sabato, Maggio 15

Treno, le colpe di Madonna e Padre Pio field_506ffbaa4a8d4

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Anticipo, di fatto, del nostro prossimo e pur imminente ‘Strapaese delle meraviglie’, viaggio nel racconto per storie e personaggi di questo «benedetto, assurdo bel Paese». Ma lo spunto, per quanto tragico, è troppo interessante per attendere ancora. A partire da un fondamentale elemento che emerge dalle pieghe delle ricostruzioni dell’incidente ferroviario avvenuto in Puglia, tra Andria e Corato, martedì 12 luglio 2016, che ha visto il frontale tra due treni che si fronteggiavano su binario unico. Bilancio: 23 morti e una cinquantina di feriti di cui pure 23 lungamente ricoverati (tra questi sette in prognosi riservata). Al momento e sperando nel miglioramento dei sopravvissuti. Il Capostazione di Andria è Vito Piccarreta, nel frattempo cautelativamente sospeso dal lavoro. «E’ vero che quel treno non doveva partire. E quella paletta l’ho alzata io: non sapevo che da Corato stesse arrivando un altro treno. Per questo ho dato il via libera». Lo ha detto ai funzionari delle Ferrovie che stanno conducendo l’inchiesta interna ed ai magistrati. Non interessa qui assegnare responsabilità collaterali, cosa peraltro prematura ad indagini appena avviate. Ma emergono prepotentemente due responsabili di altissimo livello. Che più in alto di così quasi non si può. Responsabili, o magari colposamente e forsanche dolosamente ‘irresponsabili’, visto quanto poco sarebbe loro costato operare per impedire il tragico schianto. Quindi incriminabili di ‘culpa in operando’, o magari ‘in non operando’.

Ché proprio nelle ore, forse nello stesso momento, in cui il povero Picarreta dava tragicamente il via al convoglio, sua moglie, Lia, si trovava a Medjugorje (balcani, comune di Čitluk, cantone dell’Erzegovina-Narenta, Bosnia-Erzegovina). Dove era andata con don Vito, il prete della parrocchia del Sacro Cuore che la famiglia frequenta da sempre, a trovare la locale Madonna. Famosa, più che altro famigerata. E, dunque, la sposa di quel cruciale ferroviere proprio in quei momenti stava lì ad invocare una Madonna sempre pronta a chiacchierare peggio della più superficiale delle sciampiste. E pensare che di Maria di Nazareth, la ‘Madonna’ reale, tra tutti e quattro i Vangeli e l’intero Nuovo Testamento ci viene tramandata giusto qualche sobrissima frase. E quella (quella presunta di Medjugorje, non quella originale che è tutt’altra ‘cosa’, e persona) se ne frega altamente del dramma che sta per avvenire o forse proprio avvenendo, e lascia che accada quell’orrendo eccidio di innocenti. Non avendo peraltro molto altro da fare, se no non avrebbe tanto tempo a disposizione per straparlare quotidianamente. E nonostante questo non interviene. Non fa nulla. Vergogna.

Parallelamente occorre interrogarsi su cosa stesse facendo un altro che ci avrebbe messo ancor meno ad impedire il massacro. Il punto dello scontro è infatti, come detto, tra le stazioni ferroviarie di Andria e Corato, a metà strada. E dunque a soli 77 chilometri da San Giovanni Rotondo (Foggia, Puglia) e 126 chilometri da Pietrelcina (Benevento, Campania), luoghi rispettivamente di lavoro e nascita di Francesco Forgione, in religione Pio da Pietrelcina, in arte Padre Pio, poi Venerabile, quindi Beato, infine ed oggi addirittura ‘riconosciuto’ come Santo con l’attribuzione del titolo di ‘San Pio da Pietrelcina’. E quello cosa ti fa, cioè cosa non ti fa. Non ti fa proprio nulla. Si vergogni pure lui. Che già in ogni caso tanto spesso la gente crepa recandosi al suo dorato santuario. In pullman o automobile che sia. Ma più in pullman, così imparano ad essere pure poveri. Ultimo caso eclatante il 27 luglio 2013. (Sta a vedere che per ‘festeggiare’ il triennio…). Il mezzo sta ritornando dalla visita pugliese al ‘Santo’ e cade dal viadotto Acqualonga, nella zona di Monteforte Irpino. Poco più di 30 chilometri da Pietrelcina. Si sfracella a terra dopo un volo di una trentina di metri con a bordo pellegrini di Pozzuoli ed altri comuni del napoletano. Quarantotto persone tra cui molti bambini: quaranta morti e otto feriti gravi. Forse non lo avevano pregato abbastanza, o non adeguatamente. E allora sta a vedere che quello, che già era bello incazzereccio di suo in vita, in questi casi non tanto si astenga dall’intervenire, quanto proprio volontariamente intervenga. Che poi, di deduzione in deduzione, può anche starci che uno che dove si trova, ovunque si trovi, non ha grandi modi per far passare il tempo, già che c’è ad un certo punto si chieda perché limitarsi, ed allarghi la sua ultraterrena influenza ai treni.

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