giovedì, Aprile 15

Tokyo–Seul, verso un disgelo? field_506ffb1d3dbe2

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Obama holds a tri-lateral meeting with Park and Abe after the Nuclear Security Summit in The Hague

«Presidente Park, sono lieto di poterla incontrare». Così Abe Shinzo, Primo Ministro giapponese, si è rivolto alla controparte Park Geun-hye, Presidente della Corea del Sud, esibendo un sorriso e un’inaspettata padronanza della lingua coreana. Si è inaugurato in questo modo, in un clima diplomatico – almeno apparentemente – disteso e ottimista, il summit trilaterale tra Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti, svoltosi all’Aja lo scorso martedì 25 marzo, a margine del Terzo Summit sulla Sicurezza Nucleare. Si tratta del primo vero incontro ufficiale tra i due leader asiatici dall’inizio dei loro rispettivi mandati. Il tentativo di Abe di rompere quel ghiaccio, nemmeno troppo metaforico, che negli ultimi tempi ha avvolto le relazioni diplomatiche tra i due Paesi, non sembrerebbe aver particolarmente impressionato la Presidente Park che, stando ai media sudcoreani, avrebbe continuato a esibire un atteggiamento distaccato e composto.

Filo conduttore di tutti i punti affrontati nel corso dell’incontro è stata infatti la necessità, per Tokyo e Seul, di ritrovare quell’allineamento che le recenti tensioni esplose tra i due Governi, dovute prevalentemente al riemergere di problematiche di carattere nazionalistico, rischiano seriamente di compromettere. A svolgere la funzione di ‘trait d’union‘, e allo stesso tempo di moderatore, è stato il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che aveva dato l’abbrivio necessario affinché fosse organizzato al più presto un incontro con i due ‘alleati-rivali’. Un incontro resosi tanto più necessario dal momento che, nella prospettiva di un eventuale incrinarsi dei rapporti tra il Giappone e la Corea del Sud, verrebbero messi in gioco gli interessi della stessa Washington.

Obama non ha infatti mancato di ricordare, durante la sessione iniziale dei lavori, che un compatto e solido asse tra Giappone, Stati Uniti e Corea del Sud può, e deve, svolgere una funzione fondamentale per il mantenimento della stabilità e della pace nella regione e a livello globale. «Una Corea del Nord nuclearizzata è una cosa inaccettabile» ha affermato Obama. «La cooperazione trilaterale tra i nostri rispettivi Paesi ha dato un segnale forte a Pyongyang; che le sue provocazioni e le sue minacce si dovranno scontrare con la nostra risposta unitaria».

Tanto il Primo Ministro Abe che la Presidente Park hanno convenuto sulla necessità di modellare una linea di pensiero e d’azione condivisa sul tema della sicurezza nucleare. L’ultima ‘dimostrazione di forza’ di Pyongyang ha avuto luogo proprio mercoledì 26 marzo, appena un giorno dopo il meeting dell’Aja, con il lancio di due missili a medio-lungo raggio di tipo Rodong, che hanno raggiunto le acque del Mar del Giappone. La Corea del Nord, guidata dal giovane leader Kim Jong-un, ha effettuato decine di test balistici dall’inizio dell’anno, in aperta provocazione nei confronti della comunità internazionale e delle politiche di non-proliferazione nucleare, accrescendo lo stato di allarme nei Paesi vicini. Compresa la Cina, storico alleato della Corea del Nord, la cui crescente influenza economica e militare (Pechino ha annunciato un aumento del budget per la Difesa del 12,2% per il 2014) costituisce un ulteriore fronte di allineamento tra i Governi di Washington, Tokyo e Seul.

Quella tra Giappone e Corea del Sud è “una situazione molto spiacevole, spiega a ‘L’IndroEmanuele Schibotto, Director for Development per l’Asian Century Institute e direttore editoriale del Centro Studi Equilibri.net. “Sia in Corea del Sud che in Giappone attualmente sono presenti delle amministrazioni di destra, o centro-destra, comunque composte da conservatori. L’unico punto che hanno in comune per il momento, a mio parere, è la Corea del Nord. Un altro punto su cui i due governi potrebbero avere vedute comuni è la questione della Cina, ma anche qui sorgono dei problemi, dal momento che sia per la Corea del Sud che per il Giappone, la Cina è un partner importante a livello economico-commerciale almeno quanto gli Stati Uniti. Nonostante la presenza dell’ombrello degli USA, infatti, essi non riescono a fare fronte comune contro la Cina, che da parte sua ha tutto l’interesse nel vedere i due Paesi divisi. L’aspetto storico, per di più, tocca anche i cinesi, e ogni volta che in Cina si ritorna a discutere del passato dell’occupazione giapponese, questo fa immediatamente eco anche in Corea del Sud“.

