lunedì, Settembre 20

Trump dichiara la Somalia zona di guerra americana

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A differenza della Siria, in Somalia l’Amministrazione Trump non ha creato una nuova dottrina di intervento ma sta seguendo fedelmente quella già impostata dal suo predecessore. La politica regionale ideata dalla Famiglia Clinton, ha come obiettivo stabilizzare la Somalia per renderla un Paese amico inserito nel contesto delle alleanze politiche, economiche e militari del Corno Africa e Africa Orientale. Alleanze garantite da una comunione di interessi con Etiopia, Kenya, Rwanda e Uganda. Secondo esperti militari africani l’escalation militare americana decisa da Obama e continuata da Trump sarebbe la chiave di svolta nella lunga battaglia contro Al-Shabaab. Grazie alla copertura aerea e all’impiego di marines nelle battaglie di terra, le truppe AMISOM avrebbero potuto garantirsi importanti e strategiche vittorie militari, indebolendo sempre di più il gruppo salafita sostenuto da Riad.

L’intervento militare americano ha triplicato le perdite tra i miliziani di Al-Shabaab. Perdite valutate nel 2014 a 200 tra miliziani e alti ufficiali, giunte nel 2016 a 1016. Secondo indiscrezioni l’esercito americano sarà coinvolto nella operazione decisa da AMISOM e Unione Africana di rendere sicure le strade del sud e centro Somalia infestate da bande di terroristi Al-Shabaab. L’obiettivo è di permettere alle agenzie umanitarie internazionali di prestare soccorso alle popolazioni della zona colpite dalla carestia.

La dichiarazione di zona di guerra fatta dal presidente americano Donald Trump è stata immediatamente resa legale dalle dichiarazioni del presidente somalo Mohammed Abullahi Farmajo. Il 5 aprile ha dichiarato le aree sotto controllo di Al-Shabaab ‘zone di guerra’ chiarendo che ogni supporto militare straniero per liberare il Paese dal terrorismo salafita è benvenuto. Il presidente somalo ha inoltre esteso di altri 60 giorni l’amnistia concessa a tutti i terroristi di Al-Shabaab di origine somala che depongono le armi. Non saranno giudicati ma reinseriti nel tessuto socio economico del Paese. Nessuna amnistia è prevista per eventuali terroristi o mercenari stranieri.

L’intervento americano in Somalia è teso anche ad ostacolare la penetrazione nel Corno d’Africa dell’ISIS. Va fatto notare che il contenimento del DAESH in Somalia non compromette l’alleanza economica e militare con il primo partner americano del Medio Oriente, l’Arabia Saudita, nonostante esso sia il principale finanziatore del gruppo terroristico somalo che sta impedendo pace e sviluppo a suon di attentati e massacri della popolazione. Molto probabilmente il nefasto ruolo saudita verrà discusso a porte chiuse tra persone “civili” con la promessa di trovare ‘ragionevoli soluzioni’ senza intaccare la ‘reputazione’ della Monarchia Saudita.

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