martedì, Ottobre 19

Trump dice no alla Stazione Spaziale Internazionale? Secondo un suo tweet, il tycoon intende interrompere i fondi accordati alla NASA per supportare il programma della Stazione Spaziale Internazionale.

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Deve essere finita un’era e probabilmente l’America First non si sente nelle condizioni di dover dimostrare la sua superiorità al pianeta Terra. Se non fosse verità, lo studio del CSIS in merito alla vulnerabilità delle difese americane commentato su L’Indro lo scorso 26 gennaio da Francesco Snoriguzzi potrebbe essere carta straccia. Ma non è così e in questi linguaggi noi leggiamo molte inquietudini di un mondo che non riesce a funzionare in maniera armonica e che si richiude regionalmente sui propri “particulari”. Del resto, da un imprenditore che ha varcato la staccionata della politica c’era da aspettarsi che volesse trasformare ogni sua azione in un business destinato più al profitto che alla crescita sostenibile e riteniamo superflua l’elencazione delle manovre effettuate in merito, durante la sua presidenza.

Per quanto riguarda lo spazio, la storia ci può stare perché ormai il settore può definirsi maturo e quindi in grado di camminare con le sue gambe. Le proposte di giovani imprenditori che stanno succedendo ai costosi fornitori della NASA lasciano pensare che ormai le industrie possono progettare e costruire a costi più bassi, generando quindi maggiore ricchezza per le imprese. C’è poi la grande umiliazione che subiscono gli USA di far viaggiare i propri equipaggi verso le ISS sulle navette di Vladimir Putin con un’ammissione di aver costruito gli shuttle tanto preziosi quanto eccessivamente dispendiosi per competere sul mercato dei lanciatori.

Che gli astronauti americani si debbano rannicchiare sui Soyuz e che le partenze avvengano da Baikonur piuttosto che da Cape Canaveral proprio non va giù all’orgoglio made in US. Il vice presidente Mike Pence ha detto: «gli astronauti americani non torneranno sulla Luna per lasciare orme e bandiere». Una sfida alla Russia, alla Cina e all’Unione europea? Più che altro sono messaggi di forza alle frange del suo stesso partito che non condividono certe esternazioni. Gli stendardi sono stati già piantati sul deserto di regolite, qualcuno è addirittura caduto anche in assenza di vento e andare sulla Luna sarà condivisibilmente l’unica strada opportuna per le missioni marziane ma noi riteniamo che ancora prima di tali date i punti da risolvere sono tanti. Per quanto non siano stati pubblicati molti dati sullo stato di salute degli astronauti che hanno vissuto in situazioni di microgravità, siamo certi che ancora mancano risposte del tutto tranquillizzanti sulle reazioni del corpo umano in condizioni diverse da quelle terrestri. Sappiamo però che i dati raccolti sulla perdita di massa ossea e muscolare fanno comprendere il rischio significativo di fratture ossee e di anomalie di circolazione sanguigna. Non ci dilunghiamo su altri riscontri a cui solo il tempo e una forte campionatura potranno dare risposte credibili. Dunque la strada da percorrere è ancora tanta. La vita umana sulla Luna, tale da immaginare colonie stabili, è al momento improponibile: gravità e radiazioni da sole escludono lunghe permanenze ameno di non voler sacrificare vite umane. E per questo bastano le guerre: perchè andare sul nostro satellite naturale?

La Stazione Spaziale Internazionale rappresenta l’unione di vari progetti che hanno avuto origine durante i massimi contrasti tra le superpotenze. Nel giugno 1992, George H. W. Bush e il presidente russo Boris Eltsin strinsero accordi ufficiali di collaborazione nell’esplorazione dello spazio e nel settembre del 1993, il vicepresidente statunitense Al Gore e il primo ministro russo Viktor Chernomyrdin ne annunciarono la costruzione. Ora per gli Stati Uniti è l’unico strumento che fa tenere in vita una classe di astronauti, altrimenti costretti per disoccupazione a tornarsene nelle loro fattorie. Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti d’America vuole questo? Non sappiamo darci una risposta e onestamente una domanda del genere se l’è posta anche Marco Valsania sul giornale di Confindustria. «Chi è davvero e che cosa vuole Donald Trump?» dopo che il banchiere Steve Mnuchin suo ministro del Tesoro ha innervosito i mercati incoraggiando l’indebolimento del dollaro come benefico per l’export statunitense. Occorrerebbe domandarsi chi ci sia veramente dietro la sua persona. Forse nessuno e una tale affermazione potrebbe essere ancora più inquietante. Ma possibile che gli Stati Uniti lascino completamente la Stazione nelle mani dei loro ex più acerrimi nemici? La scelta è poco probabile.

Più plausibile sembra un ripensamento della struttura, con viaggi non più solo scientifici ma anche di turismo spaziale o forse la messa in cantiere di produzione di materiali in ambienti a gravità ridotta. Oppure ripensare a una compagine più snella e utilizzabile su orbite differenti per portare a termine missioni di tutt’altra natura. Piani importanti che meritano l’attenzione di osservatori oggi profondamente passivi e pieni di isterici sarcasmi, poco capaci all’interpretazione di manifestazioni che possono rappresentare intenzioni e investimenti appetibili non solo all’America solitaria ma a tutto il mondo capace di comprendere i propositi di certi affari, espressi anche attraverso una letteratura fantascientifica che racchiude messaggi molto promettenti. Non comprendere certi significati può costituire però un’uscita molto dolorosa da certi comparti pieni di opportunità.

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