domenica, Aprile 18

Trappola cinese per Taiwan

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Bangkok – L’incontro di sabato 7 Novembre 2015 certo assume tutti i contorni del momento storico. I media di tutto il mondo hanno puntato gli occhi sull’incontro che si terrà in territorio neutro, a Singapore, tra il Presidente di Taiwan Ma Ying-jeou e il Presidente cinese Xi Jinping per suggellare la svolta storica nella relazione tra le due entità geopolitiche che si guardano in cagnesco praticamente da settant’anni. Per gli esperti di Geopolitica, si tratta del secondo momento di caratura storica che caratterizzerà il 2015 negli anni a venire unitamente con la riapertura delle relazioni diplomatiche tra USA e Cuba dopo un lunghissimo embargo statunitense, se non si vuol far passare alla Storia anche il paradosso militare siriano – dove USA, Russia e Iran cooperano militarmente fianco a fianco dopo così tanto astio reciproco negli ultimi decenni.

Ma torniamo alle cose asiatiche e all’incontro storico tra Xi Jinping e Ma Ying-jeun, che nei media internazionali è diventato il Meeting Xi-Ma: dopo uno studio attento fin nel minimo dettaglio, si è deciso che i due -poiché non si riconoscono diplomaticamente l’un l’altro nei loro ruoli di Presidente– si chiameranno vicendevolmente ‘Signore’. In verità, Cina e Taiwan -pur guardandosi minacciosamente specie in ambito militare e strategico- da lungo tempo fanno affari con reciproca soddisfazione. Negli ultimi cinque anni, infatti, l’interscambio economico e commerciale tra le due Nazioni è di fatto raddoppiato: tanto per dare un dato di riferimento, nel 2013 lo si può valutare in una cifra intorno ai 197 miliardi di Dollari USA. La cifra di 116 miliardi di Dollari USA è il corrispettivo del surplus favorevole per Taiwan. Oltretutto, in territorio cinese operano fattivamente e proficuamente almeno due milioni di imprenditori taiwanesi, di essi 800 mila nella sola Shanghai.

L’Isola-Stato fu riconsegnata alla Madre Patria cinese dal Giappone a seguito degli accordi di pace del 1945, ma nel 1949 Taiwan (in precedenza nota col nome assegnatole dai colonizzatori portoghesi, cioè Formosa) divenne il rifugio di tutti gli oppositori alla Cina comunista non solo in ambito politico, in quanto la gran parte dei cinesi confluiti a Taiwan erano militari che avevano combattuto contro la Cina comunista. A essi poi si affiancarono imprenditori e possidenti, i quali portarono con sé nella fuga tante ricchezze sotto forma di oro, preziosi e capitali. Da allora il Kuomintang e Taiwan divennero un’unica cosa. In assenza del riconoscimento da parte delle Nazioni Unite, che venne invece assegnato nel 1971 alla Cina, la quale conquistò anche un seggio nel Consiglio di Sicurezza ONU, di fatto 23,5 milioni di abitanti taiwanesi sono senza diritto di cittadinanza internazionale. Solo poche Nazioni, infatti, riconoscono Taiwan. Si tratta di 22 Nazioni, compreso lo Stato Vaticano. Gli USA -pur non avendo finora mai riconosciuto Taiwan nella sua identità e sovranità- si sono sempre dichiarati pronti a difendere Taiwan nel momento in cui la Cina dovesse decidere di passare a vie di fatto militari nei confronti di Taiwan.

Bisogna chiarire subito, però, che, sebbene in ambito economico e commerciale le relazioni tra i due Paesi godono di una loro specifica lucrosità reciproca, in ottemperanza a un’inveterata idea per la quale i cinesi -tutti i cinesi, siano essi della madre patria, siano essi di Taiwan- siano persone molto pragmatiche e realiste, per quel che riguarda il terreno geostrategico e politico il terreno si fa più aspro e complesso. Da giorni, specialmente a Taipei, si succedono le manifestazioni anti-Pechino, e la Polizia e l’Esercito a fatica riescono a sedare le manifestazioni virulente, le cui immagini fanno il giro delle TV asiatiche e del mondo intero. I vertici diplomatici delle due Nazioni, soprattutto i vertici diplomatici cinesi, fanno finta di interessarsi poco della cosa, facendo girare sui media ufficiali la versione per la quale si sottolinea la rilevanza dell’incontro di sabato e la svolta che esso può rappresentare nei decenni a seguire.

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