lunedì, Luglio 26

Trent'anni senza Eduardo image

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Eduardo De Filippo è il drammaturgo italiano più prolifico e rappresentativo di una Italia a cavallo della seconda guerra mondiale, che attraverso il suo occhio scrutatore ed indagatore ha saputo descrivere con un linguaggio diretto, scarno, i tratti distintivi degli uomini del suo tempo, con le loro miserie, paure e dolori. E’ un’Italia che non c’è più, fatta di valori, istinto di sopravvivenza e pudici sentimenti, narrati con la lingua della città di Napoli. Proprio quel dialetto determinava la classificazione di secondo ordine del teatro dialettale, da parte dei critici ma con Eduardo esso ricevette la dignità di lingua ufficiale dimostrando come quel tipo di teatro possa essere considerato teatro d’arte.

Ma Eduardo è molto più di questo, era un poeta, attore, regista, sceneggiatore, il suo teatro trovò l’espressione più moderna con il cinema e la televisione, sempre con il chiaro intento di avere fortissima la sua presa di contatto con il pubblico.

Nel trentennale della sua morte diverse sono le manifestazioni organizzate in suo onore, perfino l’assemblea del Senato ha fissato per la mattina del 31 ottobre prossimo una commemorazione del senatore a vita Eduardo De Filippo, stabilita dalla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama.

Per i suoi meriti artistici e i contributi alla cultura, fu nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica Sandro Pertini nel 1981, aderendo al gruppo della Sinistra Indipendente. Il suo discorso in quell’occasione confermava l’amore verso il popolo: «Io sarò al Senato quello che sono stato sia nella vita,sia nelle commedie. E’ per quello che ho scritto che mi lusingo abbiamo voluto compensarmi con la nomina a senatore. Quindi lo sapevano e lo sanno che io sono per il popolo…».

Il suo rigore, la sua severità erano leggendarie, talvolta mal interpretate trasformandole addirittura in cattiveria, ma una voce quella splendida di Regina Bianchi si levò a fare luce su di un uomo del quale sembrava già essere noto tutto della sua vita. La Bianchi parlava di Eduardo come un Maestro, un grande Maestro di recitazione, di comportamento, di teatro e sacrificio. De Filippo diceva spesso che: «Il teatro è rinuncia, è sacrificio, è amore, poi darà risultati secondo i meriti». Narrò una vicenda risalente al 1940, quando Eduardo era amico dal padre di Regina, lei era minorenne e stava morendo per cause che i medici non riuscivano a determinare. Eduardo la fece curare a spese sue, con trasfusioni di sangue pagando medici, ricovero e tutto ciò che bisognava, inoltre gli pagò le spese di soggiorno a Montecatini di un mese per la convalescenza. Diceva la grande interprete che questo episodio nessuno lo evidenziava perché non importava a nessuno, mentre il lato privato di Eduardo veniva associato con la cattiveria, confondendola con la disciplina che pretendeva, prima di tutto da se stesso. Era il primo ad entrare a teatro e l’ultimo ad uscirne.

Anche Eduardo sapeva di essere definito un orso, ne parlò in occasione dell’ultima sua apparizione avvenuta al Teatro di Taormina il 15 settembre 1984 dicendo: «Qualcuno dice di me che sono un orso, che sono scostante, ma soltanto questo mio carattere mi ha consentito di fare quello che ho fatto. Fare teatro sul serio, significa sacrificare una vita. Sono cresciuti i figli e non me ne sono accorto. Menomale che mio figlio è cresciuto bene. Quando sono in palcoscenico a provare, quando ero in palcoscenico a recitare, è stata tutta una vita di sacrifici e di gelo. Così si fa il teatro. Così ho fatto! Ma il cuore ha tremato sempre, tutte le sere, tutte le prime rappresentazioni e l’ho pagato. Anche stasera mi batte il cuore, e continuerà a battere anche quando si sarà fermato».  

Del suo rigore, del suo stacanovismo sul lavoro ne hanno fatto le spese i tantissimi attori che si sono alternati sul palcoscenico insieme a De Filippo il cui elenco è molto lungo.

Negli ultimi anni della sua vita Eduardo fu chiamato da Ferruccio Marotti nel 1981 come docente a contratto per insegnare Drammaturgia presso l’Università La Sapienza di Roma.

