mercoledì, Dicembre 1

Trump-Erdogan: un buon inizio, si attendono i prossimi passi

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Alcuni analisti americani sostengono che, anche se Donald Trump volesse, non potrebbe semplicemente promettere al Presidente turco di estradare Gülen, in quanto è una decisione che spetta all’indipendente sistema Giudiziario statunitense. E’ vero?

E’ sicuramente vero, considerando però che Trump non ha speso una parola per legittimare in qualche modo la richiesta di Erdogan. Il Presidente turco ha richiamato questo punto nel discorso che ha fatto a fine incontro, Trump, che ha parlato per primo, non ha minimamente raccolto questo aspetto. Avrebbe potuto benissimo mostrarsi favorevole, nonostante il potere giudiziario fosse l’arbitro assoluto, ma non l’ha detto, probabilmente non lo pensa e non vuole crearsi problemi su un tema su cui lui è estremamente restio ad intervenire, e cioè quello dei diritti umani.

Conosciamo la posizione di Trump e il ruolo di Erdogan all’interno dell’Alleanza Nord-atlantica. Secondo lei, riguardo la NATO si è arrivati a concludere qualcosa con l’incontro di ieri?

Entrambe hanno riaffermato l’importanza di questa organizzazione e il suo ruolo anche nei riguardi del terrorismo, una tematica che ha rappresentato il vero punto di saldatura tra i due personaggi. A breve ci sarà il vertice NATO, ed è certo che l’alleato turco è molto meno fermo e forte di credibilità rispetto a qualche tempo fa. La NATO, quindi, dovrà fare i conti con l’alleato turco. Tra l’altro non dimentichiamo il tema poco evocato, ma che Erdogan aveva annunciato prima di partire, e cioè la questione dei rifugiati- tema collegato al terrorismo. Il Presidente turco in fondo ha chiesto soldi e collaborazione. In merito all’incontro di ieri i due leader non hanno ufficialmente parlato nemmeno di questa tematica, anche se io credo che l’abbiano affrontata, e che Trump abbia dato poche assicurazioni a riguardo, in quanto lo vedo sempre molto attento a non aumentare gli oneri a carico della Casa Bianca rispetto a quelli delle altre Cancellerie.

Erdogan è effettivamente interessato a mantenere una posizione rilevante all’interno della NATO, o lo scontro con l’Occidente lo ha portato a tal punto da disinteressarsi?

Io credo che Erdogan non ha nessun interesse ad allontanarsi dalla NATO, anche perché credo che sappia benissimo quanto poco possa ricevere qualora volesse fare il salto nel buio di abbracciarsi a Mosca. Io penso che lui voglia restare nella NATO, vorrebbe avere delle riposte più solidaristiche, ma si è messo in una condizione in cui queste risposte almeno in questo momento sicuramente non può riceverle.

Ci può commentare la politicizzazione turca della base militare NATO Incirlink?

E’ chiaro che nel momento in cui c’è una base NATO in un certo Paese, non significa che quella base non sia soggetta alla sovranità anche turca. Erdogan la sta politicizzando, e con totale disinvoltura. Credo di aver visto pochi capi di Stato così disinvolti come Erdogan. E’ un personaggio che continua a fare delle giravolte, prima mantiene un rapporto obliquo con l’ISIS, poi lo combatte, poi si allea con la Russia e alla fine afferma di voler battere Bashar al-Assad. Fino ad ora non è andato molto lontano. La stessa appartenenza a questa terna con Iran e Mosca intanto lo mette in difficoltà -sotto il profilo iraniano- con gli Stati Uniti, che sicuramente non vedono con favore questo suo avvicinamento con l’Iran. Allo stesso tempo neanche l’Iran punta moltissimo sull’alleanza con la Turchia. Erdogan è, quindi, un personaggio a capo di un grande Paese, che potrebbe essere più trasparente, ma che in realtà si trova sotto un Governo autoritario e abbastanza opaco. Ed è  questo aspetto che alla fine sta pregiudicando la sua figura sia nel Medio Oriente che nel mondo.

Le relazioni tra Turchia e Russia sono sempre più strette, basta pensare che il Presidente Erdogan ha partecipato al Forum di Pechino relativo alla via della seta del 14 e 15 Maggio, lui stesso ha dimostrato di avvicinarsi verso una Russia completamente attiva riguardo la così detta via della seta, basta pensare anche alla possibile apertura di negoziati per l’adesione della Turchia all’Unione Economica Euroasiatica. A tal proposito, degli accordi tra Trump e la Turchia sono ancora possibili o è un altro interesse di scontro tra i due Paesi?

Io credo che l’America è troppo potente e grande per non continuare ad essere di grande interesse per la Turchia, d’altra parte i due leader hanno parlato di intese sotto il profilo commerciale, economico e delle risorse energetiche. Io credo che tutto ciò andrà avanti. Naturalmente la Russia ha tutto l’interesse ad attrarre la Turchia nella sua orbita. Oggi Istanbul non marcia più spedita come avveniva qualche anno fa. Erdogan ha sicuramente bisogno di avvicinarsi anche ad altre aree, e di allargare la trama dei suoi interessi economico-commerciali. Ed è per questo che si rivolge in tutte le direzioni che possano aiutarlo a rilanciare l’economia e lo sviluppo del suo Paese. La Turchia si trova infatti in una situazione difficile, anche perché con l’azione repressiva di Erdogan, è stata esclusa gran parte della dirigenza del Paese.

Possiamo quindi concludere che una collaborazione sia più vantaggiosa per entrambe le parti?

Certamente la collaborazione offre dei margini tutt’ora importanti a tutti i livelli, ed è quindi nell’interesse di entrambe le parti. Quanto altro possa maturare questo interesse lo vedremo nelle prossime settimane, già a Ginevra nei prossimi giorni, anche se non sarà determinante. Avremo soprattutto delle indicazioni più chiare al termine di questa prima missione di Trump, che si profila molto impegnativa e altrettanto importante. Comunque diciamo che entrambe i leader cercheranno tutti gli spazi possibili per trovare una collaborazione e non sacrificare tutto sull’altare dei curdi siriani.

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