martedì, Giugno 15

Tra escalation e guerra globale field_506ffb1d3dbe2

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Oggi è il primo settembre, e le vacanze sono ufficialmente finite. Con un certo tempismo, Anders Fogh Rasmussen annuncia che ‘il mondo è cambiato’.  Di conseguenza, prosegue il segretario generale della NATO, il vertice che si svolgerà in Galles alla fine di questa settimana sarà il “summit cruciale nella storia dell’Alleanza“.

Quali saranno i temi in discussione? Certamente si parlerà della crisi Ucraina-Russia, il primo quadrante in cui Rasmussen prevede l’accrescimento delle forze dell’Alleanza Atlantica secondo il piano di rapido intervento RAP, pensato per “rispondere al comportamento aggressivo della Russia”.  Il piano è pronto ad agire anche in tutti gli altri scenari dove può servire una “forza di risposta” capace di garantire la sicurezza ai paesi del patto. Si sentiva parlare di ‘sicurezza’ anche da parte di Israele nei confronti dei missili di Hamas e gli sviluppi sono stati quantomeno complicati. Il RAP doterà comunque la NATO di una forza d’intervento, di “diverse migliaia di soldati” e di “strutture preposizionate“, per ora, a est.

Su Facebook Valery Geletey, il ministro della Difesa ucraino, teme l’arrivo di “Una grande guerra” alle porte d’Europa, “come non la vediamo dal secondo conflitto mondiale“. Le dichiarazioni di ieri del presidente Putin non hanno alleviato le tensioni:  ha parlato del bisogno di dotare l’Ucraina orientale di una “statualità”, ma subito dopo il Cremlino ha attenuato la dichiarazione assicurando che la frammentazione dell’Ucraina non è nei piani di Mosca.

Ancora di Ucraina ha parlato il nuovissimo ticket Mogherini-Tusk, con due dichiarazioni distinte. Tusk ha confermato il suo temperamento focoso mettendo tutti “in guardia dall’ingenuo ottimismo dell’Europa” e dicendo che il settembre 1939 (oggi è l’anniversario dell’invasione tedesca della Polonia, esordio della seconda  guerra mondiale) “non deve ripetersi in Ucraina”. Mogherini, intanto, che oggi ha sentito al telefono Sergheij Lavrov, il ministro degli Esteri russo, per le congratulazioni di rito alla nuova ‘lady PESC’, ricorda che Putin non rispetta i patti. Lei, però, confida nella strada diplomatica.

E se da un lato Lavrov afferma la volontà russa di mantenere la pace, invitando l’Occidente a trattare anziché minacciare sanzioni, a Lugansk proseguono gli scontri tra truppe di Kiev e russi, e i ribelli filorussi rivendicano l’abbattimento di un caccia e la cattura di 108 militari. La soluzione pacifica non sembra avvicinarsi, ripensando alle parole del segretario generale della NATO.

Né si parla di pace in Medio Oriente. A Gaza, nonostante la tregua ‘definitiva’ (che però attende ancora il secondo turno di negoziato) non sembrerebbe lasciare tranquillo il pontefice. Giovedì il papa riceverà infatti Shimon Peres, ex presidente e ministro degli Esteri israeliano nonché premio Nobel per la pace con Arafat e Rabin. Molto probabilmente il loro dialogo verterà sulla situazione attuale nei territori, nei confronti dei quali Netanyahu annuncia oggi l’esproprio di 400 ettari di terreno. In Cisgiordania, il primo ministro intenderebbe fondare una nuova città-colonia dal nome molto poetico: Ghevaot, colline, in memoria dei tre giovani coloni la cui morte è stata usata come pretesto per la nuova e recente offensiva su Gaza.

La decisione è stata criticata anche dal ministro della Giustizia Tzipi Livni, che ha commentato come l’iniziativa di Netanyahu sia capace di attirare nuove critiche a Israele dalla comunità internazionale e di alienarle le già poche simpatie dei palestinesi moderati. Le pressioni del Likud su Netanyahu bloccano il primo ministro israeliano in una rischiosa condizione di stallo politico.

Intanto il perimetro degli scontri che vedono protagonisti uomini della jihad islamica include anche il Sinai, dove gli uomini di Ansar beit al Maqdis stanno dando la caccia ai collaboratori dell’esercito. Uccisi almeno 10 capi tribù, centinaia di famiglie sono fuggite dalle loro case, e 8 persone sono state decapitate, nelle ultime settimane.  Si restringe, in Egitto, anche lo spazio dei diritti umani più elementari, come quello di ‘chattare’. Ha avuto effetto la fatwa lanciata dalla Dar al-Ifta, l’organismo nazionale che promulga gli editti religiosi ufficiali, contro le chat tra uomini e donne: ”Sono frivole e malefiche. Aprono la porta al demonio, alla corruzione e a comportamenti anti-islamici”. L’ONG Arabic network for human rights information replica: “L’editto è una violazione della libertà.

In Iraq, secondo il vicecommissario ONU per i diritti umani Flavia Pansieri “I miliziani dello Stato Islamico (Is) stanno commettendo atrocità inimmaginabili, crimini contro l’umanità e operazioni di pulizia etnica”, ma è la Turchia in questo momento sotto i riflettori: dalla Germania si sarebbero diretti nel campo di addestramento di Gaziantep, nell’Anatolia meridionale,  almeno 400 giovani desiderosi di unirsi alle forze dello Stato Islamico. Proprio la Turchia servirebbe come punto di passaggio per raffinare e poi commercializzare il petrolio di IS: fra 40mila e 60mila barili al giorno, estratti tra il Nord della Siria e dell’Iraq, le zone conquistate dai miliziani. Il Pentagono conferma nuovi attacchi aerei USA contro le postazioni jihadiste dell’Is vicino alla diga di Mosul e alla città di Amerli, mentre la cancelliera Merkel  annuncia la decisione di armare i curdi, a sostegno della lotta contro IS, considerato  una grande minaccia per la Germania e l’Europa. La decisione di armare i peshmerga non appare, comunque e ad oggi, una garanzia per la pacificazione della regione.

E di pace non si può parlare neanche nel Pakistan: a Islamabad, manifestanti del partito Pat (guidato dal leader religioso Tahirul Qadri) hanno assaltato le sedi del governo, alcune sedi militari e la TV di Stato. Al confine con l’Afghanistan i talebani hanno ucciso tre miliziani filogovernativi. Intanto, in India, il marò Latorre è stato ricoverato per un malore. Il ministro Roberta Pinotti è volata a Nuova Delhi per accertarsi delle condizioni del nostro militare, che le autorità trattengono dal febbraio 2012, con il suo compagno di squadra Salvatore Girone, per il presunto omicidio in mare di due pescatori indiani.

 

(con la collaborazione di Roberto Mulas)

 

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