Egli si cimentò in un lavoro di traduzione della tragedia shakespeariana  ‘Tempesta’ in napoletano antico, recitata in alcuni passaggi il 29 maggio 1984 nell’Aula Magna dell’Università di Roma 2 La Sapienza con le musiche di Antonio Sinagra davanti ad un pubblico entusiasta. Eduardo aveva 84 anni e l’avventura era iniziata l’estate dell’anno prima, attraverso il progetto nato come libro commissionato da Einaudi per la nuova collana ‘Scrittori tradotti da scrittori’

Eduardo dedicò otto ore al giorno alla traduzione ed in un mese e mezzo completò il lavoro. Talvolta alla sera leggeva agli studenti i brani che mano a mano andava traducendo, per sondarne la reazione. Proprio il dramma della ‘Tempesta’ era sempre stato il chiodo fisso di Eduardo, inseguita per una vita che non forniva il tempo da dedicare alle prove, convertendola così in un lavoro sulla lingua e sulla musica, che avrebbe voluto sperimentare anche sulla Bisbetica domata e su Filumena Maturano.

Questo lavoro dal titolo ‘Napoli nella tempesta’ è tra gli appuntamenti inseriti nel ricco calendario della manifestazione ‘Eduardianaprevista dal Forum Universale delle Culture a Napoli, a partire dal 4 settembre e che si svolgerà fino al marzo 2015.

Anche il cinema offre come celebrazione una rassegna nell’ambito della XVI edizione del Napoli Film Festival che sarà nel segno di De Sica, Eduardo e Troisi. In questa occasione Eduardo verrà ricordato con due sue opere:  ‘Questi fantasmi’ (nella riduzione cinematografica del 1954, da lui diretta e interpretata da Renato Rascel e Franca Valeri) e ‘Napoletani a Milano’.

Nella sua poliedricità resta indiscussa la sua unicità, che nessuno ancora ha saputo eguagliare, il suo talento è transitato dal teatro ai più moderni cinema e televisione senza mai perderne l’essenza, senza mai cadere nelle tentazioni e compromessi che questo tipo di attività incontra.

Eduardo fu candidato al premio Nobel per la letteratura nel 1975, ed il suo nome era in lizza con quello di Dario Fo. Il commediografo bergamasco ha ricevuto il Nobel nel 1997 per i suoi lavori teatrali che adoperano gli stilemi comici, cioè l’elemento che caratterizza la scrittura o la pittura di un artista in questo caso la particolarità del linguaggio comico, che sono propri della Commedia dell’arte italiana. La motivazione cita: ’Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi’.

A differenza di Fo, Eduardo restituisce la dignità all’uomo, alla lingua napoletana, ad un mondo dove i binomi realtà-sogno, maschera-verità sono sempre le due facce di una stessa medaglia che è la vita. Ad oggi non si possono ancora stabilire i successori di Eduardo, in quanto ci si può avvicinare solo a qualcuna delle sue sfaccettature, non riuscendo a condensare la sua drammaturgia, la sua comicità, la sua poesia, in un’unica persona del suo livello.

L’amore ed il rispetto per il pubblico resta al centro dell’essere di Eduardo, come evidenziato nel discorso in occasione della ricezione della laurea honoris causa : «Per me è tardi stasera, stasera recito e ho bisogno di arrivare almeno un’ora prima dello spettacolo. Nell’oltrepassare la soglia del mio camerino, debbo lasciare fuori la porta tutto quello che non riguarda direttamente la mia presa di contatto con il pubblico. Ho bisogno di calmarmi, di concentrarmi, di entrare piano piano nelle regole, nei ritmi del mondo del teatro, di acchiappare e tenere stretto nella mano quell’incanto fragile e potente, quell’armonia dello spirito con la materia e la sostanza di cui sono fatti i sogni che permette il teatro»

La sostanza della quale sono fatti i sogni’ riporta ad un’altra celebre frase del suo drammaturgo preferito Shakespeare che recita “Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni e nello spazio e nel tempo di un sogno è racchiusa la nostra breve vita” che è presente nel IV atto dellaTempesta’.

La vita intensa di Eduardo è ricordata attraverso le sue opere, rappresentate in tutto il mondo, non ultima anzi del gennaio 2006 la messa in scena di ‘Questi fantasmi’ in inglese, da parte dell’attore americano John Turturro che si è voluto cimentare nel celebre ruolo di Pasquale Lojacono, sul palcoscenico del Teatro Mercadante di Napoli.

L’eredità di Eduardo sebbene sia difficile da proseguire per chi vive la drammaturgia, nello stesso tempo appartiene a tutti.

 

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