mercoledì, Settembre 22

Traffici di materiale radioattivo in Moldavia Nel periodo 1993-2005 sono stati registrati circa 300 casi tra furti sostanze radioattive nell'ex Urss

0
1 2


Mercoledì 7 ottobre un’inchiesta di Associated Press ha rivelato l’esistenza in Moldavia di alcune reti di contrabbandieri impegnate nel traffico illecito di materiale radioattivo. Secondo AP, alcuni cittadini russi – tra cui ex agenti dei servizi segreti – hanno portato avanti un mercato nero di materiale nucleare nell’Europa dell’Est, con l’intento esplicito di mettere in contatto i venditori con acquirenti legati allo Stato Islamico o ad altri gruppi terroristici. L’inchiesta si basa sulle indagini di un’unità speciale della polizia moldava, che per cinque anni ha collaborato con l’Fbi e l’Interpol compiendo operazioni sotto copertura per cercare di bloccare questo commercio illegale. Il risultato è che negli ultimi cinque anni sono stati sventati ben quattro tentativi di vendita di materiale pericoloso a rappresentanti di formazioni estremite.

La vicenda può essere così riassunta. Nel 2009 Constantin Malic, un giovane agente della polizia moldava che stava indagando su un traffico di denaro contraffatto dal suo Paese a Napoli, apprese da un suo informatore della possibilità di acuistare del materiale radioattivo, in particolare uranio arricchito, utilizzabile nel processo di costruzione di armi atomiche. Partendo da questa segnalazione, nel 2010, Malic e la sua squadra arrestarono tre uomini coinvolti nella vendita di uranio probabilmente proveniente dalla tristemente famosa centrale di Chernobyl, in Ucraina.
Da tempo la Moldavia è al centro di un crocevia di traffici illegali: la sua posizione geografica a cavallo tra Romania ed Ucraina e l’instabilità politica – al suo interno sorge la Transnistria, regione separatista protetta da Mosca e infiltrata di trafficanti stranieri – l’avevano resa un terreno fertile per questo genere di commerci. Se ne era accorto anche il governo degli Stati Uniti, che, proprio nei mesi in cui l’indagine di Malic era in pieno svolgimento, aveva iniziato un programma per addestrare la polizia moldava a fermare le attività del mercato nero del nucleare.

Diverso tempo dopo la prima indagine, Malic cominciò a seguire un nuovo caso che riguardava la vendita di uranio arricchito. L’occasione si presentò quando il suo fornitore venne contattato da un uomo, Teodor Chetrus, ex agente del Kgb residente in un piccolo paesino al confine con l’Ucraina, alla ricerca di alcuni acquirenti mediorientali per piazzare un quantitativo di uranio arricchito. Secondo la testimonianza di Malic, l’accordo prevedeva che Chetrus vendesse 10 grammi di uranio per 320mila euro; il compratore lo avrebbe testato e se fosse stato interessato a continuare la collaborazione avrebbe comprato un chilo di uranio a settimana, al prezzo di 32 milioni di euro, fino alla quantità desiderata. In pratica strinse un accordo per 10 chili di uranio, circa un quinto di quello che fu usato per bombardare Hiroshima durante la Seconda guerra mondiale.

Sa successive indagini si scoprì che Chetrus lavorava per Alexandr Agheenco, conosciuto con il soprannome ‘il colonnello’, un uomo di nazionalità sia russa che ucraina e residente in Transnistria, dove non poteva essere raggiunto dalla polizi, e che mentre trattava con Malic aveva avviato una vendita separata di materiale nucleare a un medico sudanese, Yosef Faisal Ibrahim. Non si è mai capito cosa Ibrahim volesse fare esattamente con quel materiale. Arrestato, Chetrus fu condannato a cinque anni di reclusione; uscì dopo averne scontati tre.

L’ultimo caso risale al febbraio scorso e prendeva le mosse da un indagine avviata a metà del 2014. In quel periodo Malic entrò in contatto con un informatore di nome Valentin Grossu e il suo fornitore, un ex agente segreto russo. Grossu voleva vendere allo Stato Islamico del cesio-137, una sostanza radioattiva usata per costruire delle ‘bombe sporche’, ovvero degli ordigni che uniscono materiale radioattivo con esplosivi convenzionali. Secondo la ricostruzione il fornitore di Grossu cercava esplicitamente acquirenti dell’Is perché «loro hanno i soldi e sapranno cosa farci», riferendosi al cesio-137. A febbraio Grossu e altri due uomini furono arrestati dalla polizia, ma l’ex agente del FSB scomparve, e con lui anche una notevole quantità di cesio. Quattro tentativi in cinque anni, dunque. Oggi il dipartimento di polizia moldava per cui lavorava Malic non esiste più: è stato sciolto per polemiche interne che hanno coinvolto anche diversi politici moldavi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->