giovedì, Dicembre 2

Trump alla ‘difesa dell’Occidente’

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Tutto ciò si è rivelato perfettamente confacente agli interessi degli Stati Uniti, da sempre interessati a mantenere una cintura di Stati-cuscinetto tra Germania e Russia e mantenere alta la diffidenza reciproca onde prevenire un’alleanza tra Berlino e Mosca ritenuta – a ragione – in grado di contendere agli Usa la supremazia geopolitica. Il rigoroso allineamento ai principi del ‘Washington consensus’ fin dalla scomparsa è valso alla Polonia le lodi pubbliche del segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, che nel gennaio 2003 riconobbe a Varsavia il ruolo di guida della ‘nuova Europa’, giudicata molto più onesta ed affidabile rispetto alla ‘vecchia Europa’ a guida franco-tedesca, la quale, di lì a poco, si sarebbe fieramente opposta all’intervento militare statunitense in Iraq. La collaborazione tra gli Stati Uniti e la Polonia, avviata fin dagli anni ’80 con Solidarność e consolidatasi progressivamente in seguito alla disintegrazione dell’Unione Sovietica e alla contestuale scomparsa del Patto di Varsavia, si  è rivelata determinante nel predisporre l’ingresso di gran parte dei Paesi dell’Europa orientale nella Nato e, soprattutto, nel preparare il terreno per il colpo di Stato di ‘euro-Majdan’ del febbraio 2014.  Il putsch, culminato con l’insediamento in Ucraina di un esecutivo ultranazionalista e russofobo, ha suscitato la reazione della Russia in Crimea e aperto un serio contenzioso tra Mosca ed Unione Europea che è alla base delle sanzioni contro la Russia e del fallimento del progetto relativo alla realizzazione del gasdotto South Stream.

Pur votando a favore delle sanzioni, Berlino ha tuttavia concordato con Mosca il potenziamento del Nord Stream, la conduttura che trasporta il gas russo in Germania attraverso i fondali del Mar Baltico, aggirando Polonia ed Ucraina e privandole delle relative royalty. Il che non è piaciuto agli Usa, già fortemente irritati con la Germania per via del suo strabordante export e della sua politica monetaria (anti-inflazionista e sempre più ancorata all’oro) considerata una vera e propria minaccia per la supremazia del dollaro. L’ostilità palese dell’amministrazione Trump nei confronti di Angela Merkel e del suo esecutivo è dovuta essenzialmente a questo, e si è tradotta sul piano pratico proprio sotto forma di sostegno statunitense all’Iniziativa dei Tre Mari, di vendita a Varsavia di una partita di missili intercettori Patriot e di incremento delle forniture alla Polonia di Gas Naturale Liquefatto (Gnl) statunitense.

Dal palco di Varsavia, Trump non ha inoltre mancato di ricordare che la Polonia, Paese al centro delle esercitazioni militari che la Nato svolge in Europa orientale, è uno dei pochi Paesi membri dell’Alleanza Atlantica ad ottemperare ai requisiti di spesa militare (2% del Pil). Ed ha poi accusato Mosca di «condurre un politica aggressiva e destabilizzante, anche attraverso il suo appoggio a regimi ostili, come Siria ed Ira. […]. Dobbiamo  lavorare insieme per contrastare le forze, sia interne che esterne, che  minacciano di indebolire i nostri  valori  e  cancellare i legami di cultura, fede e tradizione che ci hanno reso quel che siamo oggi […]. La questione fondamentale del nostro tempo  è stabilire se l’Occidente abbia o meno la volontà di sopravvivere». Con questo slancio retorico, Trump ha inteso proclamare una solenne «chiamata alle armi contro i barbari alle porte», ha commentato ironicamente il ‘Guardian‘. Ma è proprio impiegando il linguaggio tipico della Guerra Fredda che il tycoon newyorkese ha avuto modo di infervorare il popolo polacco nell’evidente tentativo di mostrare al mondo, in vista dell’imminente G-20, che gli Usa rimangono gli interlocutori obbligati per la risoluzione di qualsiasi crisi internazionale.

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