domenica, Giugno 20

Totò, in scena fino all'ultimo Il 15 aprile 1967 il comico napoletano muore a Roma dopo essere stato colto da un malore sul set

0
 Colto da un malore sul set del film ‘Capriccio all’italianaTotò muore nella sua casa di Roma il 15 aprile 1967, intorno alle tre e mezzo del mattino, dopo una devastante serie di attacchi cardiaci.
Alle 11,20 del 17 Aprile 1967 la salma viene trasportata nella chiesa di Sant’Eugenio in Viale delle Belle Arti. Sulla bara ci sono la sua bombetta e un garofano rosso. La cerimonia ufficiale è limitata ad una semplice benedizione perché le autorità religiose non possono accettare la suo convivenza con la sua compagna Franca Faldini senza matrimonio.
Nel pomeriggio la salma arriva a Napoli accolta, già all’uscita dell’autostrada e alla Basilica del Carmine Maggiore, da una folla enorme. Viene sepolto nella cappella De Curtis al Pianto, il cimitero di Capodichino sulle alture di Napoli.
Finisce qui la storia di uno dei più importanti personaggi dello spettacolo italiano.
Totò nasce il 15 febbraio 1898 nel rione Sanità, a Napoli, al n. 109 di via Santa Maria Antesaecula. Figlio di Anna Clemente, viene registrato con il nome di Antonio Clemente perché il padre naturale, Giuseppe De Curtis, figlio di un marchese e costretto a dipendere dalle finanze del genitore, perché senza lavoro, non può riconoscerlo, pena la perdita del sostegno finanziario indispensabile a sopravvivere.
Totò cresce tra i vicoli di Napoli, e per i compagni delle avventure d’infanzia il suo nome è già quello che poi diverrà quello artistico. Finite le elementari, se ne va in collegio dove un insegnante gli rompe il setto nasale boxando per scherzo e definendo inconsapevolmente quella che sarà una linea caratteristica della sua maschera comica.
Quando sale sul palcoscenico porta ancora i calzoni corti. A quindici anni debutta in uno dei piccoli teatri di Napoli, con il nome d’arte di Clerment, nato dalla storpiatura del cognome.
Dopo l’interruzione dovuta alla Prima Guerra Mondiale, cui partecipa come fante, torna al teatro, e nel 1928 finalmente può fregiarsi del cognome del padre diventando Antonio De Curtis perché il suo genitore, divenuto agente teatrale, si è reso economicamente indipendente dalla famiglia.
Trasferitosi a Roma, diventa uno dei protagonisti del teatro di varietà, allargando pian piano a tutta Italia la popolarità del suo personaggio: una marionetta disarticolata, con la bombetta, il tight fuori misura, le scarpe basse e le calze colorate.
Alle soddisfazioni della vita artistica fanno da contraltare le tragedie sentimentali, come il suicidio per amore suo di Liliana Castagnola, una famosa cantante di café-chantant che si uccide nella notte del 3 dicembre del 1931 ingerendo barbiturici dopo una lite.
Il drammatico episodio segnerà per sempre la vita di Totò che, oltre a far seppellire Liliana nella tomba di famiglia dei De Curtis imporrà il suo nome anche alla figlia, avuta nel 1933 da Diana Bandini Lucchesi Rogliani.
Nello stesso anno Totò viene adottato dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas, che gli concede di poter acquisire i suoi titoli in cambio di un vitalizio.
Forma una propria compagnia e attraversa da protagonista gli anni d’oro dell’avanspettacolo. Anche il cinema si accorge di lui, e nel 1937 lo chiama a interpretare ‘Fermo con le mani!, il suo primo film cui segue due anni dopo ‘Animali pazzi’. Non ottengono un grande successo, ma segnano l’inizio di una carriera destinata a dargli nuove soddisfazioni a partire dal 1947 con ‘I due orfanelli‘.
La carriera cinematografica segna tutta la seconda parte della sua vita d’attore. Sarà protagonista di centodue film, trascurando definitivamente il teatro.
Anche dal punto di vista sentimentale si apre una nuova epoca, segnata dalla felicità e dall’amore per la giovanissima Franca Faldini, che non sposerà mai ma l’accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni.
La vita di Totò si chiude sul lavoro.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->