martedì, Aprile 13

Tre voci del Sud per il Masterplan di Renzi

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«Il 15 o il 16 settembre mi piacerebbe che il Pd uscisse con un vero e proprio masterplan per il Sud». Si era in agosto. E la frase, del Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, è una parte del suo discorso nella direzione nazionale del Pd dedicata al Sud. Padiglioni dell’Expo di Milano, 7 agosto 2015. Tutto fedelmente riportato nel post ‘Sud, masterplan a settembre‘ pubblicato dal sito del Partito Democratico.

Ora, potrebbe venire il sospetto che Renzi, distante, per formazione culturale e politica, dal Sud, abbia poca dimestichezza con quei temi e quei numeri che sembravano aver scosso l’Italia intera all’indomani del rapporto Svimez; oppure che non conosca il disagio reale di quartieri come lo Zen di Palermo o il San Pio ex Enziteto di Bari; o ancora che non abbia mai percorso la Salerno-Reggio Calabria; che non abbia mai sentito parlare della Terra dell’osso e così via e dunque stia prendendo tempo. Ma la segreteria nazionale del Pd, alla quale Renzi si rivolgeva il 7 agosto scorso, è composta per un terzo, da meridionali. E sono: Stefania Covello, di Cosenza; Valentina Paris, di Avellino; Sabrina Capozzolo, di Agropoli in provincia di Salerno; Ernesto Carbone, di Cosenza; Micaela Campana, di Cisternino in provincia di Brindisi; Enzo Amendola, di Napoli. Sei dei diciotto componenti della segreteria nazionale del Partito Democratico, sono nati e cresciuti in quel Mezzogiorno in parte, forse, sconosciuto, al presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Ma non basta. Evidentemente.

Per avere una visione quanto più ampia e oggettiva possibile sul Sud e sul tema della sua salvezza, può essere d’aiuto un confronto tra voci diverse, un dibattito a distanza tra chi è oggi nella maggioranza di governo e chi ha fatto parte di un governo precedente e di una coalizione diversa, cercando di capire, infine, con l’aiuto di un tecnico, cioè di un economista, quali potrebbero essere gli strumenti di cui dotare questa parte del Paese per portarlo fuori dal coma.

Una tavola rotonda virtuale, insomma. Nel Pd, nel partito di cui il premier è prima rottamatore e poi segretario, c’è chi sente particolarmente il tema del Mezzogiorno. Come Michela Rostan, deputato Pd, componente della Commissione Giustizia. “E’ complicato parlare di ‘questione meridionale’ senza correre il rischio di cadere nella retorica“, avvisa Rostan, “Tuttavia sono due i dati di fatto che appaiono incontrovertibili: da un lato la evidente complessità e pluralità delle cause che originarono il divario economico-sociale tra il Nord e il Sud del Paese; dall’altro l’impossibilità di costruire spiegazioni soddisfacenti con modelli che danno un peso dominante a una singola relazione causa-effetto. Bisogna ormai riconoscere che da tempo si è esaurita la spinta del meridionalismo storico che ha fatto dell’analisi critica e del racconto del Mezzogiorno lo specchio dell’analisi critica e del racconto dell’intero Paese.‬‬‬‬ Il meridionalismo migliore, quello di Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Antonio Gramsci, Guido Dorso, don Sturzo, Manlio Rossi-Doria, Tommaso Fiore, eccetera, ha sempre pensato che non bisognasse chiedere ‘per’ il sud, attivando la solita economia di scambio, ma trasformare il sud, producendo una sorta di rivoluzione culturale. Cosa rimane oggi di questo meridionalismo? Molto poco. È come se tra i rapporti allarmati sfornati anno dopo anno da Censis, Istat e Svimez sulla ‘deriva’ meridionale e i governi che dovrebbero rimuovere le sue cause non ci sia più quella terra di mezzo in cui era elaborata una critica culturale e politica”.

Per Rostan: “E’ evidente che il nostro Governo si trova a gestire una situazione molto problematica, aggravata da decenni di inerzia da parte dell’intera classe politica”, ma è anche palese che “Il Partito Democratico governa in questa fase tutte le regioni del meridione e si tratta di un’ occasione storica che non può essere sprecata”. La soluzione non è di facile attuazione ma secondo Rostan esiste ed è una sorta di scelta obbligata: “L’unica via percorribile per rilanciare l’economia non solo del Sud, ma di tutto il Paese, è quella di rendere prioritarie nell’agenda politica italiana l’elaborazione e l’attuazione di politiche di sviluppo, che puntino soprattutto alla crescita delle imprese e dell’occupazione nel Sud Italia. Da parlamentare del sud, la questione meridionale mi appassiona molto. Nel corso di questi mesi ho concentrato il mio lavoro e i miei sforzi su due aspetti particolarmente critici: giustizia ed ambiente. In qualità di membro della Commissione Giustizia, ho espresso valutazioni di merito sulla questione sicurezza che sono estensibili a tutte le regioni del Mezzogiorno. Ho sollecitato il premier Renzi a intervenire per sostenere la nostra battaglia verso una recrudescenza criminale che ormai ha raggiunto livelli non più accettabili. Più sicurezza, maggiore presenza dello Stato ma anche una strategia integrata contro tutte le organizzazioni criminali che affliggono i nostri territori: l’ invio di più mezzi e uomini delle forze dell’ordine, in maniera duratura e non temporanea rappresenta senz’altro un segnale positivo. Ma non può bastare. Lo Stato, in alcune delle sue articolazioni, per molto tempo ha fatto troppo poco: ora, per lo sviluppo delle nostre città, occorrono investimenti nel sociale: garantendo più opportunità di lavoro e avviando una lotta senza quartiere al degrado culturale, sociale e urbano. Una strategia complessiva che aiuti lo sviluppo sano, duraturo del territorio e che tenga insieme tutti in una lotta all’illegalità comune e condivisa. L’approvazione del ddl ecoreati è la testimonianza di quanto sia necessario tenere alta la guardia. E’ stata una battaglia di civiltà per colmare una grave anomalia del nostro sistema giudiziario: l’assenza di strumenti legislativi e di indagine per perseguire chi avvelena il nostro territorio e la nostra salute. Vivo in prima persona le questioni ambientali, non solo come membro della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti ed attività illecite ad essi correlate, ma soprattutto come donna che vive nel territorio ormai tristemente noto come ‘Terra dei fuochi’ e dopo tanto lavoro posso dire di essere soddisfatta per aver contribuito a mantenere l’impegno assunto. Diventando reati l’inquinamento, l’omessa bonifica, l’impedimento dei controlli, sarà più difficile la vergogna dei processi per disastri ambientali bloccati per decorrenza dei termini”. La conclusione di Rostan offre uno spunto interessante per le prossime scelte del suo partito, e non solo, al Sud: “Sono fermamente convinta che non possa esserci futuro per il Sud se si continua, nei fatti, a limitare la partecipazione femminile nei processi decisionali a tutti i livelli. Una miopia tutta italiana che contribuisce a divaricare la forbice tra Nord e Sud del Paese e ci allontana sempre più anche dai partner europei. Proviamo a pensare invece che il meridione possa creare convincenti opportunità per tutte le donne. Sono convinta che le donne saprebbero individuarle e sfruttarle“.

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