lunedì, Novembre 29

“Tornate subito a casa” Rischi troppo alti: l’Ambasciata chiede ai lavoratori filippini di abbandonare immediatamente l’Iraq

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filippine iraq

Bangkok – Il Dipartimento per gli Affari Esteri presso il Governo delle Filippine, a causa del rapido deteriorarsi delle condizioni riguardanti la sicurezza in Iraq, nella giornata di giovedì scorso ha chiesto a tutti i filippini in quella Nazione di andare via al più presto possibile. Il Dipartimento per gli Affari Esteri ha innalzato il livello di Allerta Crisi portandolo al Livello 4 (mandato per il rimpatrio) in Iraq disponendo tutte le procedure per l’evacuazione con copertura totale a carico del Governo delle Filippine.

«I cittadini filippini in Iraq verranno assistiti dall’Ambasciata delle Filippine a Baghdad e dal Team di Risposta Rapida che in questo momento stanno approntando le fasi di registrazione dei lavoratori filippini all’estero» ha affermato Charles Jose, portavoce del Dipartimento per gli Affari Esteri in un comunicato stampa ufficiale. Charles Jose ha confermato che la regione del Kurdistan iracheno resta sotto Allerta Livello 1 (fase precauzionale) poiché l’area era descritta come «ancora relativamente calma e stabile». «Il Dipartimento per gli Affari Esteri continua a monitorare attentamente gli sviluppi politici e nella sicurezza in Iraq», è stato aggiunto. I combattenti sunniti dello Stato Islamico in Iraq e nel Levante (ISIL) hanno conseguito svariati successi nel Nord dell’Iraq nei giorni scorsi. Combattono aspramente contro le forze governative per la conquista del più grande impianto di raffinazione del petrolio situato a 200 chilometri a Nord di Baghdad nei pressi di Tikrit.

Crescono anche le preoccupazioni circa la sicurezza dei lavoratori stranieri nella Nazione a causa dei combattimenti che si sono via via intensificati tra il Governo a guida sciita del Primo Ministro Nouri al-Maliki e i miliziani di estrazione sunnita.

Ma le Filippine non sono l’unica Nazione dell’Asia Orientale ad avere propri cittadini sul territorio iracheno in qualità di lavoratori. Ad esempio, anche la Cina sta pianificando piani di evacuazione immediata, dato l’alto livello di rischio per il proprio personale, in particolar modo impegnati soprattutto nei settori dell’energia, delle costruzioni e telecomunicazioni: si stima che almeno 10.000 cinesi siano impegnati al lavoro in territorio iracheno presso una quindicina di Società cinesi ivi operanti. La gran parte dei lavoratori cinesi è in aree protette della Nazione irachena. Ma la portavoce del Ministero per gli Esteri cinese Hua Chinying, ha affermato nel corso di un incontro coi media Giovedì scorso: «Assisteremo il numero minore di nostri lavoratori che si ritrovino in aree insicure affinché possano evacuare verso zone sicure il più in fretta possibile». Ha poi aggiunto che l’Ambasciata cinese in Iraq e quelle delle Nazioni vicine stanno via via chiedendo aiuto e sostegno nell’espletamento delle formalità sia in ingresso sia in uscita dal Paese. Uno dei problemi maggiori che derivano da questa situazione di grande instabilità è che –nel caso in cui in un solo colpo tutti i lavoratori dell’Asia Orientale presenti attualmente in territorio iracheno dovessero fuggire via dall’Iraq per mettersi in salvo- Baghdad ma anche altre città sull’asse Nord-Capitale irachena potrebbero subire interruzioni nelle forniture di energia oltre che gravi danni economici sia per la Nazione irachena sia per le Società attualmente operative in quella Nazione e che sono fortemente impegnate nella costruzione o ri-costruzione delle più importanti infrastrutture delle quali l’Iraq ha grandemente bisogno.

 

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