domenica, Aprile 11

Trump, Comey e il Russiagate: forza e debolezza di un Presidente ‘sotto scacco’

0

L’audizione senatoriale dell’ex Direttore dell’FBI James Comey e le accuse che in tale sede sono state rivolte a Donald Trump in merito alla sua condotta rispetto alle indagini in corso sull’ex Consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn riportano in primo piano il tema del c.d. Russiagate. Ciò poco dopo che voci di stampa hanno dato nuovo credito all’idea di un intervento diretto di Mosca per manipolare gli esiti delle elezioni presidenziali dello scorso novembre.

Il Presidente ritorna così sotto un pericoloso fuoco incrociato, che ormai da tempo punta alla sua delegittimazione quando non apertamente alla sua messa in stato d’accusa; una possibilità, quest’ultima, che rischierebbe di avere effetti devastanti sulla vita politica statunitense, il cui grado di polarizzazione ha toccato da tempo livelli difficilmente eguagliati nella storia recente del Paese. Non è, tuttavia, il rischio dell’impeachment quello che pesa di più sulla testa di ‘The Donald’. Piuttosto, lo stillicidio di voci sulle sue ‘relazioni pericolose’ rischia di limitarne considerevolmente i margini di azione e accentuare la sua dipendenza dalla benevolenza di un Congresso che non lo ha mai davvero amato.

Le ponderate dichiarazioni di Comey (che proprio Trump aveva rimosso dalla guida del Bureau ai primi di maggio), se da una parte non offrono la ‘pistola fumante’ che alcuni attendevano, dall’altra non sciolgono, infatti, i dubbi che esistono intorno alla posizione del Presidente e al suo atteggiamento in un intrico di vicende che presenta molti aspetti oscuri. La combinazione ideale, quindi, per cui l’attuale condizione di incertezza possa perpetuarsi, con le comprensibili ricadute sugli equilibri di un’amministrazione che – al governo ormai da sei mesi – sembra comunque faticare a trovare una vera cifra politica. Il recente riavvicinamento all’Arabia Saudita e le contestate decisioni in tema di politica ambientale, pur nella loro importanza, costituiscono solo lo ‘strato superficiale’ (e da un certo punto di vista, scontato) di una piattaforma politica che sia sul piano interno sia su quelle internazionale resta in larga misura incompiuta e che – proseguendo questo stato di cose – rischia di perdere la sua componente più importante: una détente con la Russia che – permettendo a Washington di liberare risorse da scacchieri ‘marginali’ come Siria e Ucraina, dovrebbe consentirle di reindirizzare le sue priorità verso ambiti più delicati come quello dell’Asia-Pacifico.

Sul breve/medio termine, il perdurare di questa situazione di paralisi strategica rischia di essere la conseguenza più duratura – e potenzialmente pericolosa – dell’attuale stato di cose. Unita alla sfiducia che larga parte della comunità internazionale (primi fra tutti gli storici partner occidentali) ha manifestato nei confronti di Donald Trump, essa rischia di mettere in discussione il tradizionale ruolo-guida degli Stati Uniti, già intaccato – nella percezione collettiva – dalla presunta ‘inazione’ dell’amministrazione Obama. Sul lungo periodo, tuttavia, il rischio è un altro e si esprime nella delegittimazione della figura del Presidente. In questo campo, la presidenza Trump ha amplificato i sentimenti di ostilità radicata che, su scala più ridotta, hanno accompagnato le amministrazioni Obama, Bush jr. e – per certi aspetti – Clinton. Il fatto che in tutti questi casi si sia tentato (in maniera più o meno credibile) di ricorrere all’arma dell’impeachment (come già accaduto, negli anni del secondo dopoguerra – anche con Harry Truman, Ronald Reagan e George Bush sr., oltre che – ovviamente – con Richard Nixon) è indicativo di quanto scarso consenso sia esistito – a livello di Congresso come di opinione pubblica – intorno alle loro figure e al loro profilo (‘standing’) presidenziale.

Ovviamente, non è facile capire quanto le dichiarazioni di Comey potranno rafforzare la posizione di chi – spesso strumentalmente – chiede la messa in stato d’accusa di Donald Trump. Al di là del dato giuridico, una simile decisione ha ricadute importanti in ambito politico, ricadute che appaiono tanto più importanti se si tiene conto di come il successo elettorale di Trump sia dipeso in larga misura dalla sua capacità di presentarsi come una figura anti-establishment; lo stesso establishment potenzialmente chiamato a esprimersi sulla sua eventuale messa in stato di accusa. Le divisioni che continuano ad attraversare il Partito repubblicano sono un altro elemento che spinge verso un atteggiamento cauto. Più che la Casa Bianca, la posta in gioco è – oggi – il successo nelle elezioni di midterm del 2018, successo che – grazie ai meccanismi che presiedono al sistema elettorale USA – consentirà al vincitore di disegnare a proprio favore i collegi per la corsa presidenziale del 2020. Un premio troppo appetibile perché il Grand Old Party – che oggi controlla la maggioranza nelle due Camere del Congresso – possa decidere di metterlo a rischio con una guerra dell’esito quanto meno incerto.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->