domenica, Ottobre 17

Trump-Erdogan: un buon inizio, si attendono i prossimi passi

0
1 2


Si è tenuto il 16 Maggio a Washington il primo e tanto atteso incontro tra il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il suo omologo, Recep Tayyip Erdoğan. Per essere il primo incontro tra i due leader, il bilancio sembra essere abbastanza positivo, anche se nella conferenza stampa a seguito del vertice, le tematiche principali non sono state rese note.

La decisione di Trump di armare i ribelli curdi siriani, YPG (Yekîneyên Parastina Gel, Unità Protezione Popolare), per continuare l’offensiva a Raqqa sembra infatti essere uno dei punti più discordanti tra le due parti. Erdogan, infatti, riconosce l’YPG come parte del PKK (Partîya Karkerén Kurdîstan, Partito Lavoratori Kurdistan), ovvero un’organizzazione terroristica dalla Turchia. Un ulteriore tema che surriscalda le relazioni tra USA e Turchia riguarda l’estradizione di Muhammed Fethullah Gülen, Imam e politologo turco, ritenuto come ‘la mente’ del colpo di Stato verificatosi in Turchia lo scorso Luglio. Nella conferenza stampa a seguito del vertice, Erdogan ha ripetuto e sottolineato l’inizio di una nuova era, basata su una più stretta collaborazione tra la Turchia e gli Stati Uniti. I due punti d’incontro sarebbero infatti la lotta al terrorismo e la costituzione di nuove partnership economiche e commerciali tra i due Paesi. Donald Trump ha inoltre ribadito che entrambe rappresentano due aree su cui poter ricostruire le relazioni.

E’ però da notare che nessuno dei due argomenti di contrasto tra e due potenze, ovvero la questione siriana e l’estradizione di Fethullah Gülen, è stato menzionato, lasciando in sospeso due interessi convergenti di due potenze che hanno appena iniziato a ricostruire una collaborazione. La Turchia è, infatti, un membro della NATO, e le sue sempre più strette relazioni con Mosca sembrano rendere il Paese forse più lontano dall’alleanza Nordatlantica. Erdogan ha inoltre partecipato al Forum di Pechino relativo alla ‘Via della seta’ tenutosi nella capitale cinese il 14 e il 15 Maggio, tema su cui Mosca mostra tutto il suo interesse e attivismo; una possibile apertura di negoziati per l’adesione della Turchia all’Unione Economica Euroasiatica non sembra inoltre essere un’ipotesi alquanto remota.

Ciò nonostante Trump ed Erdogan sembrano intenti a riallacciare i rapporti, ma è possibile instaurare una collaborazione basata su interessi maggiormente convergenti? Per fare un bilancio del’incontro ed approfondire una futura proiezione della collaborazione tra gli USA e la Turchia, abbiamo intervistato Armando Sanguini, già Ambasciatore dell’Italia in Cile, Tunisia e Arabia saudita, rappresentante del Presidente del Consiglio per l’Africa e attuale consigliere scientifico dell’ISPI.

 

Ambasciatore, visto quanto riportato dalla stampa in merito all’incontro tra i capi di Stato, e considerando che i temi centrali di contrasto tra i due Paesi pare non siano stati toccati, questo vertice non ha condotto i due Paesi da nessuna parte, o ci è sfuggito qualcosa?

Io credo che questo vertice, il primo dopo tanti anni, era stato fortemente voluto da Erdogan sicuramente, ma tutto sommato anche da Donald Trump, anche se gli obiettivi erano abbastanza diversi e in larga misura divergenti. Il bilancio che si può fare è certamente modesto rispetto alle aspettative del premier turco. E’ vero che nella presentazione alla stampa Erdogan ha tenuto a rimarcare che nessuna guerra contro il terrorismo si può fare utilizzando o appoggiandosi a forze del terrore – come tali lui interpreta il ruolo dei curdi siriani, confondendoli con il PKK-, ma è chiaro che su questo versante non ha ottenuto nulla, così come in merito alla richiesta, avanzata ad Obama e ribadita a Trump, di ottenere l’estradizione di Gülen come ideatore del colpo di Stato. Fatto questo bilancio piuttosto modesto, restano però altri elementi da considerare. Non dico che siano positivissimi, ma credo comunque che siamo confortanti per entrambe le parti, anche se da una sommatoria algebrica degli interessi, forse chi ha portato a casa più risultati è stato Trump, piuttosto che Erdogan.

