giovedì, Settembre 23

Toto Quirinale: politica estera fondamentale Parla Alessandro Politi: “Non possiamo permetterci un Presidente incapace di stare sulla scena mondiale”

0
La stretta di mano tra Napolitano e Obama (Washington, 15 febbraio 2013)

La stretta di mano tra Napolitano e Obama (Washington, 15 febbraio 2013)

Anche questa volta si tratterà di una scelta tutt’altro che semplice. Certo, sono in molti a sperare in un’elezione meditata e lungimirante del nuovo presidente della Repubblica. Una scelta che dia una risposta alle esigenze attuali – la crisi in primis – ma che porti soprattutto ad un nuovo protagonismo dell’Italia sullo scenario mondiale.

Ci sono state elezioni di presidenti della Repubblica avvenute in contesti storici e politici molto difficili. Si pensi all’elezione di Oscar Luigi Scalfaro nel 1992, nel pieno di Tangentopoli e dell’offensiva mafiosa. Si pensi alla rielezione dello stesso Giorgio Napolitano nel 2013, nel pieno della crisi economica e dello stallo politico che per giorni ha paralizzato il Parlamento italiano.

Ma questa volta, dopo le voci sempre più insistenti sulle possibili dimissioni di Napolitano a inizio 2015, Sarà d’obbligo fare riferimento ad un candidato che abbia, come prima dote, la capacità di interfacciarsi con gli interlocutori stranieri e una buona dose di competenza sulla politica estera, utile a proseguire su quel percorso di risanamento dell’immagine internazionale del nostro Paese a cui l’attuale Capo dello Stato ha saputo lavorare.

Che Napolitano abbia una passione per la politica estera ed un dinamismo a tutto tondo sui principali dossier internazionali è un dato che si percepisce subito non solo sfogliando le sezioni del sito ufficiale del Quirinale alle voci interventi e visite. Ma soprattutto ricordando il vivo interesse mostrato dal Presidente su alcuni temi complessi e delicati come il caso libico nel 2011, quello ucraino o la vicenda dei due marò. La sua preoccupazione per i populismi. L’energico euro entusiasmo. O, ancora, quel rapporto di amicizia e alleanza con molti leader stranieri, in primis l’amico Barack Obama.  

Sempre vigile sul coinvolgimento dell’Italia nelle principali trattative internazionali, Napolitano non ha mai mancato di dire la sua con franchezza, quando si è trattato di tutelare l’immagine del Paese all’estero o di recuperare quella leadership dell’Italia all’estero che più volte, a causa dell’instabilità politica del Paese, ha rischiato di opacizzarsi. Quel suo «senso del dovere che brilla nell’oscurità italiana», come ha scritto Tony Barber in un recentissimo editoriale sul ‘Financial Times‘ a proposito dei rischi che l’Italia può correre con un immediato cambio di guarda al Colle.  

E’ da qui che, a detta di molti osservatori stranieri, politologi ed esperti in relazioni internazionali, bisognerebbe partire nell’individuare la nuova figura presidenziale. Sicuramente, come ci spiega Alessandro Politi, analista politico e strategico, direttore della Nato Defense College Foundation e docente di geopolitica presso la SIOI, “bisognerebbe partire dalla buona conoscenza della lingua inglese. E’ impensabile che il prossimo Presidente venga scelto tra coloro che non parlino correttamente almeno una delle due lingue diplomatiche”. Quel british maccheronico che ha più volte penalizzato l’Italia durante bilaterali, conferenze stampa o importanti trattative; e che ci ha marchiati come «i peggiori in Europa nella conoscenza dell’inglese», come emerso da una ricerca di ‘Eurostat.  

Dopo la lingua la “grammatica”. Secondo Politi “bisogna avere una corretta conoscenza dei dossier europei e transatlantici, di quelli mediorientali e africani e, infine, non si può trascurare la conoscenza del Pacifico”. Praticamente i principali dossier mondiali. “Non si tratta di megalomania”, precisa l’analista. “E’ la dimensione normale del mondo. Poiché l’Italia è ancora la nona potenza industriale, forse è il caso di sapere come va il mondo in modo da starci dentro”. Chiaro che il presidente della Repubblica non è il capo del Governo, né il ministro degli Esteri. “Ma non può nemmeno essere una figura cerimoniale. La classe dirigente che non manda all’interfaccia con il mondo i migliori e più competenti si taglia le gambe da sola”, precisa Politi.  

