venerdì, dicembre 14

Tribunali e carcere, ordinaria emergenza Quanto costa la mala-giustizia?

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Cronache dal carcere. S.P., detenuto di 43 anni, originario di Bari, si toglie la vita impiccandosi nel bagno della cella del carcere di Brindisi. La scoperta intorno alle 22.30 di sabato scorso. Gli agenti della Polizia penitenziaria non lo vedono rientrare in cella, si insospettiscono; effettuano un controllo; la porta è bloccata dall’interno. Alla fine riescono a entrare: scoprono che S.P. si è tolto la vita utilizzando un asciugamano. Inutile ogni tentativo di rianimarlo.

La Procura di Parma apre un fascicolo d’indagine, ipotesi di reato di omicidio colposo, in relazione al decesso, per cause naturali, di Francesco Cannizzo, 58 anni, di Capo d’Orlando, da tre anni ricoverato nel reparto del carcere di Parma, speciale sezione disabili e deceduto domenica della scorsa settimana.

Tre anni fa Cannizzo comincia ad accusare problemi ad una gamba; la cosa si aggrava, al punto che la gamba viene amputata; si ipotizza che, in seguito all’intervento chirurgico eseguito all’ospedale di Parma, possa avere contratto una infezione batterica che lo ha potuto portare alla morte. Franco (come era chiamato da tutti) Cannizzo, originario di Caronia, era conosciuto per essere uno chef a livello internazionale, tanto da avere rappresentato una volta l’Italia in una manifestazione culinaria in Giappone per conto di un noto ristorante di Fiumara di Naso dove lavorava. Poi le vicende umane e giudiziarie che ne avevano segnato la vita.

Una mattina di ottobre 1991, Cannizzo esce da casa, una villa di contrada Marcaudo a Capo d’Orlando; due killer gli esplodono contro una decina di colpi di pistola. Cannizzo si finge morto, così si salva, rimanendo però paraplegico alle gambe. Successivamente è coinvolto nell’operazione ‘Mare Nostrum‘ con l’accusa di associazione mafiosa finalizzata all’omicidio. Con sentenza definitiva  Cannizzo viene definito componente del clan dei Bontempo Scavo di Tortorici, e avrebbe partecipato all’omicidio di un giovane operaio,Calogero Franco, avvenuto a Capo d’Orlando, lungo la provinciale da San Gregorio, la sera del 29 giugno 1990. Per questo delitto Cannizzo viene condannato all’ergastolo.

Il 16 giugno 2005 Cannizzo viene arrestato, ritenuto a capo di una organizzazione dedita al traffico e alla cessione di stupefacenti, nell’ambito dell’operazione ‘Due Sicilie‘. Per questo fatto è condannato a 16 anni e 8 mesi. A causa delle condizioni di salute fa la spola tra il carcere e i domiciliari ma, dopo la sentenza per la ‘Mare Nostrum’, viene rinchiuso a Parma.

Più in generale, la questione giustizia. E’ un’emergenza, quella del suo malfunzionamento, ormai strutturale: un’ordinaria emergenza… I dati, ricavati da fonti ufficiali, sono eloquenti. Per esempio: i processi penali pendenti sono oltre un milione e mezzo. Quelli civili più di tre milioni e mezzo.

E’ qualcosa che al di là delle persone coinvolte in questo calvario, comporta la perdita secca di un punto del Prodotto Interno Lordo, che costituisce il principale indicatore dello stato di salute dell’azienda Italia. Nella classifica della maggiore durata dei processi, su 183 paesi esaminati, il nostro figura al 157esimo.

Poi, la prescrizione, il tema del giorno: gli ultimi dati forniti dal ministero della Giustizia dicono che nel solo 2017 oltre 125mila processi sono stati cancellati per la lungaggine del loro iter. In estrema sintesi, sugli oltre 1,3 milioni di processi che si tengono in Italia ogni anno, quasi il 10 per cento si prescrive.

Un dato significativo: oltre il 50 per cento delle prescrizioni sopraggiunge nella prima fase delle indagini, prima di entrare in un’aula di tribunale; quando l’avvocato difensore non ha alcun modo di intervenire. Solo nel 2017 sono saltati 66.904 procedimenti, l’8,4 per cento del totale, davanti al Giudice per le indagini preliminari o al Giudice dell’udienza preliminare.

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede propone l’abolizione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, non importa se di condanna o assoluzione. Per il presidente dell’Unione delle Camere Penali Giandomenico Caiazza si tratta di una riforma che senza mezzi termini definisce raccapricciante. La prescrizione è il sintomo di una malattia, non la causa; il problema è che i tempi dei processi sono abnormi. L’ex procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio, avverte che allungare a dismisura i tempi dei processi sarà un dramma non solo per gli imputati, ma anche per le vittime.

Il ministro della Giustizia Bonafede assicura che la norma sulla prescrizione farà parte del disegno di legge anticorruzione e che entro l’anno prossimo sarà varata una più generale riforma del processo penale. Confronto e dibattito sono alle prime battute.

Utile, preziosa, a questo punto, la lettura di un libro scritto trecento anni fa e che tutto il mondo ci invidia e studia, quel ‘Dei delitti e delle pene‘ di Cesare Beccaria. Al paragrafo XIX si può leggere: «Quanto la pena sarà più pronta e più vicina al delitto commesso, ella sarà tanto più giusta e tanto più utile….Il minor tempo dev’essere misurato e dalla necessaria durazione del processo e dall’anzianità di chi prima ha un diritto di essere giudicato». E ancora: «Il processo medesimo deve essere finito nel più breve tempo possibile». Dunque trattasi di questione attinente alla «vicinanza del delitto e della pena» ovvero «quanto è minore la distanza del tempo che passa tra la pena ed il misfatto, tanto è più forte e più durevole nell’animo umano, l’associazione di queste due idee, delitto e pena…» in quanto «una come cagione e l’altra come effetto necessario immancabile».

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