lunedì, Settembre 27

Torre del Lago e il suo Adone Intervista a Marilena Cheli sul suo recente libro e a Stefano Mecenate sul Festival Puccini

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Adone festival puccini

In occasione del 60° Festival Puccini sabato 9 agosto alle 18,30 presso il Gran Teatro Giacomo Puccini di Torre del Lago (Lucca) sarà presentato il volume di Marilena Cheli ‘Adone del Lago. Quasi una biografia’ edito recentemente da Sidebook.

Nel libro la storia del Festival Puccini è vista con gli occhi di chi lo ha prima sognato e poi realizzato, ossia Adone Spadaccini, di professione geometra e appassionato melomane, figlio di Ultimo, meccanico di Giacomo Puccini. Tutto era cominciato proseguendo la tradizione del ‘Carro di Tespi Lirico’ che Adone all’età di sette anni aveva visto mettere in scena Bohéme e Butterfly, così come desiderava Puccini, proprio davanti alla casa del maestro. Nel corso degli anni Adone fa crescere e rende credibile, prima in Italia e poi nel mondo, una manifestazione che sarebbe diventata l’odierno Festival Pucciniano, uno degli eventi più attesi della vita culturale toscana e uno dei più importanti in Italia per la musica lirica.

Il Festival è dedicato al noto compositore e si svolge ogni estatenei mesi di luglio e di agosto, proprio nel luogo dove egli visse e che gli ispirò le sue opere immortali. Fondato nel 1930è diventato un appuntamento prestigioso con migliaia di spettatori provenienti da tutto il mondo, che qui possono ascoltare i più grandi interpreti della lirica sotto la direzione di importanti direttori d’orchestra ed ammirare straordinari allestimenti curati dai più famosi registi dei capolavori pucciniani. Le opere vanno in scena in un teatro all’aperto di 3400 posti, eretto in riva al lago, circondato dal verde, proprio davanti alla Casa Museo del maestro Puccini dove sono custodite le spoglie del musicista e dove si possono ammirare reperti e cimeli della sua vita e della sua gloriosa vicenda artistica. Il Museo, che è gestito con competenza da Simonetta Puccini, nipote dell’illustre Giacomo, è per le decine di migliaia di appassionati che lo visitano ogni anno un ideale punto di partenza alla scoperta di numerosi ed interessanti itinerari a tema, che si snodano in tutta la provincia di Lucca e nelle più importanti città d’arte della Toscana.

Il teatro nella sua attuale forma stabile è stato inaugurato nel 2008, ma già nel 1964 Adone Spadaccini presentò il plastico di quello che sarebbe dovuto diventare, situato proprio dove ora è stato costruito. Più che sogno, la sua idea era considerata da tutti un’utopia perché quel terreno era abbandonato, inagibile, fangoso, in poche parole inadatto. Ma il 1966 è l’anno della svoltagrazie ad un accordocon il Comune rinnovabile anno per anno, che prevedeva in via sperimentale la cessione all’amministrazione comunale del terreno sulla sponda sinistra del lago. All’inizio il teatrodetto dei Quattromilavenne precariamente montato dove ora si trova la grande struttura stabile. La precarietà era dovuta al fatto che tutta la struttura doveva essere smontata al termine di ciascuna stagione e ciò comportava difficoltà enormi, in considerazione del fatto che in quegli anni la manifestazione si svolgeva tra l’indifferenza, e spesso l’ostilità, di parte della classe politica e della pubblica opinione che ravvisavano nel festival un divertimento per pochi melomani e uno sperpero di denaro pubblico. In realtà, il festival di quei tempi costava il solo montaggio del teatro e riceveva dallo Stato un modesto contributo come semplice stagione lirica di provincia. Dopo la stagione economicamente disastrosa affidata al Maggio Musicale Fiorentino, per ben quattro anni a Torre del Lago non si parlò più di Puccini né di Festival Pucciniano, facendo pensare ad un suo definitivo accantonamento.

Nel 1971, però, grazie al personale interessamento del sindaco Federigo Gemignani, coadiuvato dall’allora assessore alla cultura e dal capogruppo del Pci, si riuscì a dar vita al ‘Centro per la diffusione della cultura musicale Giacomo Puccini’alla cui presidenza venne designato Adone Spadaccini. Fu questa la chiave diplomatica per riaprire le porte al Festival.

