mercoledì, Dicembre 8

Tra pensioni, ddl Zan e ‘grande centro’, c’è poco da stare allegri Dinanzi a noi abbiamo un periodo convulso e contrastato, che potrebbe culminare con l’elezione alla Presidenza della Repubblica di qualcuno che mandi a casa Draghi o dello stesso Draghi

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Mentre il ddl Zan va in cantina, e mentre continua la lotta (temo inutile, o forse lo spero) per superare quota 100, sostanzialmente mantenendola in vigore, lotta nella quale si determina, per la seconda volta in pochi giorni, una perfetta coincidenza tra i sindacati -e in particolare quello di Maurizio Landini- e Matteo Salvini, vedremo che un altro tema bussa alla porta. Per quanto riguarda le pensioni, oggi entrambi vogliono sostanzialmente mantenere quota 100, con minime modifiche. Il tutto, come scrivevo ieri, a spese di Pantalone, cioè noi, proprio mentre il Governo è impegnato in uno sforzo titanico per cercare di rimettere in piedi la traballante barca Italia. Mario Draghi l’altro ieri ha lasciato la riunione a metà ‘per precedenti impegni’, cioè li ha mandati al diavolo. Non per nulla ieri, parlando all’incontro con i sindacati internazionali del Labour 20, ha affermato che «dobbiamo fare in modo che innovazione e produttività vadano di pari passo con equità e coesione sociale. E farlo pensando non solo ai lavoratori di oggi, ma anche a quelli di domani»; cioè non si può continuare nella indifferenza verso il futuro: oggi un lavoratore anche giovanissimo sa di potere avere una pensione bassissima, che diventerà una mancia se si continuano a buttare decine di miliardi per favorire qualche gruppo ‘amico’ oggi. Vedremo. Intanto le cronache riferiscono che la cabina di regia di ieri sera avrebbe deciso quota 102 per un anno, il che garantirebbe la gradualità a un ritorno al sistema ordinario, poi si definirà il tutto.

Dicevo, invece, che oggi c’è un altro tema da discutere.
Da tempo si scrive -e io anche e ripetutamente- che sono in corso movimenti significativi tra le forze politiche, anche se non annunciati in maniera esplicita. Una di queste manovre ho cercato di illustrarla l’altro giorno, opinando che le mosse di Silvio Berlusconi, lungi dal puntare realmente ad una federazione stretta della destra, puntano esattamente all’opposto. E cioè, secondo me, a indurre alla separazione dalla destra delle frange più radicali della destra stessa, come fece quandoinglobòGianfranco Fini a condizione di limitare le sue attenzioni al fascismo. Oggi ripete l’operazione, in modo da favorire la possibilità della creazione di ungrande centro‘, composto da una parte di Forza Italia, vari pezzettini sparsi di sostanziali ex democristiani, e naturalmente il vero livido costruttore di questa idea, Matteo Renzi.
Non è certo una novità che Renzi stia alla sinistra come il diavolo all’acqua santa e che da sempre punta ad altro. Addirittura, a suo tempo, ad una sorta di accordo di ferro con Berlusconi. La cosa non funzionò, ma l’idea permane, più viva che mai.
Non è un mistero, che
già da molti mesi, specialmente in Sicilia, politici e politicanti vari del partito berlusconiano o vicini ad esso, ‘entrano in Italia Viva e, diciamo così, ‘ripartono’ da lì. La Sicilia, dunque, sta cercando di svolgere il ruolo di luogo di sperimentazione di questa sorta di alleanza non dichiarata, ma voluta, fortemente voluta. Da Renzi, ovviamente, che ormai con il PD ha rotto del tutto i ponti, anche se, -incredibile ma vero!- Enrico Letta continua a parlare di grandi accordi del PD non solo con i morenti stellini, ma anche con talune forze del centro, ivi compresi gli italoviventi.
Cosa ne potrà venire è davvero difficile ipotizzarlo. Le uniche cose chiare, sono l’evidente indisponibilità di Renzi, e la timida adesione al progetto da parte degli stellini.

