lunedì, Aprile 19

Trump, il Covid-19 e quel vecchio sistema elettorale che lo potrebbe salvare Trump è in quarantena, costretto a interrompere per almeno 14 giorni la campagna elettorale oramai alle battute finali. Ma resta una speranza: il Collegio Elettorale. Ecco come funziona e perché potrebbe salvare il tycoon

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Ieri notte il Presidente USA Donald Trump ha informato di essere risultato positivo al Covid-19. E da oggi è in quarantena, prevedibilmente per 14 giorni. Il tutto a un mese (domani) dalle presidenziali, e mentre è distaccato di almeno 8 punti dall’avversario Joe Biden nei sondaggi nazionali.

Gli americani sono preoccupati -ha 74 anni, è obeso, è catalogabile come soggetto appartenente alle categorie a rischio- per la stabilità del governo «la diagnosi rappresenta la più grave minaccia conosciuta da decenni per un Presidente americano in carica», «la sua malattia potrebbe rivelarsi destabilizzante in un clima politico già teso», scrive oggi la ‘CNN’, e già la borsa ha espresso chiaramente nervosismo e preoccupazione.
E alla preoccupazione politico-istituzionale si aggiunge ulteriore tensione per l’interruzione della campagna elettorale che potrebbe peggiorare il clima sociale nel Paese. I più preoccupati i repubblicani, che da una riconferma quasi scontata prima dell’arrivo del Covid-19, si ritrovano con un Presidente con le ruote bucate proprio all’ultimo miglio.
Ma, l’atipicità di questo Presidente non autorizza nessuno a ritenere che l’attacco del virus che lo scaraventa fuori dalla infuocata campagna elettorale sia il colpo finale che lo sfratta dalla Casa Bianca. Non è affatto detto. Anzi, è doveroso non escludere che il tycoon riesca in una delle sue furbate: usare l’attacco delvirus cinese’, come lo chiama lui, per risalire nella fiducia degli americani e dunque nei voti.

I voti, ovvero: i sistemi di identificazione degli elettori e la gestione dell’espressione del voto da parte dei cittadini; il sistema elettorale americano,vecchio e farraginoso. Questo è il problema. E questo è l’ambito nel contesto del quale si muove Trump per fare di tutto per uscire vincitore il 3 novembre, perché il tycoon non può permettersi di perdere. La Corte Suprema, poi, può essere di aiuto, infatti Trump ha posto tutte le premesse per poter usare anche questa ultima carta.

Al centro della questione il sistema elettorale, molto atipico, secondo molti studiosi fondato su presupposti che oramai risultano anacronistici.

In quella che viene dipinta come la Nazione faro della democrazia, non è il voto popolare ad eleggere il Presidente, anzi, negli Stati Uniti un candidato può vincere il voto popolare e non essere eletto.
Due delle ultime cinque elezioni sono state vinte da candidati che hanno ottenuto meno voti popolari. L’ultima volta che è successo è stato proprio per il primo mandato del tycoon, nel 2016. Infatti, il voto popolare quell’anno è stato vinto da Hillary Clinton -con quasi 2,9 milioni di voti in più rispetto a Trump, Clinton ha raccolto il 48% dei voti popolari ( 65.844.610 milioni di voti) contro il il 46% (62.979.636 milioni) del tycoon- ma alla Casa Bianca è andato Trump.
Quella degli USA è, insomma, una sorta di democrazia mediata, una democrazia per interposta persona, dove il cittadino deve affidare il proprio voto a terzi.
Gli Stati Uniti, inoltre, a differenza di gran parte delle democrazie, non hanno una Commissione elettorale indipendente per certificare il conteggio finale dei voti.

A spiegare il meccanismo complesso istituito 250 anni fa e considerato fondamento della democrazia americana, fondamento di una ‘democrazia modello’, è Amy Dacey, Direttore esecutivo del Sine Institute of Policy and Politics dell’American University, una vita trascorsa a fianco dei politici americani e nelle strutture che proprio di funzionamento della democrazia si occupano.

La democrazia americana ha molti funzionari eletti -statali, locali e nazionali- e molte procedure diverse tra loro -dalle scadenze al processo di archiviazione alla certificazione. La corsa per la presidenza è particolarissima.

«L’insolito e complicato processo di certificazione delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti coinvolge tutti i 50 Stati e il Distretto di Columbia, il Senato, la Camera dei Rappresentanti, gli Archivi Nazionali e l’Ufficio del Registro Federale. Coinvolge anche e soprattutto l’Electoral College, un’istituzione unicamente americana che si riunisce in 51 sedi separate una volta ogni quattro anni per scegliere il Presidente.

La Costituzione dichiara che le elezioni presidenziali americane si svolgono il primo martedì di novembre, ogni quattro anni. Il processodi fatto dura circa quattro mesi ed «è stato progettato su misura come un compromesso daiPadri Fondatori, che non credevano che il popolo americano dovesse scegliere direttamente il Presidente e il Vicepresidente, ma non volevano nemmeno dare al Congresso il potere di selezione»,spiega Amy Dacey.

Il processo elettorale, dunque, inizia «ad ottobre,quando l’Archivista degli Stati Uniti -un incaricato presidenziale responsabile della conservazione dei documenti ufficiali più importanti del Governo- invia una lettera aigovernatori di ogni Stato. Il documento delinea le loro responsabilità nei confronti del Collegio elettorale, che non è un luogo ma un processo,attraverso il quale i cittadini elettori -persone che sono scelte dal loro partito votano per il candidato alla presidenza del loro partito.

