lunedì, Agosto 8

Tronca prova a ‘stroncare’ Mafia Capitale

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I nomi più gettonati, al momento, sono quelli di Marco Rettighieri e Gloria Zavatta, catapultati nella Suburra romana direttamente dai fasti (mediatici) dell’Expo di Milano a cui il blog di Beppe Grillo ha fatto i conti in tasca. Il primo dovrebbe occuparsi di Trasporti, la seconda di Rifiuti, i due bubboni più grandi che si annidano nel marcio capitolino. In pole position per dare una scossa alla decadente Cultura c’è Carlo Fuortes, sovrintendente del locale Teatro dell’Opera, mentre la delega allo Sport, con annessa candidatura alle Olimpiadi del 2024, dovrebbe diventare facile bottino per l’ambizioso presidente del Coni Giovanni Malagò. Nel filone ‘totonomi per il dream team’ si inseriscono a pieno titolo le dichiarazioni rilasciate questa mattina da Maurizio Gasparri. «Alfonso Sabella non può fare un giorno il tecnico, un giorno il politico, un giorno il potenziale candidato del Pd al comune di Roma», minaccia il senatore forzista, contrario alle voci che darebbero in corsa anche l’assessore uscente alla Legalità, nonché magistrato, Alfonso Sabella. «La sua partecipazione alla Giunta del pessimo Marino», insiste Gasparri, «e i numerosi errori che lo steso Sabella ha fatto, facendo da foglia di fico per un bugiardo, non lo rendono idoneo a far parte di una squadra tecnica neutrale che deve affiancare il prefetto Tronca».

Altra notizia importante che arriva dalla trincea romana è la firma apposta ieri dal prefetto della Capitale, Franco Gabrielli, sull’atto di desecretazione della relazione della commissione prefettizia in cui sono contenuti anche i nomi di 101 tra dirigenti, funzionari e politici ancora operativi nell’amministrazione di Roma che sarebbero entrati in contatto, ognuno con diverse modalità, con i ‘picciotti’ di Mafia Capitale. Ora lo scottante documento potrà essere utilizzato dalla procura romana guidata da Giuseppe Pignatone contro la banda di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi nel maxi processo che aprirà i battenti il 5 novembre prossimo nell’aula bunker del carcere di Rebibbia.

Intanto, l’eco della cacciata di Ignazio Marino, decisa nelle stanze del Nazareno e di Palazzo Chigi, fa scoppiare il caso Sesto Fiorentino, la cittadina toscana dove il sindaco Pd Sara Biagiotti è stata oggetto di una mozione di sfiducia presentata da 8 consiglieri del suo stesso partito. Ebbene, gli 8 ammutinati sono stati immediatamente espulsi dal partitone renziano. L’esatto contrario di quanto successo a Roma dove i consiglieri Dem sono stati ‘gentilmente invitati’ dal duo Renzi-Orfini a turarsi il naso e recarsi dal notaio per firmare l’atto da azzeccagarbugli che ha messo drammaticamente fine all’era del marziano in Campidoglio. «Sesto Fiorentino e Roma, unite dallo stesso epilogo di un sindaco sfiduciato dal proprio partito, vedono reazioni opposte da parte del Pd», si domandano stupiti gli ormai ex consiglieri che hanno comunque presentato appello alla commissione di garanzia regionale del partito. «Si è parlato», concludono, «di atto grave e irresponsabile e si è arrivati all’espulsione dopo gli anatemi lanciati dai segretari del Pd provinciale e regionale, che ora si guardano bene dal commentare le vicende romane». Una brutta spina nel fianco per il renzismo trionfante che, ne siamo certi, verrà rapidamente rimossa dai mass media di Regime, sempre pronti a mettere sotto il tappeto le notizie scomode (per Renzi).

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