Un’altra intuizione di Spadaccini alla fine degli anni Sessanta fu quella del ‘Puccineum’, per usare un’espressione cara a Guido Marotti, illustre musicologo ed amico personale di Puccini. Quello che Adone immaginava era appunto una sorta di ‘villaggio globale’, oggi diremmo di ‘città della musica’, dove appunto la musica del maestro avrebbe dovuto essere analizzata e vissuta in tutti i suoi molteplici aspetti. Questo sogno però non si realizzò, anche se ora si torna a parlarne.

Federigo Gemignani propose di mutare quella che era la Stagione Lirica Pucciniana in Festival Pucciniano, con la possibilità di richiedere quindi maggiori contributi e di poter scritturare artisti stranieri che all’epoca non potevano essere ingaggiati dagli impresari privatiIl Festival fece in tal modo un vero e proprio salto di qualità, che lo spinse a divenire una vera e propria fucina di novità e si aprì l’epoca di celebri direttori artistici del tipo di Sylvano Bussotti, Lorenzo Ferrero, Luciano Alberti, Renzo Giacchieri e di direttori d’orchestra come Rescigno, Sonzogno, Ahronovitch, Gelmetti, Scaglia, Sinopoli, Oren, tanto per citarne alcuni. Intorno al sogno di Adone si sono avvicinati e avvicendati uomini di cultura, politici, amministratori, cantanti, registi, scenografi, direttori d’orchestra, decisi a rendere omaggio con la loro attività,mettendo a disposizione il proprio ingegno e la propria personalità, all’immortale compositore di memorabili pagine della lirica di ogni tempo. Nella presentazione del libro, insieme ad Adone Spadaccini, all’editore e critico musicale Stefano Mecenate e all’autrice, gli amici di Adone, vecchi e nuovi protagonisti del Festival e cantanti racconteranno quelle testimonianze che il volume raccoglie, insieme a un ricco apparato iconografico di foto, lettere e documenti legati alla vita e all’attività di Ultimo, Adone e del figlio Paolo Spadaccini, che continua la passione del padre per la lirica. Insomma nel libro viene raccontata la storia di tre generazioni al servizio di Puccini e della sua musica immortale.

Abbiamo intervistato sull’argomento Marilena Cheliautrice del libro.

 

Come è nata l’idea di questo libro?

L’idea del libro è nata con la conoscenza di Adone Spadaccini, una persona che compirà quest’anno 90 anni e che ha fatto parte da sempre della vita del Festival Pucciniano, anche prima che diventasse tale. Egli infatti è nato nel novembre del 1924 e il 29 novembre di quell’anno è morto Puccini. Adone ha assistito alla seconda rappresentazione della Bohéme nel 1931, quando era un ragazzino e da quel momento si è interessato sempre e costantemente delle vicende del festival, agendo da volontario insieme ad altri amici di Torre del Lago, per diventarne poi presidente dal 1973 al 1977. È una persona che ha passato tutta la sua vita nell’ambito di questa manifestazione e tutt’ora, quando viene rappresentata un’opera pucciniana, è possibile trovarlo nel quarto settore del Teatro dei Quattromila che lui stesso ha contribuito a creare. Al momento della presidenza di Adone Spadaccini è stato scelto il progetto da lui elaborato, in quanto era geometra, per la realizzazione di questo teatro chiamato dei Quattromila. Egli è una figura che adora Puccini e vive della sua musica, figlio di quell’Ultimo Spadaccini che è stato l’autista del maestro per 10 anni ma che non si è limitato ad essere solo un suo dipendente, ma anche una persona in cui il compositore riponeva grande fiducia ed estrema stima. Abbiamo anche Paolo, figlio di Adone, che è presidente del Club La Bohéme e lo è stato della Fondazione nel 2011, che ha continuato la passione del padre per l’opera e per il melodramma.

Ci illustra meglio la figura di Adone Spadaccini?

