giovedì, Ottobre 28

Torino secondo Giuseppe Culicchia field_506ffbaa4a8d4

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Come scrittore, cosa ti ha dato vivere a Torino?

Vivere a Torino mi ha dato l’auto-disciplina necessaria a chi scrive.

Di quale Torino hai voluto parlare nei tuoi romanzi?

Nei miei libri ci sono diverse Torino, perché Torino ha tante anime, come tanti sono i suoi quartieri, ciascuno con le sue caratteristiche e – cosa non trascurabile – con la sua ‘vita di quartiere’. Poi è vero che io sono sempre vissuto in centro, e questo è il quartiere che compare più spesso nei miei libri.

Cosa ti piace o non ti piace oggi della vita culturale torinese?

La vita culturale torinese è oggi assai vivace: se penso alla Torino degli anni Ottanta non c’è paragone. Non a caso oggi girando per l’Italia mi succede spesso di sentirmi dire: “Che invidia, tu stai a Torino!”. E vi assicuro che un tempo non accadeva.

Un parere sulla crisi del Salone del Libro?

Il Salone del Libro non è affatto in crisi: gli editori fanno a gara per parteciparvi e addirittura programmano l’uscita delle loro novità più importanti proprio pensando al Salone di Torino. Tutti gli autori vorrebbero poter presentare i loro libri al Salone. In crisi è casomai il sistema di finanziamento di manifestazioni come questa, che non a caso non solo a Torino sono chiamate in questi anni a trovare sponsor privati, vista la situazione di oggettiva difficoltà in cui versano comuni e regioni lungo tutto lo Stivale (o quasi).

Quali sono i luoghi della città che senti più tuoi? Dove appaiono nei tuoi libri?

Come dicevo, sono sempre vissuto in centro, e quindi questo è il quartiere che sento più mio, con epicentro Porta Palazzo. Che pur stando in centro è zona di confine, cosa che la rende ancor più interessante.

 

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