domenica, Settembre 19

Tormentone Prefetto di Perugia e Dell'Utri Entrambi sono stati protagonisti nel weekend di news che hanno suscitato polemiche

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dell'utri

 

Esistono situazioni che, per aver ricevuto dignità di notizia sui giornali, diventano il detonatore di infinite polemiche, di dibattiti snervanti, spesso fonti di fuffe montate.

Nello scorso week end hanno tenuto banco due news di sopravvalutata gravità che, però, i media, tradizionali e social, hanno fatto diventare una specie di bandiera di dibattiti sociologici ben più profondi di quelli che possono essere il coacervo di opinioni personali (compresa la mia) che in realtà sono.

A volte mi sorge il dubbio che, certi scontri d’idee, volontariamente o involontariamente, rappresentino armi di distrazione di massa e che il Mondiale di calcio lo vincerà il Ghana o il Costarica (anche il football è un’arma di distrazione di massa, cosa credete?).

Fatto n. 1: il Prefetto di Perugia, Antonio Reppucci, in preda, probabilmente, ad un’ebbrezza da trip di Baci Perugina, se n’è uscito con un’affermazione  -oltretutto vergognosamente maschilista-  riguardante la diffusione delle tossicodipendenza.
Copio, perché non voglio far sì che la mia indignazione nei suoi confronti mi spinga a romanzare: «La tossicodipendenza inizia in famiglia, col mancato controllo dei genitori. Ne è convinto Antonio Reppucci, prefetto di Perugia, che in una conferenza stampa ha detto: “Se una madre non si accorge che il figlio si droga ha fallito, si deve solo suicidare”»
Ho estrapolato queste poche righe dall’articolo di ieri su ‘La Repubblica’, ma la sua diffusione era un fiume in piena, non mancava su nessun media.
Con una lodevole rapidità, il Ministro degli Interni, Angelino Alfano, ha rimosso, su indicazione del Premier Matteo Renzi (che si era detto ‘furente’), il Prefetto straparlone.

Costui, naturalmente, prendendo a modello gl’innumerevoli politici che hanno rattoppato così l’oceano di dichiarazioni inaccettabili ammannite a noi poveri cittadini, ha immediatamente usato la formula salvifica: «Sono stato frainteso».
Ma che c’era da fraintendere, scusate? Qualcuno ha manipolato le sue parole? Si prendesse la responsabilità di quanto ha sostenuto!

Mi piacerebbe sapere se questo Prefetto abbia figli. E una moglie che gli faccia capire che razza di ayatollah indegno lui sia.

Ci dovrebbe spiegare, a parole sue (come si chiede a un esaminando per la Maturità) perché, in una famiglia in cui esistono una madre e un padre, è soltanto lei la responsabile della caduta di un figlio nella spirale del consumo di stupefacenti.
Secondo il dottor Reppucci, quale è la funzione di un padre, quella di dispenser iniziale per il concepimento e stop? Dopodiché, diventa un elemento separato del nucleo familiare, cieco, sordo, un UFO troppo impegnato nel lavoro e nel guadagnare il pane quotidiano per incontrare i figli a casa e accorgersi di alcunché?

In realtà, questa improvvida dichiarazione di Reppucci, che gli è costata il ruolo, ma non il posto (dovremo continuare a pagargli a vita stipendio e poi pensione per il grado che ha raggiunto – forse rimanendo muto -, malgrado sia un … autocensura), non ritengo che sia un’opinione peregrina di un unico cittadino fra tanti.
Chissà quanti simil-Reppucci incontriamo quotidianamente e non si palesano solo perché il discorso non cade su argomenti ‘sensibili’, ma si resta nella superficiale conversazione da rapporti sociali!
Sono personaggi convinti che il proprio ruolo li svincoli da ogni giudizio di adeguatezza, di essere i depositari della Verità assoluta e dell’imprescindibile superiorità del maschio sulla donna.

Sono persino certa che, richiamato a Roma, al Viminale, e messo in un ufficio ai margini del rapporto coi cittadini, il Signor Prefetto, dopo un po’ di quarantena per far decantare l’indignazione diffusa, ce lo ritroveremo in qualche ruolo di prestigio, quando dovrebbe essere licenziato come il villan servo della Vergine Cuccia pariniana (e con ben maggior ragione…).
Così come dovrebbero ritrovarsi in mezzo a una strada, privati di ogni bene, i mille corrotti e corruttori che hanno reso esangui le risorse di questo Paese, vivendo a ufo sul gettito fiscale – alias sulle nostre spalle e con un lusso che manco ci sogniamo -.

