giovedì, Aprile 22

Torturato nelle carceri di Assad 'Sono cittadini siriani, il loro lavoro è torturare la gente per conto di Assad'

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Mi colpivano con oggetti acuminati: sulla corpo, sulle ferite, sulla testa. Poi mi spegnevano le sigarette sulla pelle, sugli occhi. A volte per torturarmi mi facevano sdraiare su un letto di ferro e mi folgoravano con le scariche elettriche“. Firas Fayyad è siriano ed è stato nelle prigioni segrete di Bashar al-Assad a Damasco per due volte nel 2011 dopo lo scoppio della guerra civile siriana. La sua colpa è quella di essere un regista e di aver documentato con il film ‘On the other side‘ come gli esiliati siriani percepiscano dall’esterno l’evolversi della situazione nel loro Paese.

Contare i morti in Siria è ormai impossibile: l’Onu ha smesso di farlo due anni fa. La prima volta che Firas è stato messo in prigione, la guerra civile siriana era appena iniziata. “Sono stato arrestato due volte. La prima agli inizi di aprile del 2011. Erano gli albori della rivoluzione. Sono rimasto in carcere per tre mesi. La seconda volta nel novembre dello stesso anno, per otto mesi: mi hanno arrestato di nuovo per il mio film ‘On the other side’ dedicato a un poeta siriano in esilio e alle sue riflessioni sugli sviluppi della situazione nel suo Paese“.

Dove si trovava il carcere?

Il primo carcere è stato il ‘Force intelligence service detention center’ a Damasco, che i siriani chiamano il ‘Centro della morte’. La seconda volta che sono stato arrestato ho cambiato diversi centri di detenzione. Prima sono stato detenuto nel reparto ‘Intelligence information’, poi sono passato al ‘Domestic intelligence centre’, detto anche “Alkhateeb branch” o “branch 251”. Da qui mi hanno trasferito allo ‘State intelligence’ o ‘General intelligence department’, dove sono rimasto per tre mesi. Poi mi hanno portato in un centro di detenzione militare dove addestrano gli ufficiali dell’intelligence : ci sono rimasto per un mese.  Poi mi hanno trasferito al carcere civile di Addra, a quello di Homs e, infine, a quello di Aleppo.

Chi c’era accanto a te nelle carceri?

La maggior parte dei detenuti erano civili provenienti da tutti i quartieri di Damasco. Tutta gente che aveva partecipato alle proteste pacifiche. Poi c’era altra gente che non centrava nulla con le proteste pacifiche e  alla quale i civili erano ostili nello stesso modo in cui lo erano nei confronti di Assad.

Quali torture hai subito in prigione?

Botte indiscriminate con oggetti acuminati sui muscoli, sulle ossa e sulla testa. Mi spegnevano le sigarette sul corpo, sul collo, sul viso, sugli occhi, sulle guance, sulle spalle. Poi mi appendevano: mi legavano i polsi con una corda e mi appendevano al soffitto. Rimanevo con tutto il peso del mio corpo sui polsi. Mi gonfiavo e sentivo dolori atroci. Succedeva tutti i giorni. I miei carcerieri mi lasciavano cosi per ore e per giorni. Tutto dipendeva da quali informazioni loro volevano da me. A volte lo facevano solo perché erano arrabbiati o avevano bevuto. Mi torturavano anche con l’elettricità. Mi legavano a una sedia oppure a un letto di ferro, poi mi folgoravano con le scariche elettriche. Altre volte con un gancio davano scariche elettriche a zone sensibili del mio corpo, come il collo, il petto, le mani o il pene. Poi c’era la ruota: una gomma di un autocarro nella quale mi facevano entrare dopo avermi legato, per bloccare completamente ogni mia possibilità di muovermi e proteggermi. Quando ero dentro, cominciavano a picchiarmi con bastoni, fruste e altri strumenti di tortura sulla schiena, sulle gambe, sulla testa.

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