Non so se avete visto l’altra sera ‘l’intervista’ di Lilli Gruber a Luigi Di Maio. Premesso che più di una intervista si è trattato di una sorta di attacco confuso e continuo, sguaiato e arrogante, sia da parte della Gruber che da parte del solito Massimo Giannini, sempre presente e sempre didascalico, attacco che puntava tutto a mettere (male) in evidenza i cambiamenti di posizioni dell’intervistato. Insomma, pur non avendo stima alcuna per il personaggio, non condivido il modo in cui è stato trattato. Anche se, poi, lui si è difeso semplicemente ripetendo sempre la stessa cosa: ‘quello che ho fatto è ben fatto’. Salvo aggiungere, infine, che certo al momento è alleato del PD, al momento, rifiutando di pronunciarsi a favore della ‘sinistra’. È superfluo discutere questo comportamento: è quello di uno che non ha idee e regole, va avanti come può, purché abbia potere.
Fossi io Enrico Letta -ma non sono dotto abbastanza e quindi non ci provo nemmeno-, di un alleato simile farei volentieri a meno. Certo, non si può, ma francamente non riesco a capire con quale costrutto Letta si leghi a doppio filo con gli stellini. Ma tant’è, il politico è lui: speriamo, nel nostro interesse, che non rimanga deluso!


Ma intanto le manovre di avvicinamento ad un possibile grande centro continuano e Italia Viva non sembra avere remore ad inglobare personale politico più o meno sbandato, ma anche più o meno cinico.
La cosa, però, non mi pare che finisca qui.
Non è un caso che nel vototagliola sul disegno di legge Zan -sul quale sono più volte intervenuto per spiegare quanto fosse scritto male, ma quanto altrettanto fosse necessario farlo passare-, la maggioranza prevista sulla carta si sia dissolta e la proposta di legge sia finita in cantina, salvo poter essere resuscitata tra sei mesi. Renzi e i suoi, molto nobilmente, hannoscopertodi avere delle perplessità al Senato, dove casualmente sono molti e … decisivi, mentre alla Camera avevano votato a favore, e, guarda un po’, lo scoprono solo ora, e giusto quando Letta (commettendo un errore) propone delle modifiche al progetto. Cioè apre una trattativa, proprio su alcune questioni molto importanti per la destra, così ‘elidendoRenzi, che si era proposto come mediatore. E, tanto per fare capire bene da dove si deve passare, approfittando del voto segreto … Beh tirate voi le conclusioni! Renzi, dall’Arabia Saudita -sì, è tornato sul luogo del delitto- ha dichiarato che loro non c’entrano, «La responsabilità politica è del Pd e dei Cinque stelle», ha detto. Per carità, sarà pure vero, ma, come si dice: excusatio non petita … !

È un momento decisivo quello che stiamo vivendo, o meglio è una battaglia decisiva quella che è in corso: si tratta di capire se e fino a che punto le alleanze ci sono, e specialmente se e fino a che punto tengono. Incidentalmente il discorso reale sarebbe capire se e fino a che punto un progetto per l’Italia esiste e può essere portato avanti da questi partiti, ma questi ultimi di queste cose non discutono, solo di potere si parla. E, come ho detto, l’intervista dell’altra sera di Di Maio, mi ha dato i brividi. Uomo per tutte le stagioni, Ministro in tre diversi Governi di idee e programmi totalmente diversi l’uno dagli altri. Se questi sono gli alleati del PD, c’è poco da stare allegri. Tanto più che anche i sindacati, anzi, il sindacato più ‘vicino’ al PD, trova punti di incontro con Salvini piuttosto che con Letta: ed è già la seconda volta!
In altre parole: dinanzi a noi abbiamo un periodo convulso e contrastato, che potrebbe culminare con l’elezione alla Presidenza della Repubblica di qualcuno che mandi a casa Draghi o dello stesso Draghi. C’è poco da stare allegri, insomma.

 

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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