venerdì, Maggio 14

Tornare alla leva non sarebbe un dramma

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Con le profonde modificazioni sociali di questi ultimi decenni, i cambiamenti a livello familiare sono evidenti, soprattutto nei figli. Quegli adolescenti un po’ svogliati e spesso insofferenti a tutto quello che li circonda sono figli di qualcuno che forse non è riuscito a dargli sufficiente disciplina in casa da renderlo un adulto produttivo e responsabile.
Non esistono evidenze scientifiche a riguardo, ma la maggior parte della società moderna, soprattutto quella italiana, la pensa così: se i figli non vanno bene, allora è colpa dei genitori o semmai della società allo sbando.

Subito dopo la guerra, tutti quelli che portavano i capelli un po’ più lunghi del previsto erano considerati ‘giovani debosciati senza futuro‘, ma a metterli in riga arrivava la cartolina di leva. Per molti un incubo insostenibile, per altri il momento del tanto atteso del distacco genitoriale, quasi per tutti un trauma giovanile di cui si giura un vero uomo ha bisogno.
Sono moltissime le testimonianze positive che elogiano la leva obbligatoria come il toccasana che non passa mai di moda, che risolve i sintomi di generazioni pigre ed irresponsabili.

«Il bullismo? Roba da veri duri, se superavi il periodo delle botte diventavi un vero uomo, tutto ti sembrava possibile persino dormire al ghiaccio per giorni con solo una sottilissima mimetica indosso», mi racconta Alberto che aggiunge «Io con la leva mi sono dato una sonora svegliata, non sapevo nemmeno allacciarmi le scarpe da solo, arrivato in caserma per la prima volta volevo scappare scavalcando il primo muro con il filo spinato. Avevo le lacrime agli occhi e volevo disperatamente riavere la mia mamma. Poi ho incontrato i miei compagni e molti mi hanno aiutato a capire dove dovevo andare e cosa dovevo fare, alcuni di quei ragazzi oggi sono l’unica famiglia che ho

Il richiamo alla leva obbligatoria ha prodotto fior di patrioti che non vedono altro che il tricolore dal mattino alla sera, come ci racconto Stefano, carabiniere in pensione.
«La prima volta che indossai una divisa non mi interessava un accidente dell’Italia o della guerra, volevo solo tornarmene a casa mia a fare le cose per cui la mia famiglia è sempre stata famosa: le mozzarelle. Poi dopo qualche giorno hanno iniziato a prendermi in giro per il mio accento meridionale, continuavo a spiegargli che ero italiano, ma non funzionava. In quel momento non ho mai amato così tanto il mio Paese, perché nonostante tutto a me piaceva l’Italia, mi piacevano gli italiani e le loro tradizioni. Allora ho maturato l’interesse per l’arma dei carabinieri e per le persone che questo paese lo vivevano tutti i giorni. La leva non poteva essere un momento più bello di così perché mi ha dato un lavoro e mi ha donato l’amor di patria

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