmente pensa di fare una cosa limitata, per evitare critiche troppo forti, ma reazioni di questo tipo hanno delle conseguenze, e se le altre parti delle Istituzioni che hanno una politica più interventista sono riuscite a portare Trump dalla loro parte questa volta, ho poca fiducia che lui resisterà in situazioni simili in futuro, quando le conseguenze potrebbero essere più ampie”.

Se la sua non è una strategia chiara, però, chiara pare quella dell’ala interventista americana. “Gli interventisti vogliono portare Trump lontano dalla Russia e verso un attacco al Governo siriano”, spiega Spannaus; “sembrava che lui volesse evitare questo ed, invece, ha dimostrato di essere manipolabile sul punto”. Un’apparente modifica della sua linea politica. “Nei fatti rappresenta un cambiamento molto significativo, a parole, invece, hanno cercato di dire che la loro politica rimane uguale ma è poco convincente”, continua Spannaus. “Trump pensa che sia un avvertimento, un’azione una tantum, ha avvertito i russi in anticipo, quindi, in questo senso probabilmente nella sua testa pensa che sia solo un’azione dimostrativa. Purtroppo, la storia ci insegna che le azioni simili hanno forti conseguenze, soprattutto se cede in questo modo e va dietro alla linea più interventista, ho poco fiducia che in futuro tornerà alla linea precedente. E’ difficile prevedere cosa farà, sicuramente pensa di non aver fatto un passo importante, ma una volta che si comincia a combattere, si sa, le conseguenze ci sono”.

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