Perchè?

Sin dalla sua campagna elettorale, Donald Trump aveva posto come una sua assoluta priorità la lotta al terrorismo. Nella sua dichiarazione alla stampa di ieri, a fianco di Erdogan, è tornato a varie riprese su questo tema, segno che intende comunque fare dell’alleanza con la Turchia uno strumento di lotta contro il terrorismo. E’ difficile però dire fino a dove questa lotta comune al terrorismo potrà portare, anche perché questo appoggio ai curdi siriani, indispensabili per il momento per gli USA per la conquista di Raqqa, è un obiettivo a termine. Non è detto, infatti, che i curdi riceveranno in sede negoziale tutto ciò che vorrebbero, ovvero una ‘forte autonomia’ in tutta la parte settentrionale della Siria. La partita è aperta, sicuramente qualcosa otterranno, ma non è detto che non si possa trovare una mediazione tra la posizione che Erdogan ha voluto sottolineare con forza, e quello che verrà fuori.

Bisogna inoltre considerare che Erdogan ha dalla sua parte la famosa base di Incirlink, di forte interesse per gli USA. E’ quindi chiaro che Trump non può e non vuole sacrificare questo ruolo di Erdogan e della Turchia come membro della NATO, dal momento che la base di Incirlink può essere strategicamente importante, così come quella presente al Sud della Siria. Rimane comunque il fatto di contrastare l’avvicinamento tra Erdogan e Mosca. Non è detto però che Putin sia disposto a dare alla Turchia quello che vuole, dal momento che Mosca sostanzialmente non vede male questo ruolo dei curdi, e deve anche essa fare i conti con Trump.

Ci sono altri elementi di carattere economico a cui Erdogan tiene moltissimo, e ha ottenuto che Trump non facesse cenno al tema dei diritti umani e alla repressione di cui si è fatto protagonista, un’orrenda assunzione e gestione del potere. Ci sono inoltre dei rapporti di carattere militare tra le due parti. Siamo di fronte a tutta una configurazione del Medio Oriente in cui la Turchia -vedi Iraq- può avere un ruolo anche costruttivo. L’incontro va visto nell’insieme, e non è riconducibile solo a quei due temi su cui la stampa internazionale si è molto concentrata.

Viste le numerose critiche mosse dalla popolazione statunitense contro il nuovo Governo di Trump, e visto il trionfo del presidenzialismo dello stesso Erdogan al referendum, soggetto anch’esso di numerose e fondate critiche, è possibile che,con il vertice di ieri i due capi di Stato, abbiano cercato di legittimarsi in maniera reciproca?

Io credo che Trump è osteggiato, e in maniera viscerale, da un settore importante dell’opinione pubblica americana, ma è comunque un settore, così come dai giornali più rinomati sul piano internazionale. La mia impressione è che più Trump viene attaccato, più riscontra consensi dall’altra parte dell’America, proprio sul quell’altare di un ‘America First’. Riguardo Erdogan la situazione è diversa. Erdogan ha reso il colpo di Stato un’occasione per un ‘repulisti’ che lo pone ai livelli più bassi della legittimità istituzionale, perché ha dimostrato di essere un uomo che non esita di fronte a nulla pur di conquistare il potere. Oggi sulla carta il leader turco è fortissimo grazie al referendum, che ha vinto, ma non ha affatto stravinto – forse poi in realtà non ha neanche vinto, ma formalmente si. La Turchia si trova in una situazione paradossale, in cui buona parte del Paese è contro Erdogan, e non si tratta solo dei curdi ‘moderati’, ma mi riferisco a tutti gli oppositori che appartengono alle categorie professionali del Paese. Il Presidente turco sta coltivando un processo di instabilità su cui io non scommettere più di tanto, e questo è un rischio che Trump non sta correndo.