Tutti sul lastrico, come, invece, sono nella realtà, le persone oneste, laboriose, che non dicono bêtises, che rispettano gli altri e non incitano al suicidio donne già fiaccate dalla sofferenza e dal rapporto complesso  con la propria creatura. Vi pare giusto?

Notizia n. 2: il colendissimo dottor Marcello Dell’Utri, condannato in via definitiva per fiancheggiamento alla mafia, scappato in Libano con 10 valigie per sfuggire al carcere, ‘miracolosamente’ recuperato, malgrado coperture e rapporti ai più alti livelli, instradato in Italia, grazie all’Interpol, perché non c’erano i soldi in cassa per andarselo a riprendere, e portato dai poliziotti di Palermo da Roma – ove era atterrato – a Milano, (da dove, poi, è stato portato al carcere di Parma), anticipando i componenti della sua scorta i soldi per il proprio viaggio, s’è messo a fare il Silvio (sic!) Pellico, lacrimando sulle Sue Prigioni.
Pare che i due libri (non so se al giorno) che gli sono concessi in dotazione dal Regolamento Carcerario non gli bastino; in caso non gli venisse concessa la fruizione di un numero maggiore di libri, Dell’Utri avrebbe minacciato il suicidio.

Subito si è acceso un ozioso dibattito (inutile, cosa ci risolviamo?), anche questa volta su media e social media, fra chi non vede nulla di male, anzi ritiene una tortura psicologica il rifiuto di concedergli quanti libri vuole e chi, come me, ribatte che il regolamento non può avere eccezioni ad personam, come tutte le leggi ad personam promosse in Parlamento, di cui indegnamente Dell’Utri fece parte dirigente (e continua a percepire gli emolumenti!!! Noi cornuti e mazziati: gli paghiamo ancora uno stipendio e paghiamo tutto il necessario per tenerlo in carcere). L’amnesia diffusa che coinvolge i misericordiosi cancella non solo le colpe per cui c’è stata quella condanna in via definitiva che l’ha condotto al penitenziario di Parma (un bruscolino come concorso esterno alla mafia), ma anche altrecosucce aventi persino a che vedere coi libri, come il suo coinvolgimento nella razzìa della preziosa biblioteca napoletana dei Girolamini (anche lì, un concorso esterno…); e le varie bufale da lui accreditate come il possesso di diari di dittatori vari o della copia (ritenuta sparita, ma non è vero) del manoscritto di ‘Petrolio’ di Pier Paolo Pasolini.

Riflettiamo: se i libri, per lui, sono come l’aria, che razza di libri avrà letto per formarsi una cultura così antisociale quale è quella che ha dimostrato di avere?
E’ l’imprinting a prevalere sui buoni insegnamenti? Ovvero, poteva conoscere anche a memoria i precetti di San Francesco e comunque essere così? Esiste un’anti-letteratura che esalta i dis-valori della mafia, del furto, della ricettazione?
E, ancora: per i detenuti tossicodipendenti (e torniamo così al caso del Prefetto Reppucci), la droga è come l’aria. Dovremmo fare i pietistici anche con loro, qualora invochino le dosi quotidiane, altrimenti si suicidano?

Nella carceri italiane la situazione sta migliorando, ma le condizioni di vita dei reclusi sono state persino oggetto di attenzione e richiamo da parte delle autorità internazionali, per il sovraffollamento e le infrastrutture da Terzo Mondo.
Ogni anno sono in molti i detenuti che si suicidano, per motivazioni certamente più gravi – persino per i rimorsi… – di un personaggio ricoverato nell’oasi dell’infermeria del carcere (e pare che a Parma la situazione sia meno difficile che altrove, anche se vi sono ristretti pezzi da novanta della malavita organizzata, fra cui Riina).

Di fronte a tutto ciò, siamo capaci di spremere persino una lacrimuccia sulla triste sorte di un condannato in crisi di astinenza bibliofila… Ma, per favore…   

 

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