mercoledì, Luglio 28

Toscana rosso sangue

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Dal 29 giugno è ufficiale, in Toscana la caccia a cinghiali, caprioli, daini, mufloni e cervi è possibile per 5 giorni alla settimana fino al 18 Settembre e riprenderà il 1 Febbraio 2017 fino alla riapertura della stagione venatoria. Nel periodo di caccia (18 Settembre – 31 Gennaio), gli abbattimenti saranno possibili solo nei consueti 3 giorni -lo ha reso noto ‘ANSA. Lo prevede una delibera, approvata dalla Giunta Regionale su proposta dell’Assessore Regionale all’Agricoltura Marco Remaschi, motivo per cui è nota come Legge Remaschi.

La legge 157/1992 disciplina l’attività venatoria e all’art. 12 comma 6 recita «La fauna selvatica abbattuta durante l’esercizio venatorio nel rispetto delle disposizioni della presente legge appartiene a colui che l’ha cacciata», de iure ma non de facto, tant’è che la caccia è un grande affare economico. Questa legge regionale lo conferma poiché ha puntato proprio sul business. Il terreno preparatorio c’è stato due anni fa quando la Deliberazione Regione Toscana del 15.12.14 n.1185 ‘Direttive per la commercializzazione delle carni di selvaggina selvatica attraverso la presenza di Centri di Sosta‘ ha dato i suoi frutti nell’ottobre 2015, con l’inaugurazione di un macello di carne di selvaggina a San Miniato (PI). Al taglio del nastro non poteva certo mancare l’Assessore Remaschi, accolto anche da una delegazione dei dipendenti della Inseme in crisi occupazionale. Dare lavoro è una carta vincente di ogni programma politico, senza porsi più di tanto interrogativi su che genere di lavoro sia.

Il progetto è ad ampio raggio e prevede l’installazione, su tutto il territorio regionale, di celle frigo per la conservazione degli animali abbattuti e corsi di formazione per i cacciatori toscani in collaborazione con le aziende sanitarie locali. L’inaugurazione di questa struttura avviene in un momento controverso per il mercato della carne, infatti, a fine ottobre, è reso pubblico il comunicato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul suo consumo, ma la Regione Toscana continua per la sua strada. La Legge Remaschi ha fatto molto parlare di sé perché non è un problema strettamente venatorio: riguarda la società tutta, la libertà di passeggiare nella natura, di girare in bicicletta, di fare escursioni. A prescindere dal massacro animale, che per me resta il problema principale, è inaccettabile che una Regione legiferi a favore di una sparuta minoranza di sportivi sui generis, limitando la libertà della maggioranza della sua popolazione, concedendo privilegi a una lobby da cui si fa tenere in scacco.

La classe politica si è mostrata sorda alle urla strazianti degli animali; alle richieste delle associazioni di tutela ambientale, animale e vegetale; alla preoccupazione della cittadinanza che chiede di essere tutelata nella sua vita quotidiana; ai numerosi appelli da parte di personaggi di spicco come Franco Battiato, Stefano Bollani, Antonio De Marco, Giulio Giorello, Lorenzo Guadagnucci, Luigi Lombardi Vallauri, Enzo Maiorca, Dacia Maraini, Giorgio Panariello, Vincenzo Pardini, David Riondino, Susanna Tamaro, Gianni Tamino, Folco Terzani, Gianni Vattimo, Sandro Veronesi, Marco Vichi.

La legge è passata e, apparentemente, le proteste no. Ma bisogna andare oltre le apparenze perché nulla passa invano. Il movimento di protesta creato dalla campagna ‘Toscana rosso sangue‘ con le cartoline dalle città della Toscana, le innumerevoli lettere inviate a istituzioni e organi di stampa non si dissolverà nel nulla. L’Associazione Gabbie Vuote di Firenze, che da tempo studia il problema cinghiali, ha inviato un recente comunicato stampa annunciando un ricorso alla Corte di Giustizia Europea. La questione è certamente etica, ma si deve risolvere con interventi tecnici. I metodi efficaci, di lungo periodo, di prevenzione e non emergenziali dovrebbero prevedere l’arresto per qualche anno della caccia al cinghiale per poi fare valutazioni scientifiche su quanto essa sia dannosa: tutti lo sanno, soprattutto i cacciatori, che però non vogliono rinunciare a divertirsi nella pratica di uno sport sanguinario.

Le vie verdi per la libera circolazione dei cinghiali tra zone e tra regioni dovrebbero rientrare nella politica nazionale ed europea. Se i cinghiali non possono circolare, finiscono prigionieri tra strade, paesi, reticolati, muri e ovviamente arrivano nell’abitato umano ma lo fanno solo perché non hanno alternative. Già questi due primi metodi darebbero eccellenti risultati e non ci sarebbe bisogno di molto altro. In caso di emergenza, ci possono essere gli investimenti pubblici a compensare gli agricoltori nell’acquisto di barriere fisiche per difendere le colture dai danni provocati dai cinghiali. I metodi più invasivi si devono usare in ultima istanza quando tutti gli altri non hanno funzionato: cattura/ immunocontraccezione/rilascio è il metodo più moderno. Non si tratta di usare la chirurgia ma di praticare una puntura, la nuova frontiera della ricerca, utilizzata in USA e in UK.

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