Adone Spadaccini è una figura particolare, un uomo che da alcuni è stato descritto come una vera e propria forza della natura, uno che ha sempre perseguito con una determinazione e decisione qualsiasi obiettivo si sia posto. Egli ha preso il diploma di geometra come autodidatta ed si è laureato in scienze politiche a 57 anni. La stessa determinazione è stata impiegata a perseguire gli obiettivi relativi al Festival Pucciniano sia nel contattare i cantanti, sia nel realizzare, come ho detto, il Teatro dei Quattromila, sia nell’inventare cose che fino a quel momento non erano state fatte. Ha portato a Torre del Lago Pavarotti, Corelli, Katia Ricciarelli, Del Monaco, tutti grandi personaggi, simboli della Golden Age del Festival Pucciniano. Ha collaborato, insieme ad altri, al Premio Butterfly, un premio creato in Giappone per ricordare la soprano Tamaki Miura, molto quotata e una delle migliori interpreti delle opere di Puccini. Adone Spadaccini è stato colui che ha avuto l’idea di far fare una statua in marmo da collocare poi a Nagasaki nel Garden Glover, di fianco alla statua di Cio-Cio-San, realizzata grazie alla collaborazione di Franco Moretti, l’attuale direttore della Fondazione. Dalla sinergia di queste due persone è dunque nato un progetto splendido. Adone Spadaccini con Federigo Gemignani, a lungo sindaco di Viareggio, hanno creato il Premio Puccini, per dare un riconoscimento ogni anno alle migliori interpreti pucciniane e tutt’ora nel Festival ci sono una serie di totem che accompagnano il visitatore fino al foyer, in cui sono evidenziati tutti i Premi Puccini alla carriera e non che ci sono stati in tutti questi anni. Adone Spadaccini è una persona notevole sotto tutti gli aspetti e che non può passare inosservata, sia per l’aspetto fisico, in quanto è ancora un uomo alto ed è sempre presente ogni volta che c’è una rappresentazione di Puccini nelle serate del Festival.

Quali battaglie ha sostenuto Adone per la realizzazione del teatro?

Le battaglie sono state tante perché, come tutti sappiamo, l’influenza della politica sopra queste manifestazioni è sempre stata pesante e in alcuni casi limitante. Nel giugno 1978, per fare un esempio, a conclusione del mandato come presidente della Fondazione, Adone Spadaccini aveva già predisposto il tabellone e tutto ciò che era necessario per quella stagione, proprio in previsione della chiusura del suo mandato e purtroppo a ridosso dell’apertura della manifestazione, la giunta comunale di Viareggio era di sinistra e non ha accettato questo discorso realizzando una commissione e rifiutando quello che era stata la collaborazione e il supporto che egli aveva lasciato. Dato che l’andamento delle manifestazioni non era all’altezza delle aspettative, è stato poi proposto ad Adone di collaborare, in modo tale che potesse portare avanti il discorso che aveva già iniziato, ma egli si è rifiutato, dicendo che non lo avrebbe fatto se non gli si fosse lasciata la completa gestione della situazione. Nei primi anni Settanta, al momento della costruzione del Teatro dei Quattromila, Adone Spadaccini aveva presentato il progetto di una vera e propria ‘città della musica’ con una foresteria, spazi per la socializzazione e un centro studi, ma una volta presentato in Comune è stato approvata solo per la parte relativa al teatro. All’interno delle istituzioni liriche spesso le varie correnti politiche rappresentano degli ostacoli più che delle agevolazioni, anche se la politica non dovrebbe entrare in queste fondazioni.

Attorno alla figura di Adone ci sono altri personaggi che hanno collaborato alla realizzazione del teatro e del festival: ce ne parla?

Nel libro si parla abbondantemente di tutta una serie di ‘amici di Adone’ che come lui erano dei veri e propri melomani volontari. Il primo teatro all’aperto che è stato realizzato a Torre del Lago era nel piazzale davanti alla casa di Puccini, il palcoscenico era costruito su palafitte sul lago e le panche per la platea poste sulla riva venivano prese in prestito alla chiesa parrocchiale. Il lavoro per predisporre questo teatro, che poi doveva essere smontato al termine di ogni rappresentazione, così come il Teatro dei Quattromila (infatti solo quello attuale inaugurato nel 2008 è stabile), era molto complesso. Tutti questi amici erano persone di varia estrazione sociale: uno era Aldo Picchi, un maestro elementare; Eugenio Belluomini, che aveva un deposito di carburante, ma era il creatore e coordinatore della Banda Pardini a Torre del Lago; il maestro Salvatore Orlando, che rappresentava il Comune di Viareggio e Enzo Gucci, proprietario di un negozio di alimentari ma melomane appassionato. Questo gruppo, di cui oggi probabilmente non è rimasto nessuno tranne Adone, andava a trovare i vari cantanti e li convinceva a venire a Torre del Lago per le rappresentazioni, a volte con cachet inferiori a quelli che essi erano soliti richiedere. Gli amici di Adone erano supportati alla Scala di Milano da Oreste Mogherini, direttore di palcoscenico, che collaborava con loro da lontano. Erano tutte persone animate dall’amore per la musica e su base volontaria, che hanno contribuito a creare una realtà che ora è tangibile e ricca di iniziative.