In pratica: quando gli americani vanno alle urne per le elezioni presidenziali, in realtà votano per un gruppo di funzionari che compongono il Collegio elettorale. Queste persone sono elettori (detti anche volgarmente ‘grandi elettori) e il loro compito è scegliere il Presidente e il vicepresidente.

La macchina del Collegio elettorale è complicata,sottolinea Dacey, ma, sintetizzando, «gli americani votano per gli elettori» del Collegio elettorale «e gli elettori votano per il Presidente».

Il numero di elettori di ogni Stato è più o meno in linea con le dimensioni della sua popolazione. Ci sono 538 elettori in totale. Ogni elettore rappresenta un voto elettorale. Un candidato deve ottenere la maggioranza dei voti – 270 o più – per vincere la presidenza.

In generale, gli Stati assegnano tutti i voti dei loro collegi elettorali a chiunque abbia vinto il voto dei cittadini elettori nello Stato, ovvero al candidato che ha ottenuto la maggioranza del voto popolare -solo Maine e Nebraska dividono i voti del Collegio elettorale in base alla proporzione di voti ricevuti da ciascun candidato. Se un elettore vota contro la scelta presidenziale del proprio Stato, viene definito ‘infedele’. Fatto che può accadere ed è accaduto.
Alla base di questo meccanismo il fatto che icandidati presidenziali prendono di mira specifici ‘Stati oscillanti’ nei sondaggi, in cui il voto potrebbe andare in entrambi i modi, piuttosto che cercare di conquistare il maggior numero possibile di cittadini elettori in tutto il Paese.

«Una volta concluso il conteggio finale delle schede elettorali di persona, per corrispondenza e provvisorie, tutti i 50 governatori preparano il certificato di accertamento del loro Stato, un documento che elenca i loro elettori per i candidati concorrenti». Tale certificato di accertamento viene inviato inviato all’Archivista degli Stati Uniti.

«Dopo che il governatore ha presentato i nomi all’Archivista, gli elettori del Collegio elettorale di ogni Stato si incontrano nella capitale dello Statoper esprimere formalmente i loro voti per Presidente e Vice Presidente il primo lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre. Quest’anno, è il 14 dicembre 2020».

«In modi che variano da Stato a Stato, gli elettori di ogni Stato preparano quindi sei certificati di voto, che vengono inviati per posta raccomandata al Presidente del Senato degli Stati Uniti e all’Archivista degli Stati Uniti. I restanti quattro certificati vengono inviati ai funzionari statali».
A questo punto il compito del Collegio elettorale è esaurito.

«Il 6 gennaio, il Congresso si riunisce per contare i voti elettorali e certificare il vincitore delle elezioni. Poiché il vicepresidente in carica funge anche da Presidente del Senato, Mike Pence presiederà questo conteggio nel 2021, proprio come fece il vicepresidente Joe Biden nel gennaio 2017,quando Donald Trump divenne ufficialmente Presidente eletto. Ogni Stato, chiamato in ordine alfabetico, archivia i suoi voti».

«Al termine del conteggio dei voti al Senato, il vicepresidente annuncia i risultati e chiede se ci sono obiezioni» .
«
Dopo che il Senato ha certificato i risultati delle elezioni, tutti i certificati di accertamento e gliattestati di voto diventano disponibili per la revisione pubblica presso l’Ufficio del Registro Federale per un anno, quindi trasferiti agli Archivi Nazionali per la registrazione permanente. Coloro che mettono in dubbio l’esito di un’elezione negli Stati Uniti, in altre parole, possono effettivamente ricontrollare le tabelle stesse».

«Molti si sono chiesti se questo sistema antiquato rappresenti veramente la volontà delle persone nell’America moderna», chiosa Amy Dacey, ovvero quanto sia effettivamente democratico.
Al centro delle perplessità il fatto che il voto popolare non sia quello che elegge il Presidente,dunque, il Collegio elettorale.
Quando la Costituzione degli Stati Uniti fu redatta, nel 1787, un voto popolare nazionale per eleggere un Presidente era praticamente impossibile, sostengono gli studiosi -un Paese sconfinato con difficoltà di comunicazione enormi. E però non si voleva che il Presidente fosse eletto dal Parlamento. Così la soluzione di mediazione fu il Collegio elettorale, con ogni Stato che sceglie gli elettori.
Gli
Stati più piccoli hanno visto subito di buon occhio il sistema in quanto ha dato loro più voce di un voto popolare a livello nazionale per decidere il Presidente. Altresì il Collegio elettorale era anche favorito dagli Stati del Sud, dove gli schiavi costituivano una gran parte della popolazione. Anche se gli schiavi non avevano diritto di voto, sono stati conteggiati nel censimento degli Stati Uniti (come tre quinti di una persona). Poiché il numero di voti elettorali era determinato dalla dimensione della popolazione di uno Stato, gli Stati del Sud avevano più influenza nella elezione di un Presidente di quanto un voto pubblico diretto avrebbe dato loro.
La vetustà quasi unanimemente riconosciuta pare non ancora superabile. La riconferma di Trump potrebbe passare proprio da questo sistema ideato per l’America di 250 anni fa.

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