Si può quindi dire che Erdogan, anziché Trump, stia cercando una forma di legittimazione del suo Governo?
I due capi di Stato sono due uomini forti, e si sa che Trump ha una particolare attenzione per gli uomini forti. E’ sicuro che l’ America non si trovi in uno stato di agitazione, e che Trump non si sta comportando come Erdogan, anche perché il sistema di pesi e contrappesi americano ha già portato il leader statunitense a ridimensionare di molto tutte le sue pretese più stravaganti e meno accettabili. Mentre invece è sicuramente possibile che Erdogan stia cercando di acquisire una legittimità, dal momento che ha veramente bisogno, sia sul piano regionale che su quello planetario, di riconquistare quella credibilità che il mondo democratico non gli attribuisce più, proprio per questo suo comportamento ‘autoritario’.

Visti gli interessi discordanti nel teatro di guerra siriano, com’è possibile costruire un alleanza quando gli interessi comuni sono una minoranza?

Bisogna distinguere il piano politico-militare da quello negoziale. Sul primo c’è una situazione molto complessa in Siria. Una volta messa la mano sulla così detta ‘Siria Utile’ -più industriale e fertile-, e soddisfatti i bisogni primari russi e iraniani, oltre naturalmente quelli del regime di Damasco, si pone un obiettivo che è in parte comune, e in parte concorrente, ovvero la conquista di quel 70-80% del territorio in cui gravita Raqqa e la presenza dell’ISIS e di al-Qaeda locale. Su questo versante non c’è dubbio che Erdogan vorrebbe raggiungere Raqqa con le proprie truppe prima che arrivino quelle curdo-arabe. Ma la stessa cosa in questo momento sta cercando di farla il regime di Baghdad, e se fino a ieri la condivisione contro il terrorismo era un’ipotesi abbastanza auspicabile, oggi io ho l’impressione che Trump voglia rimettere in sesto i rapporti di forza con Mosca, e quindi anche con gli altri, proprio arrivando per primo a Raqqa. Affrontare Mosul sarà un’impresa molto complicata e sanguinosa, ed è possibile che venga stabilita una qualche collaborazione estemporanea anche con la parte turca. Non dobbiamo infatti dimenticare che Turchia continua comunque, e soprattutto adesso, a puntare sul passo indietro di Bashar al-Assad, che oggi si presenta veramente come un personaggio che evoca tristi momenti della storia tedesca. Quindi questo è sicuramente un punto su cui si può trovare un minimo di collaborazione. Bisogna anche considerare che la collaborazione regionale non si estende esclusivamente alla Siria, c’è l’Iraq, la Giordania, il Libano, Israele. Il quadro regionale fa si che Trump veda nella Turchia, vogliosa di rimettersi in piedi e di avere un ruolo fondamentale, un interlocutore necessario.

Secondo lei, a cosa si è affettivamente arrivati con il vertice di ieri rispetto al conflitto siriano?

I due leader si sono potuti confrontare di persona, e non più attraverso i comunicati, cedendo qualcosa da una parte e dall’altra. Trump, infatti, non ha messo in difficoltà Erdogan sui diritti umani, ma allo stesso tempo non ha ceduto sulla questione Gülen, né sui curdi siriani. Si sono trovati d’accordo in una collaborazione anti-Bashar al-Assad, e questo rafforza ovviamente l’opposizione e i rapporti con l’Arabia Saudita, dove Trump sta per andare. Oggi è chiaro e franco i dialogo trai due personaggi. Adesso si conoscono e questo in politica è sempre importante.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->