mercoledì, Dicembre 1

Trappola cinese per Taiwan

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Sul versante cinese la cosa ha un suo spessore, in quanto è noto a tutti che in quel quadrante geopolitico la Cina s’è inimicata praticamente tutti, dalla Corea del Sud alle Filippine, a causa della inveterata questione territoriale e per l’eccessivo espansionismo cinese nel cosiddetto Mar Cinese Meridionale. Le immagini satellitari confermano che la Cina sta nientemeno costruendo delle vere e proprie isole artificiali nei pressi del piccolo Arcipelago delle Isole Spratlynon escludendo affatto sia in atto anche la costruzione di piste di atterraggio per elicotteri. La zona circostanze le Isole Spratly, specie sotto la superficie marina, è ricca di giacimenti di petrolio e di gas e -vista la fame di energia della Cina e delle Nazioni asiatiche circostanti più o meno emergenti e più o meno emerse- il livello della contesa territoriale s’è fatto parecchio caldo man mano che gli anni passano. Oggi vi è la Cina da una parte e una serie di Nazioni dall’altra – come Vietnam, Filippine, Corea del Sud, Brunei che si guardano in cagnesco. Una buona parte delle Nazioni che si oppongono alla Cina nel cosiddetto Mar Cinese Meridionale fa parte della Associazione delle Nazioni del Sud Est Asia (ASEAN), a loro volta con buoni alleati sul fronte diplomatico occidentale – USA e area del Pacifico in primis. Riannodare le relazioni con Taiwan, dopo circa settanta anni di astio diplomatico e militare, potrebbe arrecare alla Cina non solo i circoscritti vantaggi commerciali -sebbene siano tutt’altro che trascurabili in termini di controvalore economico- ma porterebbe anche un vantaggio geostrategico fondamentale sia nell’acquisizione di peso nello scacchiere asiatico del Sud Est, sia circa le rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale, per meglio opporsi alla presenza degli USA nell’area Asia-Pacifico.

Vi è poi da considerare il contesto politico. In queste ultime ore Taiwan vive l’ascesa del dibattito politico che precede le elezioni e si è in aperta campagna elettorale. A gennaio 2016, infatti, Taiwan tutta è chiamata alle urne: il Presidente uscente Ma Ying-jeou non potrà ripresentarsi per un terzo mandato presidenziale stante la normativa di Taiwan in materia. Ovviamente proprio il tema delle relazioni con la Cina è tornato prepotentemente in auge, e nelle ultime ore nei talk show così come nei dibattiti pubblici non si discute di molto altro, vista la pregnanza della questione. Il Kuomintang negli ultimi anni ha parecchio ammorbidito le proprie posizioni nei confronti della Cina, mantenendo un basso profilo per il quale si conferma la separazione ma nulla si dice circa l’indipendenza formale dalla madre patria cinese. Il Partito Democratico Progressista, il maggior partito di opposizione taiwanese, chiede proprio il rafforzamento e la definizione esaustiva dell’indipendenza di Taiwan dalla Cina. Nel 1996, quando la Cina circondò tutt’altro che amabilmente Taiwan con il suo abbraccio militare a base di colpi di cannone, si chiarì che questa idea della separazione formale e definitiva non è accettabile in alcun modo da parte cinese.

Il vertice tra Xi Jinping e il nazionalista Ma Ying-jeou viene visto da molti come un tentativo aperto della Cina di influenzare l’esito delle presidenziali, paradossalmente (dal punto di vista storico) appoggiando il partito Kuomintang. L’opposizione democratica, nella persona di Tsai Ing-wen e del suo Partito Democratico Progressista (DPP), veleggia sulle ali del desiderio di separazione definitiva dalla Cina ora e sempre. Le proteste son partite anche nel suo stesso partito, in quanto molti suoi supporter ritengono che tenere oggi quel vertice con il Presidente cinese possa rappresentare per Taiwan proprio il cadere nella trappola cinese.

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