mercoledì, Luglio 28

Trump, impeachment all’orizzonte non lontano

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«Credo che abbiamo visto già questo film, credo che abbiamo raggiunto le dimensioni da Watergate, ed ogni paio di giorni c’e’ una nuova rivelazione». Parola del ‘vecchio signore’ dei repubblicani, il senatore ex candidato alla Presidenza John McCain, che non ha mai risparmiato critiche a Donald Trump, pur avendo accettato, a torto collo, la decisione del suo partito di accompagnarlo alla Casa Bianca. E che McCain arrivi a paragonare il Russiagate allo scandalo che mise fine alla presidenza di Richard Nixon, dopo lo spettro Watergate e del relativo procedimento d’impeachment, dopo che la messa in stato di accusa era rimasta confinata nel recinto dei democratici, significa che l’aria a Capitol Hill sta diventando irrespirabile anche per i repubblicani, che sicuramente tutto avrebbero voluto tolto un impeachment a 6 mesi dall’elezione di uno che, per quanto mal tollerato, aveva messo fine all’era Obama. Il consiglio che McCain offre a Trump è:  «fai chiarezza su tutto, non finirà fino a quando ogni aspetto sarà esaminato a fondo e gli americani potranno dare il loro giudizio. E più si rimanda, più la cosa si fa lunga».

La presa di posizione del vecchio senatore, che dà la stura all’impeachment, è conseguente sostanzialmente a tre fatti che si sono susseguiti nell’arco di una settimana. Prima il licenziamento del direttore dell’Fbi, James Comey, che, come ha confermato lo stesso Trump, dopo una smentita della Casa Bianca, è legato  all’indagine su Flynn e sui suoi rapporti con la Russia. Poi la rivelazione del ‘Washington Post‘ che il Presidente avrebbe fornito al Ministro degli Esteri russo informazioni top secret trasmesse agli Usa da un Paese alleato (forse Israele). Anche qui, dopo la smentita iniziale della Casa Bianca, Trump ha ammesso, sottolineando che è suo «assoluto diritto». E qui c’è da dire che ieri Trump è stato in qualche modo smentito niente di meno che dal Presidente russo Vladimir Putin il quale con una serie di battute ha di fatto sostenuto che nessuna rivelazione è arrivata al Cremlino. Infine, sempre ieri, il ‘New York Timesha pubblicato un memorandum di Comey che riporta i contenuti di una conversazione con Trump, il quale gli avrebbe chiesto di «lasciar cadere» l’inchiesta su Flynn.

Il deputato del Texas Al Green è il primo parlamentare del Congresso degli Stati Uniti ad aver chiesto formalmente l’impeachment per il Presidente Donald Trump, cioè la sua messa in stato di accusa. «Il presidente non è al di sopra della legge. Ha commesso un atto che può prevedere l’impeachment e deve essere accusato. Fare altrimenti significherebbe per alcuni americani perdere il rispetto per le nostre norme sociali», ha scritto Green sul suo sito, dopo aver chiesto l’impeachment in Aula. «Per coloro che non lo sanno, l’impeachment non significa che il Presidente sarà dichiarato colpevole, significa solo che i deputati muoveranno delle accuse. E’ simile ad un rinvio a giudizio ma non del tutto». Tra le motivazioni indicate dal deputato di Houston, la presunta interferenza con le indagini dell’Fbi sul Russiagate con il conseguente licenziamento del capo del Bureau, James Comey e i tweet ‘minacciosi’ a lui rivolti sul fatto che potrebbero esserci delle registrazioni sulle loro conversazioni avvenute alla Casa Bianca. «E’ arrivato il giorno di chiedere l’impeachment per il Presidente, per intralcio alla giustizia», ha dichiarato il deputato democratico in Aula. Al Green è rappresentante del nono distretto congressuale del Texas e siede alla Camera dei Rappresentanti dal 2005.

Il senatore indipendente Angus King, parla apertamente di reato di «intralcio alla giustizia», una violazione passibile di impeachment. Una posizione su cui sono d’accordo molti deputati e senatori dell’opposizione democratica.

Justin Amash, deputato repubblicano del Michigan, è diventato il primo rappresentante del suo partito a sostenere l’idea dell’impeachment per il Presidente Trump, nel caso in cui le accuse del ‘New York Times‘ si rivelassero fondate. Lo ha detto a ‘The Hill‘. A domanda specifica, relativa alla presunta richiesta di Trump all’allora direttore dell’Fbi, James Comey, di porre fine alle indagini sui rapporti tra l’ex Consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn, e i russi, il deputato ha risposto: «», se fosse vero, si dovrebbe procedere con l’impeachment del Presidente. «Ma a tutti è garantito un giusto processo in questo Paese», ha aggiunto. A un giornalista che gli chiedeva se si fidasse di più di Trump o Comey, Amash ha risposto: «Credo sia piuttosto chiaro che ho più fiducia nel direttore Comey». Amash si è finora dimostrato in contrasto con l’amministrazione Trump su vari temi.

Secondo quanto riporta ‘Politico‘, alcuni repubblicani in privato stanno iniziando a preoccuparsi della possibilità che da Comey possano arrivare nuove informazioni, così gravi da costringere Trump a dimettersi. O addirittura ad avviare un processo, di cui ha parlato esplicitamente Angus King, senatore indipendente del Maine che «con tristezza e riluttanza» ha detto che si potrebbe essere entrati in una strada che porta all’impeachment.
E dopo le nuove rivelazioni ci sarebbe stato un netto cambiamento nel tono delle dichiarazioni, finora sempre in difesa del Presidente. «Abbiamo bisogno di tutti i fatti ed è appropriato che la Commissione per il controllo del Governo richieda questo memo», ha dichiarato il portavoce dello Speaker, Paul Ryan, appoggiando la richiesta che il Presidente della Commissione, Jason Chaffetz, ha fatto all’Fbi di avere, entro il 24 maggio, la copia del documento in cui Comey ha riportato del colloquio in cui Trump gli ha chiesto di insabbiare l’inchiesta su Michael Flynn. Il deputato repubblicano ha detto di essere pronto a mandare anche una ‘subpoena’, il mandato che obbliga alla consegna dei documenti, per ottenere i memo.

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