giovedì, Settembre 23

TourismA: migrazioni di ieri e di oggi “Siamo tutti meticci e veniamo dall’Africa” ricordano gli studiosi alle giornate di Firenze sulle scoperte archeologiche e sul patrimonio artistico e culturale

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«L’archeologia è un racconto che ci aiuta a far luce sulle pagine della più antica storia dell’uomo, a conoscere chi siamo e da dove veniamo, l’archeologia è una disciplina viva, che si rinnova e alla quale dobbiamo costantemente attingere»: è questa la premessa di Piero Pruneti, direttore di ArcheologiaViva (la rivista edita da Giunti)   e organizzatore di TourismA,  in base alla quale il Salone del turismo archeologico  si è andato sempre più sviluppando, tanto da registrare in questa quarta edizione fiorentina,  da poco conclusasi, il record di  partecipanti : 12 mila,  250 relatori, 30 convegni, mostre, eventi e work shop, dati che ne fanno  l’evento fieristico-congressuale più importante a livello europeo, dedicato alla comunicazione delle grandi scoperte archeologiche e alla promozione del patrimonio e del turismo culturale. Il tema generale di quest’edizione, al quale si sono riallacciati i diversi convegni di approfondimento settoriale e la seduta inaugurale nell’Audiutorium del Palazzo dei Congressi di Firenze, era Salvare l’arte per salvare l’Italia ( Save Art Save Italy), un tema di stringente attualità, che può essere anche ribaltato nel suo contrario, salvare l’Italia per salvare l’arte,  come sostiene Vittorio Sgarbi.

Ma, oltre agli indubbi risultati che su questo terreno si sono registrati in questi ultimi anni e di cui si è a lungo parlato e se ne parlerà ancora soprattutto per capire quanto resti da fare e in che direzione, ciò che ci preme estrapolare da questo racconto globale, fatto di tante storie,  è innanzitutto il rapporto tra migrazioni e identità, sul quale il Salone ha detto qualcosa d’ importante. In  quest ’epoca di fake news, di approssimazioni scientifiche e culturali,   nella quale  si tende ad ignorare chi eravamo e da dove veniamo,  per non fare i conti con le paure del presente, con i grandi fenomeni in atto come i processi migratori, che in effetti sono una costante nel cammino dell’umanità, di una   riflessione e di un approccio scientifico al tema, si avvertiva l’esigenza. Sul tema in questione ( popoli migranti ieri e oggi, integrazioni possibili)  sono intervenuti, in diverse occasioni, autorevoli studiosi, quali  Giuliano Volpe (Università di Foggia, Presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali e paesaggistici del Mibact)   che ha diretto numerosi scavi e campagne archeologiche, accompagnando  la propria attività di docente con una intensa azione divulgativa, un prof che  concepisce l’archeologia anche come impegno civile, Andrea Carandini, Presidente del Fai, che ha tracciato un bilancio dei suoi  Primi ottant’anni anni di archeologo,  Marcello Verga (Università di Firenze), docente di storia moderna e profondo conoscitore di storia dei popoli d’Europa.  

Dall’ insieme dei loro interventi e di altri,  si possono trarre  alcune riflessioni: che la paura su cui da varie parti si soffia,   è un sentimento umano, che va capito ma non alimentato, anzi quando si accresce la conoscenza dell’ignoto, la paura si riduce. E la cultura ci può aiutare in questo senso, poiché la storia antica e più recente ci dice che il cammino dell’uomo è fatto di migrazioni, di invasioni   e di contaminazioni, che segnano le tappe del percorso dell’umanità, dall’ ‘homo erectus all’homo sapiens e via via fino al  passaggio da una civiltà all’altra. Anche la storia della civiltà moderna ed europea è  una storia di migrazioni, spesso migrazioni forzate, si pensi allo schiavismo nelle Americhe, che tra il 16 e 18 secolo vide prelevare 30 milioni di africani.   «Anche oggi –  ricorda Verga – si svuotano le città africane e se ne vengono via i giovani, la parte più attiva, in cerca di lavoro e sopravvivenza, spinti anche dalla pressione demografica verso le aree più ricche del mondo. Da tempo l’ONU ha lanciato il suo allarme, per affrontare con mezzi e misure adeguate il problema. E’ necessario  predisporsi anche all’accoglienza, usando la fantasia».

A tal riguardo, cita l’esperimento portato avanti d’intesa col Ministero dell’Agricoltura, di creare orti urbani da affidare a singoli immigrati, per il loro inserimento nel mercato e corsi di formazione professionale perché ci sarà bisogno di loro: è una delle tante strade che possono creare lavoro e integrazione. Si tratta di attuare politiche adeguate per gestire correttamente il fenomeno, intervenendo anche nelle aree  di provenienza per migliorare le condizioni di vita. La storia di Cividale del Friuli  è segnata dalla calata dei longobardi nel territorio italico, un’altra delle “invasioni barbariche”  su cui la pubblicistica si è particolarmente spesa. Ma chi sono i longobardi, furono davvero barbari? A questa retorica domanda si è dato una risposta  Stefano Balloch, Sindaco di Cividale del Friuli e Presidente di Italia Longobardorum,  secondo la  quale la storia della loro presenza  lungo tutta la penisola è  diversa da quella comunemente nota, a questa storia  TourismA ha dedicato un convegno sui siti monumentali (Cividale, Brescia, Castelseprio e Torba, Spoleto, Benevento, Monte San’Antangelo) dal titolo   Eredità e messaggi di un popolo in viaggio dall’Europa del Nord all’attenzione mondiale).

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