Il volume risulta ricco di materiale iconografico: che cosa illustra e dove è stato reperito?

Tutto il volume è scandito da una serie di fotografie in corrispondenza dei vari momenti narrativi, come ad esempio quelle che ritraggono Ultimo Spadaccini e la moglie Ottavia Del Cima, sorella di quell’Adone che era a capo della corazzata Roma, perito nell’affondamento della nave il 9 settembre del 1943 e insignito di medaglia d’argento al valore militare. C’è poi una ricca appendice iconografica di 80 pagine che contiene riproduzioni di documenti originali autografi, reperiti nello studio di Adone Spadaccini. Qui esiste una enorme quantità di materiale che sarà alla base di un Fondo Spadaccini, destinato a raccogliere i documenti conservati di tutta la sua vita.

Dall’epistolario documentato che cosa emerge relativamente alla figura di Puccini e al suo sogno di poter rappresentare le sue opere a Torre del Lago?

Relativamente alla vita di Puccini c’è una serie di lettere che ripercorrono i rapporti di fiducia e perfino di amicizia che legavano il musicista ad Ultimo, che è stato il suo autista per oltre 10 anni, fino a quando non fu richiamato in guerra come capo motorista in aviazione. Già da quelle lettere possiamo ricavare un’idea sulla figura di Puccini che affidava ad Ultimo incarichi molto precisi e di estrema fiducia. Ad esempio ce n’è una nella quale Puccini si rivolge all’autista dicendogli di vendere il motoscafo a cui era molto affezionato, ma di farsi pagare prima di cederlo, cosa che ci fa comprendere come il musicista fosse attento alle sue entrate. C’è anche un’altra lettera in cui Puccini cerca di confortare Ultimo, particolarmente sconsolato perché era stato richiamato in aviazione, dicendogli che avrebbe provveduto a parlare con personaggi di sua conoscenza per farlo stare un po’ meglio. Siamo anche riusciti a trovare una lettera autografa di Ultimo Spadaccini scritta alla moglie Ottavia, in cu si parla di una piccola incomprensione sorta fra loro; un’altra scritta dallo zio di Adone racconta gli ultimi istanti di vita del suo fratello maggiore morto diciottenne. Ci sono poi le fotografie che ritraggono Puccini.

Il padre di Adone Spadaccini era il meccanico di fiducia di Puccini: nel libro si parla anche della passione di Puccini per le prime autovetture?

Non ho insistito in particolare su questo argomento, perché tanti altri autori hanno parlato di questa passione di Puccini per la meccanica, per le macchine, i motoscafi e per le donne. C’è il libro ‘Puccini per amico’ di Mario Fedrigo che parla in modo diffuso di questo argomento. Io ho puntato più che altro sul rapporto tra Adone e Puccini e sui legami famigliari di Adone, dove egli tiene molto a sottolineare perché si è mantenuta la passione per la musica, ossia per il melodramma e per la musica di Puccini in particolare, in tutta la famiglia.

 

Abbiamo intervistato sul tema anche Stefano Mecenate, giornalista, critico musicale ed editore.

 

Qual è la storia del Festival Puccini?

La storia del Festival Puccini nasce con il maestro, che prima di morire dice a Forzano che gli sarebbe piaciuto tanto vedere un giorno le sue opere presentate sul lago, davanti alla sua casa. Forzano, insieme a Mascagni, raccolse questo desiderio come ultima volontà del maestro e nel 1930 con una compagnia mettono in scena la Bohéme, che viene rappresentata, come aveva chiesto il maestro, proprio davanti alla villa di Puccini prospiciente Torre del Lago. Da lì in poi la storia del Festival Puccini è cresciuta a tappe, privilegiando inizialmente quelli che potevano essere i bisogni locali, attraverso uomini come Adone e i suoi vicini, che hanno realizzato delle iniziative da fare sul e nel territorio. Adone, come anche gli altri, voleva che Puccini fosse riconosciuto e ricordato a livello nazionale ed internazionale dove aveva vissuto e aveva realizzato le sue opere. E ciò attraverso la volontà di creare un teatro più grande e più accogliente, la necessità di contattare i più grossi interpreti della lirica nazionale ed internazionale, così il Festival Pucciniano diventa pian piano da realtà locale, un evento nazionale e poi internazionale. Si realizza dapprima un teatro provvisorio, e successivamente un teatro semistabile, nel senso che non viene più smontato tutti gli anni, ma rimane fisso su ponteggi di tubi innocenti fino al Teatro dei Quattromila, che fino al 2008 produrrà le più belle opere realizzate in nome di Puccini: non dimentichiamo che Torre del Lago, tramite il Festival Puccini, diventa anche il luogo dove le migliori edizioni vengono portate e ospitate, poi seguiranno tutta una serie di produzioni internazionali ivi presentate. Dal 2000 in poi, il Festival Puccini decide di fare un’operazione ulteriore, intitolata ‘Costruire l’opera’ che consiste nel creare un rapporto tra artisti e opere liriche affidando a maestri di levatura internazionale (parlo di Mitorai, Cascella, Miller) la produzione, la messinscena e le scenografie delle opere che verranno prodotte in quell’anno. E ciò fino al 2008, quando il sogno di Adone si realizza, cioè quando il teatro diventa il Gran Teatro Giacomo Puccini, una struttura stabile, in cemento armato e legno, sistemata più o meno davanti al lago e in grado finalmente di poter accogliere il pubblico internazionale che sta diventando sempre più numeroso.

