domenica, Ottobre 24

Captatore informatico: la nuova frontiera delle indagini penali Sulle potenzialità del captatore informatico e sul difficile bilanciamento fra sicurezza e tutela dei diritti abbiamo intervistato l’Avvocato Stefano Mele

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Alla luce di queste preoccupazioni, come proteggerci di fronte ad eventuali abusi? Si può per esempio ipotizzare di definire in maniera più precisa il capitolato tecnico del captatore che si intende utilizzare?

Assolutamente sì, questa è sicuramente la strada migliore e più efficace. L’auspicio, infatti, è che il capitolato tecnico sia stato scritto con estrema attenzione e soprattutto attraverso l’apporto di professionisti davvero capaci di cogliere gli aspetti più delicati delle potenzialità di un captatore informatico. Inoltre, si può anche pensare ad una vera e propria certificazione di questo genere di software: dovrà essere certificato, ad esempio, che quel captatore informatico dato in dotazione ai Carabinieri, alla Polizia di Stato, alla Guardia di Finanza o ai nostri servizi segreti faccia soltanto uno o più specifiche e ben delimitate attività, e che altre tipologie di tecniche di indagine non siano previste e possibili. Da punto di vista tecnico/informatico, si può certamente trovare la cosiddetta quadratura del cerchio. In questo modo si tutelerebbero i diritti, ma la contempo si avrebbero mezzi efficaci per sconfiggere la criminalità organizzata e il terrorismo.

Esistono già nel nostro ordinamento strumenti di indagine che potrebbero essere considerati simili o analoghi al captatore informatico oppure questo strumento può essere considerato un’assoluta novità nel nostro sistema di indagini?

Esistono già da tempo strumenti di indagine che possono essere considerati simili a questi. Per come è stata impostata la norma sino a questo momento, tra l’altro, mi sembra si stia cercando di ricalcare in maniera fin troppo pedissequa il più classico strumento delle intercettazioni, senza però comprendere a pieno le sue potenzialità, che potrebbero andare ben oltre quanto auspicato dal legislatore.

Sembra però paradossale che mentre in questi mesi vi è un dibattito sulle intercettazioni e su come arginarne gli abusi – si è detto ad esempio di impedirne la pubblicazione integrale sui giornali –  al contempo si preveda l’introduzione di uno strumento come il captatore informatico che è certamente un mezzo molto più potente dell’intercettazione classica.

A mio avviso, non dobbiamo mai confondere l’errore di pochi con la necessità della collettività. Se l’errore finora è stato che troppo spesso vengono fornite tutte le trascrizioni delle intercettazioni, invece della sola parte strettamente funzionale all’indagine. Se l’errore finora è stato anche che queste trascrizioni vengono poi inserite all’interno di fascicoli non controllati e ai quali chiunque può accedere senza troppe difficoltà. Se questi sono i principali problemi, allora non si deve demonizzare lo strumento in sé, ma dobbiamo intervenire sulle procedure e sui problemi reali. Non possiamo confondere l’errore commesso nello svolgere un’attività con la necessità dell’attività stessa. Sarebbe un errore gravissimo. Quindi il mio punto di vista è che in questo momento si stia giustamente cercando di arginare la fuoriuscita illegittima di informazioni – e la norma prevede precise garanzie in materia – ma non dobbiamo mai perdere di vista il vero problema. Se la necessità è che – giustamente – non escano i contenuti delle intercettazioni, allora si lavora per risolvere quel problema, ma non possiamo pensare di andare ad eliminare uno strumento di indagine così importante per le nostre Forze dell’Ordine. Uno strumento che serve per contrastare crimini che si chiamano associazione a delinquere, anche di tipo mafioso, terrorismo, pedofilia. Reati su cui credo siamo tutti ampiamente d’accordo sulla necessità di trovare urgentemente strumenti rapidi ed efficaci per il loro contrasto.

Nonostante la novità rappresentata da questo strumento, la giurisprudenza ha avuto modo di pronunciarsi sul suo utilizzo e su quali posizioni si era attestata?

Sì, ci sono state diverse pronunce da cui è poi scaturito il dibattito che ha portato a questa nuova legge, che ha come obiettivo proprio quello di evitare un cattivo utilizzo di questi strumenti. Per quanto riguarda le posizioni della giurisprudenza, poi, bisogna ricordare che ogni indagine ha la sua storia, le sue particolarità ed i suoi problemi. Ciò che evidente, però, è come la giurisprudenza nel tempo si sia orientata nel dichiarare l’assoluta esigenza dei captatori informatici. Questi strumenti, però, devono trovare una loro dignità e una loro specifica regolamentazione all’interno del nostro ordinamento giuridico. Cosa che si sta facendo e che spero si continui a fare andando a correggere e a limare gli aspetti meno chiari o che potrebbero essere migliorati.

Nonostante il captatore informatico sembri essere circondato dalle giuste garanzie, questo strumento possiede dei punti di contatto con strumenti di indagine utilizzati dalla comunità di intelligence. Sul punto ricordiamo lo scandalo Snowden di qualche anno fa relativo al programma di sorveglianza usato dalla NSA (National Security Agency) americana. Uno strumento come quello del captatore informatico rischia di modificare il sistema di indagine penale per come l’abbiamo conosciuto finora? Rischia di trasformare un sistema basato sulle garanzie giurisdizionali in un sistema come quello di intelligence in cui spesso prima si indaga e poi si applicano le garanzie?

Questo può accedere solo nei film. In Italia anche le attività del nostro Comparto Intelligence sono previste e minuziosamente regolamentate dalla legge. Se è vero che, come avviene ovunque nel mondo, gli strumenti informatici a disposizione dei nostri servizi segreti possono essere spesso anche simili o addirittura gli stessi di quelli previsti per le Forze dell’Ordine, non può che essere classificata come la mera trama di una fiction quella in cui l’intelligence in Italia indaghi al di fuori delle garanzie giurisdizionali o dove addirittura prima si indaghi qualcuno e poi gli si applichino le garanzie. Sul punto, quindi, sono assolutamente tranquillo.

In conclusione ritiene quindi che i due fondamentali valori in gioco, la sicurezza e la tutela della privacy, siano correttamente bilanciati?

L’auspicio è ovviamente quello e bisogna lavorare alacremente in tal senso. Tutto è ovviamente nelle mani di chi utilizzerà questi strumenti e di chi quindi dovrà autorizzarli e utilizzarli in fase di indagine. Tutto, prim’ancora, è nelle mani del legislatore e di chi sta scrivendo il capitolato tecnico. Gli aspetti negativi che abbiamo visto rimangono comunque degli angoli da smussare, pur essendo in alcuni casi degli angoli piuttosto ampi. Tuttavia, non sono particolarmente preoccupato: non stiamo certamente autorizzando legalmente un software capace di far intercettare il mio cellulare a chicchessia, stiamo facendo una cosa ben diversa.

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