Un punto, questo sul bagaglio di conoscenza della politica estera, su cui è stato lo stesso Napolitano a pronunciarsi il 20 ottobre scorso, quando, parlando alla SIOI di fronte ad una platea di ambasciatori e giovani aspiranti diplomatici, ha detto di percepire negli attuali leader, che hanno molta voce nella politica internazionale «una grande debolezza di storia internazionale e cultura internazionale». E ancora: «quando si aprono le grosse crisi internazionali, sembra che alcuni leader non abbiano nemmeno una conoscenza adeguata neanche dei precedenti storici». Ha poi ricordato le tante figure che hanno agito nello scenario internazionale nel passato: “se ci fosse anche oggi questo retroterra culturale potremmo essere più tranquilli per il corso del mondo che attualmente tranquilli non ci lascia».  

Parole che confermano un profilo attento e attivo del Quirinale, e non solo di rappresentanza. “Non so se è una caratteristica legata alla persona o se rifletta una necessità strutturale del Paese”, commenta Politi. “Un Paese che si trova alle strette” – perché questo è l’Italia – “è un Paese che deve avere gente capace di muoversi su piani diversi da quelli di una comoda normalità. L’Italia non è in una situazione di business as usual. Probabile che Napolitano abbia creato un precedente, ma è dalla fine della guerra fredda che i presidenti creano precedenti: pensiamo a Scalfaro o a Francesco Cossiga”. “Quindi”, continua Politi, “ho l’impressione che l’attività di un Presidente, sempre nei limiti individuati della Costituzione, possa essere rimodulata in modo da poter dare un contributo complessivo alla politica”.

Insomma, “non possiamo permetterci un Presidente che non è rispettato dai suoi pari. Se vogliamo riemergere dalla crisi, certo non possiamo permetterci un Presidente incapace di stare sulla scena mondiale”.  

Un rispetto sostanziale quello che Napolitano si è riuscito a guadagnare in questi anni con alcuni grandi del mondo: con il presidente degli Stati Uniti, la Cancelliera Angela Merkel, il Presidente Francois Hollande, i vertici delle istituzioni europee. Così come il presidente di domani, aggiunge Politi, “dovrà essere una persona capace di essere rispettata dal presidente cinese Xi Jinping, da quello indiano Pranab Mukherjee, o da quello brasiliano Dilma Rousseff”. Un rispetto “che va costruito se il consenso sul nuovo Presidente non si concentra solo su cose che riguardano il cortile interno”.

Non basta, quindi, interloquire su temi che riguardano solo il rapporto euroatlantico. Bisogna “recuperare peso sullo scenario mondiale come sono in grado di fare Presidenti di Stati molto più piccoli dell’Italia: penso – dice Politi – di recente a Shimon Peres in Israele o anche alla Presidente della Lituania Dalia Grybauskaitė. Rappresentanti di piccoli Stati, ma incisivi in politica estera”.  

L’Italia pronta, quindi, per un Capo dello Stato donna? Politi non vede particolari scogli, ma precisa “Secondo me siamo pronti, ma la classe dirigente non è il Paese. Questo establishment ha divorziato dal Paese: parla di cose inutili e non vede quali sono i problemi reali e altamente politici che abbiamo nel quotidiano e nel mondo”. Sul peso strategico delle donne l’analista sottolinea come “i Paesi dove le donne sono maggiormente valorizzate, riescono ad esprimere un potenziale superiore a parità di altri fattori: basti vedere alle differenze tra Finlandia, Germania, Italia e Penisola Arabica. Si chiama Wstrat (women’s strategics), la strategicità delle donne come fattore forte di un Paese, esattamente come il petrolio o la tecnologia”.  

Un Presidente con un’esperienza a tutto tondo. Che sappia capire e consigliare su opportunità e grandi crisi, oltre che sulle minacce alla sicurezza. “Dal Trattato transatlantico di commercio e investimenti al triangolo Europa-NATO-Russia all’Iran ed al resto del Medio Oriente”. Sarà importantissimo, continua Politi, avere un Presidente che “abbia idee chiare anche su cosa è l’immigrazione, stroncando i tanti dibattiti idioti sul tema”.  Un Presidente che sappia riordinare nel modo politicamente opportuno la nostra mappa geopolitica. E su questo punto Politi fa un esempio sotto gli occhi di tutti: “Basta guardare a come è cambiato lo Stato del Vaticano dall’arrivo di Francesco I. I cittadini del Vaticano così come la grande comunità cattolica nel mondo possono condividere o meno alcune scelte del nuovo Papa, ma certo non possono dire che si vergognano di lui”. Come dire che le figure di profilo aiutano, “non sono la bacchetta magica, ma aiutano”.  

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->