martedì, Settembre 28

Trump e Tea Party: un rapporto proficuo

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Alle elezioni politiche del 2008, il senatore democratico dell’Illinois Barack Obama travolse il senatore repubblicano dell’Arizona John McCain sotto una valanga di voti. Un successo così netto non si registrava da diversi decenni, ed era dovuto in buona parte all’esperienza fallimentare maturata sotto la guida di George W. Bush, che aveva visto gli Usa impelagarsi in guerre senza fine in Medio Oriente ed Asia centrale e ritrovarsi nel bel mezzo della più grave crisi economica dal 1929.

In quella fase, al fallimento di Lehman Brothers era andata fatto rapidamente seguito una profondissima crisi di liquidità che intaccava lo stato patrimoniale di tutte le grandi banche del Paese, delle società semi-pubbliche specializzate nell’erogazione di mutui (Freddie Mac e Fannie Mae) del colosso assicurativo Aig da cui dipendevano buona parte delle attività manifatturiere e dei servizi statunitensi e delle principali società automobilistiche (Ford e General Motors). Un disastro totale, che Barack Obama, il segretario al Tesoro Tim Geithner, il Congresso e la Federal Reserve di Ben Bernanke affrontarono impiegando la stessa ricetta che avevano cominciato ad applicare i membri della precedente amministrazione Bush, incentrata sull’azzeramento dei tassi di interesse da accompagnare con forti iniezioni di liquidità e sulla nazionalizzazione degli istituti finanziari e manifatturieri in crisi.

Si trattava di una vera e propria eresia per la patria della libera iniziativa e dello ‘Stato minimo’. Lo sdegno suscitato dall’interventismo di Obama fu catalizzato da Rick Santelli, un editore del colosso televisivo ‘Cnbc Business News Network’ che, il 19 febbraio 2009, lanciò dalla Borsa di Chicago una accorata invettiva contro i piani di salvataggio delle banche e delle grandi società e contro i disegni di riforma sanitaria predisposti dal governo incitando tutti i ‘veri patrioti’ a manifestare la propria contrarietà con un nuovo Tea Party. Il riferimento era alla sollevazione organizzata nel 1773 dai coloni americani contro l’aumento delle tasse imposto dalle autorità britanniche, da cui sarebbe scaturito il Partito Taxed Enough Alredy (Tea Party, per l’appunto).

I media statunitensi diedero ampio risalto alla filippica di Santelli, contribuendo a diffondere la nuova crociata libertaria e a raccogliere attorno ad essa quasi tutta la base elettorale ispirata alle idee più conservatrici. L’establishment del Partito Repubblicano cavalcò ad arte la tendenza mettendo il cappello sul movimento, intravedendo in questa portentosa ondata di protesta l’occasione d’oro per gettarsi definitivamente alle spalle la clamorosa debacle del 2008 e avviare un processo di rinnovamento in vista delle elezioni di medio termine. «We want our County back!», fu lo slogan dei nuovi repubblicani, la cui oratoria diretta e incisiva si rivelò utilissima a radunare adepti e consolidare la propria presa sull’elettorato Usa. Fu grazie a tali presupposti che giovani candidati sostenitori delle posizioni del Tea Party riuscirono a scalzare vecchi esponenti dell’establishment (lo sconosciuto Scott Brown strappò il seggio senatoriale del Massachusetts che da molto tempo apparteneva al democratico Ted Kennedy), attirando sul Grand Old Pary una pioggia di finanziamenti che si sarebbe rivelata determinante per la riconquista della Camera alle elezioni di medio termine.

Il vittorioso verdetto delle urne fu in buona parte dovuto dalla sinergia che si era venuta a creare tra classe media bianca ostile all’immigrazione e impoverita dalla globalizzazione, ascesa di mezzi di informazione alternativi (‘Breitbart News’ e ‘Infowars’ in primis) che fungevano da cassa di risonanza a tali posizioni e supporto finanziario di alcuni grandi impresari, come i potentissimi fratelli Koch, ideologicamente schierati a favore dell’abbassamento delle tasse e della riduzione dei poteri statali in nome di un individualismo sfrenato che secondo la loro visione rappresenta la linfa vitale della libera iniziativa su cui si basa la grandezza degli Stati Uniti.

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