Qual è il programma del Festival Puccini di quest’anno?

Quest’anno è il centodecimo anno della Madama Butterfly: quindi è stato realizzato un nuovo allestimento con la regia di Renzo Giacchieri che ha scelto costumi e scene dell’opera, poi c’è stata Boheme con la regia di Ettore Scola, una versione notevolissima, e quando presenteremo il libro (9 agosto) ci sarà la sera il debutto di Turandot, anche questa in una nuova produzione e allestimento. Il 3 agosto c’è stata la prima de Il Trittico con un progetto decisamente interessante voluto dal nuovo direttore artistico Daniele De Plano, ovvero opere ideate e cantate da giovani dell’Accademia di Alto Perfezionamento per voci Pucciniane, con scene, costumi e regia affidati a giovani artisti scelti con un bando pubblico aperto a tutti a inizio anno. Il bando è stato vinto da un gruppo di ragazze che hanno messo in scena Il Trittico, ovvero Il Tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi, in forma molto originale, interessante e davvero molto applaudito dal pubblico. Ci sarà anche una produzione giapponese, scritta proprio da un giapponese, presentata in lingua originale negli anni 2000 e oggi viene riproposta per la prima volta in italiano, riguardante la storia del figlio di Madama Butterfly (il seguito quindi della più nota Butterfly), che tornato in Giappone nel 1945 con l’esercito americano, si innamora di una ragazza giapponese (storia per certi versi analoga a quella di Pinkerton), ma i giorni della guerra sono anche quelli di Hiroshima e quindi questo amore che sboccia fra due diverse realtà, fra Occidente e Oriente, svanisce a causa di questa bomba che distrugge ancora una volta un sentimento.

Come si colloca questa presentazione del libro di Marilena Cheli nell’ambito delle manifestazioni 2014?

Poiché questo è il 60° Festival Puccini, è un anno importante, come non omaggiare in qualche modo colui che ha pensato a questa manifestazione e che l’ha voluta così fortemente da impegnare tutta la vita per realizzarla. La stessa Fondazione ha voluto dare un segno di alto riconoscimento a questo personaggio e da parte della casa editrice e mio personale, oltre di chi l’ha curato, il desiderio di ricordare insieme agli amici il protagonista tuttora vivente. Sarà un momento conviviale e di scambio nel quale egli, insieme con quelli che dopo di lui hanno fatto grande il Festival Puccini e agli ospiti, racconteranno e confronteranno i loro vissuti.

Chi prenderà parte in forma attiva a questa presentazione del libro?

Ci sarò io come editore, la dottoressa Cheli che lo ha scritto, i rappresentanti del Festival Puccini, De Plano come direttore artistico, il direttore generale Franco Moretti, la Presidente  salvo imprevisti dell’ultimo momento, il sindaco e l’assessore alla cultura. Inoltre, come ospite avremo Lucetta Bizzi, una delle voci nazionali e internazionali del Festival che attualmente dirige la Accademia di Alto Perfezionamento del Festival Puccini. Abbiamo invitato anche altri artisti che, compatibilmente con i loro impegni stagionali, dovrebbero essere con noi.

A che punto è oggi il progetto del Puccineum?

