sabato, Settembre 18

Toni Servillo e la sua idea di teatro

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Per quasi un mese l’esperienza di Teatri Uniti, di cui è direttore artistico Toni Servillo, dalla Campania si trasferisce in Toscana con tutto il suo repertorio di spettacoli e  proiezioni oltre ad  una Mostra fotografica sul teatro di ricerca a Napoli.  L’appuntamento è dal  21 marzo al 14 aprile.  L’approdo in una realtà particolarmente sensibile  al teatro come quella fiorentina  e toscana, per  il noto attore  e regista è  anche  un’occasione per  ribadire la sua idea di teatro,  nell’attuale  momento culturale e sociale del nostro Paese. Servillo parte proprio  dal racconto e dalle  motivazioni che lo hanno portato alla guida di Teatri Uniti, cioè di quel soggetto multiforme nato a  Napoli nel 1987 dall’unione di tre realtà che dalla seconda metà degli anni 70 avevano caratterizzato il panorama teatrale italiano: ‘Falso Movimento‘, ‘Teatro dei Mutamenti‘ e ‘Teatro Studio di Caserta‘. Parlando di questa esperienza  che ha abbracciato con entusiasmo e sta portando avanti con grande impegno, il celebre attore e regista, ribadisce che la sua è una scelta per un ‘teatro militante’, che richiede abnegazione rigore e coerenza con le sue stesse scelte  professionali, che lo hanno portato  a rifiutare sia la pubblicità che la tv e a ridurre anche  la sua presenza nel cinema.

Il suo impegno teatrale è pressoché totale e la rassegna, che ora sbarca in Toscana,  ne è il frutto.  Ma non si tratta di solo teatro. Il laboratorio di Teatri Uniti è  interdisciplinare, confronta e mette insieme vari aspetti della ricerca culturale. «Perché oggi il teatro  – dice  Servillo – per testimoniare la propria vitalità deve muoversi su più ambiti, intrecciando il linguaggio propriamente teatrale con quello della musica, delle arti visive e del cinema: cosa che avviene con  quel laboratorio permanente di produzione e studio dell’arte scenica contemporanea, che è Teatri Uniti. Un laboratorio che oltre all’allestimento di testi classici e contemporanei, ha realizzato anche alcuni significativi film indipendenti».  Ma qual è l’idea di teatro di Toni Servillo, che ha  maturato  negli anni importanti e nelle diverse esperienze con grandi registi, si pensi a Luca Ronconi, a Carlo Cecchi a Leo De Bernardinis o a quella del Piccolo Teatro di Milano?  «Pur manifestando la mia  grande riconoscenza» prosegue il protagonista de ‘La grande bellezza‘ «a queste personalità importanti del teatro italiano,  ritengo che oggi occorra guardare oltre il destino di uno spettacolo, svincolarsi da un certo narcisismo intellettuale, non accontentarsi di vivere chiusi negli steccati del teatro, ma cercare una comunicazione e contaminazione con la complessa realtà che ci circonda. Il teatro non può restare chiuso entro la propria dimensione laboratoriale. Insomma, deve sporcarsi le mani con la quotidianità e sapersi misurare e incontrare con il pubblico». E’ chiaro che Toni Servillo non ami un teatro divistico e autoreferenziale,  talvolta di buona confezione ma di sterili contenuti.  «Per riempire  i teatri non occorre ricorrere alle  celebrità, il talento si deve manifestare attraverso la coerenza delle scelte e del percorso. L’esperienza condotta con Teatri Uniti  dimostra che il pubblico sa riconoscere il talento anche dei giovani, poco più che ventenni,  che lavorano con me e la bontà delle proposte». Il suo lo definisce  ‘un teatro militante’  che attinge  non solo ai classici o alla grande tradizione napoletana, ma anche a giovani autori  anche stranieri, i cui lavori  siano in grado di affrontare  le tematiche, le angosce, le aspirazioni del presente.

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