martedì, ottobre 23

Trump e la questione nucleare iraniana: le contestazioni di non conformità L' analisi del centro studi Carnegie

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Il centro studi Carnegie ha pubblicato un’analisi intitolata ‘ The Trump Administration and the Iran Nuclear Deal: Analysis of Noncompliance Claims ‘ , che analizza il rapporto fra Iran e Stati Uniti e le obiezioni che l’amministrazione Trump rivolge all’Iran per non aver rispettato gli accordi del JCPOA.

L’amministrazione Trump, esaminando varie fonti, tra cui segnalazioni dell’Intelligence americana e informazioni di monitoraggio dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), sostiene che ci siano state delle violazioni dell’accordo JCPOA.

Secondo i funzionari del Governo americano, l’Iran avrebbe superato i limiti concordati sulle pesanti scorte d’acqua, sui numeri di centrifuga e avrebbe imposto limiti all’accesso dell’IAEA sulle sue strutture nucleari. Inoltre, l’Iran non avrebbe dovuto intraprendere attività specifiche che potevano contribuire allo sviluppo di un’arma nucleare (sezione T) e non avrebbe dovuto portare avanti il suo programma di missili balistici.

Nonostante le motivazioni che l’amministrazione Trump adduce, non ci sono prove concrete sul fatto che l’Iran abbia violato l’accordo preso con le grandi potenze militari.

I punti chiave che sono stati trattati nell’analisi riguardano: l’acqua pesante, le centrifughe, l’accesso IAEA, la sezione T, lo spirito dell’accordo e i missili balistici.

L’acqua pesante può essere usata come moderatore di neutroni in alcuni tipi di reattori nucleari. Questi reattori possono avere implicazioni di proliferazione, in quanto non richiedono uranio arricchito, e possono essere utilizzati per produrre plutonio, particolarmente adatto per l’utilizzo di armi nucleari.

Nel 2016, l’Iran ha superato, per ben due volte, il limite di 130 tonnellate imposto dall’accordo JCPOA sull’acqua pesante.

L’accordo stabilisce che, quando si supera la soglia dell’acqua pesante, la quantità in eccesso deve essere esportata sul mercato internazionale e venduta ad un eventuale acquirente. L’Iran, però, ha sostenuto che, poiché non ci sono potenziali acquirenti, desidera tenere per sé il quantitativo in eccesso. Gli altri partecipanti al JCPOA non hanno accettato questa presa di posizione e hanno insistito affinché l’Iran rispettasse gli accordi presi.

Diversi giorni dopo aver superato il limite di 130 tonnellate, l’Iran ha spedito l’acqua pesante all’Oman per l’immagazzinamento, dove è stata verificata dall’IAEA, mantenendo così le promesse fatte.

Secondo gli analisti, la posizione dell’Iran è stata assunta in totale buona fede, anche perché il Paese non possiede un reattore ad acqua pesante, che può essere utilizzato per produrre plutonio, quindi l’idea di costruire armi nucleari, con il quantitativo in eccesso, è stata totalmente ridimensionata.

Le centrifughe, invece, vengono utilizzate per arricchire l’uranio. Ma c’è una differenza da fare fra l’uranio a basso contenuto e l’uranio ad alto contenuto. Questo perché l’uranio a basso contenuto può essere usato per fabbricare carburante per i reattori nucleari; mentre quello ad alto contenuto (arricchito più del 90%) può essere utilizzato per costruire armi nucleari.

Il JCPOA limita sia il numero sia il tipo di centrifughe che l’Iran può utilizzare. Il Paese potrà possedere, al massimo, 5.060 centrifughe presso l’impianto di arricchimento del combustibile (l’unica struttura in cui l’Iran è autorizzato a produrre e accumulare uranio arricchito) per dieci anni e il modello originale di queste centrifughe dovrà essere, obbligatoriamente, l’IR-1.

L’IAEA ha confermato, in ciascuna delle sue relazioni trimestrali, che l’Iran non ha mai superato questo limite. Inoltre, l’Iran dovrà informare l’IAEA circa i suoi piani di ricerca e sviluppo nel ciclo del combustibile (arricchimento e riutilizzo) per i prossimi dieci anni.

La questione sulle centrifughe è alquanto complessa, perché i limiti imposti all’Iran sono alquanto restrittivi, e l’accordo firmato con le altre potenze dovrebbe essere in grado di garantire che si rispettino le clausole imposte.

Così l’Iran, se avesse intenzione di mantenere una politica di comune accordo con gli altri Stati, dovrebbe obbligatoriamente attenersi al JCPOA.

Un altro argomento fondamentale che è stato trattato riguarda l’accesso all’IAEA.

Prima dell’attuazione del JCPOA, l’Iran ha cercato di costruire strutture nucleari in segreto, senza dichiararle all’AIEA. Inoltre, si sospetta che l’Iran abbia condotto attività di ricerca e sviluppo pertinenti alla fabbricazione di armi nucleari in siti militari. Nel caso fosse vero, l’Iran non avrebbe potuto fare ciò.

Innanzitutto perché, secondo il trattato di non proliferazione nucleare (NPT), l’Iran deve, sempre, fornire all’AIEA informazioni sulle sue attività nucleari e garantire l’accesso a tutto il materiale che possiede.

In questo caso, l’Iran ha dovuto, provvisoriamente, applicare un protocollo aggiuntivo, che mirava a migliorare la capacità dell’AIEA di individuare le attività nucleari non dichiarate, attraverso misure multiple, come una maggiore trasparenza sulle attività nucleari, compreso l’arricchimento, e un maggiore accesso alle strutture dichiarate e non dichiarate.

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