In realtà si è fermato al primo stadio, a quel teatro che dicevo essere un punto d’orgoglio perché è una struttura che ha una grandissima visibilità e grandissimo riscontro. Il progetto del Puccineum che in realtà significa trasformare Torre del Lago in una piccola Salisburgo è di là da venire, la volontà politica a tratti sembra esserci, la capacità di attuarlo purtroppo no. E lì probabilmente lo sforzo dell’amministrazione comunale non sarebbe sufficiente, richiederebbe l’unione di provincia e regione, per far sì che questo territorio bellissimo (tra l’altro Torre del Lago ha alle spalle il lago di Massaciuccoli, le colline della Versilia al lato opposto il mare, quindi si trova in una posizione fantastica) si trasformi alla maniera di Salisburgo, di Macerata o di Bayreuth, con una sinergia e integrazione fra le varie istituzioni, che possa intervenire sulla viabilità, sull’urbanistica e sulle varie infrastrutture locali. Altra cosa che caratterizza a livello mondiale Torre del Lago è la presenza della casa di Puccini, la villa dove egli ha scritto le sue opere, dove ha vissuto e dove voleva tornare dovunque fosse nel mondo, e che oggi è abitata e gestita dalla nipote Simonetta Puccini: una rarità che potrebbe essere meglio valorizzata e dare al territorio una spinta verso una riconversione più culturale e vitale rispetto a quella attuale.

È quindi possibile paragonare il Festival Puccini a quello di Salisburgo?

Sì, perché ha la stessa valenza. Sono sessant’anni che esiste, quindi non è una realtà dell’ultimo minuto, ma si è conservata nel tempo, dove le realtà internazionali rappresentano ormai una costante. Come a Bayreuth Wagner è vissuta a tempo pieno, qui è Puccini a essere protagonista, ma certo si potrebbe fare ancora di più.

Che peso ha oggi la musica di Puccini nel panorama lirico internazionale?

Ritengo, come critico musicale, che essa sia tra le prime nel panorama lirico internazionale, perché il tipo di musicalità che Puccini propone è di una ‘empatia molto popolare’, che arriva ai sentimenti delle persone con molta facilità, non è un percorso intellettuale, ma giunge alla pancia dell’ascoltatore e quindi a livello internazionale molto riconoscibile e apprezzato anche da ascoltatori che non hanno la nostra stessa cultura. Dal punto di vista più scientifico, più tecnico, sicuramente Puccini è stato oggi rivalutato, dopo le critiche musicali dei decenni precedenti, e negli ultimi cinque o sei anni la sua musica e le influenze di questa sono state riesaminate e acquistano risonanza internazionale: non dimentichiamo che Puccini si reca a Bayreuth su mandato di Ricordi e qui si innamora di Wagner e lo studia a fondo, come fa anche a proposito della musica francese, da Debussy in poi, al punto che la sua produzione musicale non ha un sapore strapaesano, ma riesce a riconnettere la grande musica di fine Ottocento e del Novecento europeo con una lettura decisamente italiana.

Qual è l’attualità di questo festival?

L’attualità è saper raccontare di anno in anno, ogni volta in modo diverso, quelle che sono le opere di Puccini, la capacità di fare attraverso gli strumenti idonei e la regia una messainscena sempre attuale e originale, di dare una lettura ogni volta possibile della vasta produzione del maestro con artisti diversi a livello nazionale e internazionale.

Come la lirica può essere ammodernata per essere gestibile e gustabile al pubblico di oggi?

Essa non va ammodernata, ma riproposta con grande rispetto di dove è nata e come è nata. Per renderla attuale e gestibile, bisogna soltanto educare il pubblico. Soprattutto in Italia manca purtroppo l’educazione alla musica lirica nelle scuole, la musica lirica nasce come musica popolare, destinata alla gente: non dimentichiamo che proprio il contenuto musica-scena-immagine è quello che oggi è il film, serviva per fare vedere alla gente in modo immediato, facile, delle storie di un certo periodo storico. Oggi quando si parla di un’opera si dice: la Bohéme di Zeffirelli o di Scola, ma in realtà Bohéme è di Puccini; il fatto che un regista o uno scenografo oggi qualche volta si impossessino dell’opera, travisandola, alterandola o anche cambiandone la struttura, è una violenza inutile, gratuita e dannosa: bisogna avvicinare la gente all’opera, portare i ragazzi a teatro, far vedere loro che non si tratta di una cosa noiosa o intellettuale, che sono storie piacevoli e interessanti, che quelle persone che sono sul palcoscenico non urlano, ma raccontano alla loro maniera una bella vicenda, e se forniti di libretto, magari riescono a interessarsi anche alla melodia dei cantanti.

 

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