lunedì, Ottobre 25

Triste scuola per i Rohingya field_506ffb1d3dbe2

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Bangkok
– Uno dei motti più spesso ripetuti nel Myanmar durante il periodo della Presidenza di Thei Sein  è: «Costruire una Nazione moderna sviluppata attraverso l’istruzione». Per migliaia di piccoli studenti appartenenti alla minoranza musulmana dei Rohingya , l’istruzione è un modo per sfuggire alla tragedia che occupa il loro intero arco esistenziale nei campi delle cosiddette ‘Persone Dislocate Internamente‘  -una specie di campi di accoglienza con un aspetto più simile alla detenzione coatta e all’internamento che all’accoglienza più propriamente detta- oppure nei villaggi nello Stato Rakhine. Non a caso, un po’ in tutti i gruppi di attivisti per i Diritti Umani sparsi nel Pianeta, tutto ciò è noto come ‘le prigioni a cielo aperto più grandi del Mondo’.

La lotta per andar via ha qualcosa di incredibile. Gli studenti appartenenti ai musulmani Rohingya hanno bisogno di raggiungere il grado 11 agli esami. E solo un livello di studio medico altamente competitivo viene riconosciuto. E’ una specie di contest dove il vincitore prende tutto al quale però i Rohingya non sono ammessi a differenza di altri soggetti alla Sittwe University. A loro è vietato studiare arti liberali come le Scienze oppure l’inglese o la zoologia, il che è il motivo -tra gli scatenanti- delle violenze settarie del mese di Giugno del 2012. Nonostante tutto ciò, lo scorso anno, uno studente teenager Rohingya, Maung Min Naing, anch’egli trattenuto solitamente in un campo di ‘Persone Dislocate Internamente’, ha ottenuto il permesso di essere iscritto alla Scuola Medica di Magway, nel Myanmar centrale.

Secondo quel che dicono gli insegnanti Rohingya, gli studenti della propria etnìa che frequentano le Scuole Mediche sono un buon modello da imitare per tutti i ragazzini Rohingya dato che essi non possono studiare a livelli universitari nello Stato Rakhine. Bisogna, però, sempre ricordare il livello di vessazioni cui sono sottoposti, in un campo collocato nel Sittwe, ad esempio, lo scorso anno solo 16 Rohingya son riusciti a raggiungere il grado 11 agli esami tenutisi nel mese di marzo. Due studenti su 16 hanno passato gli esami ed uno con due voti di merito. Gli insegnanti locali sperano che il prossimo mese di marzo possano presentarsi agli esami un centinaio di Rohingya. Più di 150.000 musulmani Rohingya provenienti da Sittwe, la Capitale dello Stato di Rakhine, furono portati alle loro case durante le violenze settarie del mese di giugno 2012. Almeno 200 si ritiene sia deceduti e 13 baracche musulmane su 14 furono date alle fiamme.

Il Governo del Myanmar ha installato dei campi di accoglienza temporanei per centinaia tra le migliaia di ‘Persone Dislocate Internamente’, la gran parte di queste persone sono di estrazione musulmana, più o meno tutti collocati nella parte settentrionale di Sittwe. Ora si entra nel terzo anno di tale ‘temporaneità’ e non si vede alcun segno sul fatto che tali residenti possano tornare alle loro vere case nella città di Sittwe. I locali sono preoccupati per il protrarsi della situazione, a dir poco disagevole, e soprattutto sono estremamente preoccupati sui processi educativi dei propri piccoli ancora trattenuti nei campi di accoglienza insieme con le loro famiglie.
Secondo quello che riportano i residenti, ovvero le ‘Persone Dislocate Internamente’, circa 200 studenti musulmani che stavano studiando all’Università di Sittwe prima delle violenze citate si son visti sbarrata la strada del rientro all’Università. Solo una scuola media superiore ha avuto l’assenso a poter operare nel 2014 secondo il corso dell’Anno Accademico corrente. Nell’anno successivo alle violenze, gli studenti musulmani all’interno dei campi per le ‘Persone Dislocate Internamente’ hanno dovuto dipendere da una scuola media per continuare i propri studi.
Quand’anche alcuni studenti o studentesse avessero conseguito il grado 10, dopo il periodo delle violenze, nel campo non vi era alcuna scuola media superiore, sottolineano i residenti Rohingya, dove avrebbero potuto continuare gli studi al loro livello. Così, spesso è accaduto che continuassero a frequentare scuole medie inferiori di grado 9. E questo è il triste panorama nel quale si colloca l’Università di Sittwe, a poca distanza a piedi dal campo delle ‘Persone Dislocate Internamente’ a Nord della stessa Sittwe. In ogni caso, fuori dalla portata degli studenti musulmani.
L’ingresso dell’Università è pesantemente sotto scorta anti-sommossa da parte della Polizia in uniforme color kaki e da soldati riconoscibili per la divisa verde. Gli studenti musulmani possono solo guardare i mezzi a tre ruote che portano gli studenti di Rakhine all’Università attraversando Bumay, un villaggio musulmano nei pressi dell’Università di Sittwe.
Come affermano alcuni studenti locali che prima delle violenze del 2012 magari studiavano psicologia, ora possono solo guardare i ‘fratelli’ andare all’università mentre siedono davanti ad un bar a bere del thé oppure in angoli di strade polverose. Quando hanno chiesto all’Università di poter continuare i propri studi, gli è stato risposto che tutt’al più possono seguire corsi per corrispondenza.
Il Ministero per l’Istruzione ha soltanto riconosciuto che la situazione non è favorevole per gli studenti musulmani. Punto. La lettera di richieste è stata spedita all’Ufficio Amministrazione dell’Università di Sittwe. Quando è stato chiesto quale possa essere il futuro degli studenti appartenenti alla minoranza musulmana e perché ancor oggi siano tenuti ai margini dei processi educativi, la risposta è stata che le decisioni vengono prese nel nome della sicurezza e non giungono direttamente dall’Università. Così viene concesso di riprendere gli studenti solo se viene data luce verde dall’Autorità Centrale. Gli insegnanti, ovviamente, aggiungono anche che loro certo vorrebbero vedere tutti gli studenti poter accedere ai Corsi Universitari da loro coordinati e diretti secondo un criterio di equanimità e uguaglianza di accessi.

Le restrizioni attuate nei confronti degli studenti appartenenti alla minoranza musulmana dei Rohingya, dove si stima che la popolazione sia di 1.3 milioni di persone, riflette il clima di vero e proprio apartheid attuato nelle politiche che riguardano i Rohingya in tutto il Myanmar Occidentale anche nella restrizione della libertà di movimento e di accesso alla Sanità Pubblica.

 

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