Le parole di Abe, nel corso del summit, hanno rivelato l’estrema sensibilità del Primo Ministro giapponese riguardo alla minaccia nucleare nordcoreana; vista la poca distanza che separa le coste giapponesi dalla vicina Corea del Nord (con la quale il Giappone ha peraltro in sospeso la questione del rapimento di alcuni cittadini giapponesi da parte di spie nordcoreane). Abe ha in seguito dichiarato alla stampa che «è stato significativo il fatto che i tre Paesi abbiano raggiunto un’intesa nel cooperare e lavorare a stretto contatto sul problema della Corea del Nord e su altre questione relative alla sicurezza nel Nord-est asiatico», riferendosi, come è facile intuire, al rivale cinese e ai contenziosi territoriali che vedono il coinvolgimento (seppur ancora non sul piano bellico) delle forze militari e civili di Tokyo e Pechino nel Mar Cinese OrientaleAbe ha anche espresso la propria soddisfazione per aver potuto incontrare la Presidente Park, riconoscendo che le linee politiche di Corea del Sud e Giappone convergono su molti punti e auspicando che si possa arrivare ad avere uno «schietto faccia a faccia» tra i due leader. Il Primo Ministro giapponese si è inoltre impegnato a lavorare per sviluppare delle relazioni bilaterali «orientate al futuro».

L’entusiasmo di Abe non è stato del tutto contraccambiato. Nonostante la Presidente Park abbia a sua volta definito «significativo» l’incontro con i due leader di Stati Uniti e Giappone, nondimeno si continua a percepire un clima di malcelata tensione e diffidenza. Il 12 marzo infatti, appena due settimane prima del meeting, l’Esecutivo sudcoreano aveva dichiarato che l’incontro non si sarebbe realizzato, a meno che il Governo giapponese non avesse mutato radicalmente il proprio atteggiamento. Secondo alcuni analisti sudcoreani, infatti, il summit dell’Aja non sarebbe che un piccolo e poco significativo passo, e il traguardo verso un vero e proprio incontro bilaterale tra Tokyo e Seul sarebbe una meta ancora lontana.

A pesare sui rapporti tra i due vicini asiatici sono state soprattutto le dichiarazioni, da parte personalità ufficiali vicine al Primo Ministro Abe, sulle cosiddette ‘comfort women’, eufemismo per indicare le donne costrette a lavorare nei bordelli militari nipponici durante la Seconda Guerra mondiale. Dichiarazioni come quelle di alcuni esponenti del consiglio amministrativo dell’emittente televisiva giapponese NHK, sulla ‘necessità’ inevitabile della pratica della prostituzione di guerra durante il periodo bellico; o come la ‘gaffe’ di un altro dei fedelissimi di Abe, in merito alla possibilità di rivedere la il testo della dichiarazione di Kono del 1993, ovvero le scuse ufficiali che il Governo giapponese aveva presentato a tutte quelle donne costrette a diventare ‘schiave del sesso’ per l’esercito imperiale nipponico. Affermazione che Yoshihide Suga, Segretario Capo di Gabinetto, ha poi prontamente provveduto a smentire.

Il dato di fatto è che la Storia, nei rapporti tra Giappone e Corea, con riferimento ovviamente anche alla situazione tra Cina e Taiwan, c’entra molto più di quanto riusciamo a comprendere noi in Occidente“, prosegue Schibotto. “L’aspetto economico è stato portato molto più avanti rispetto a quello politico, ma rimane sempre questo aspetto storico, a causa del quale in quell’area geografica non si è ancora potuto realizzare quel processo di cristallizzazione e normalizzazione dei rapporti regionali, come invece è accaduto in Europa nel periodo del dopoguerra. Su questioni come quella delle comfort women, delle visite al santuario Yasukuni e in generale sulle responsabilità del Giappone durante il periodo bellico, entrambi i Governi di Giappone e Corea del Sud assumono l’atteggiamento di due rette parallele che non si incontrano. Un altro dei temi principali di scontro è quello dei confini territoriali, tema legato a un’altra questione ‘calda’, che è quella della reinterpretazione della storia nazionale attraverso la revisione dei testi scolastici. L’amministrazione Abe, così come fece peraltro all’epoca del suo primo mandato, ha ripreso in mano il dossier sui libri di scuola, riaprendo così una ferita negli animi dei vicini cinesi e sudcoreani che non aveva mai smesso di bruciare. Questo è il grande problema, il non avere la stessa visione del passato, non avere un punto comune da cui partire per riconoscersi reciprocamente e poter andare avanti“.

A subire gli effetti dell’ ‘inverno diplomatico’ tra Giappone e Corea del Sud è soprattutto Washington, che ha da sempre contato sull’asse con Tokyo e Seul come su uno dei pilastri della propria strategia di riequilibrio regionale (il cosiddetto pivot) nell’area Asia-Pacifico. Anche il progetto americano della Trans Pacific Partnership, che vede Washington, forte del supporto dei paesi alleati, come il promotore di un grande accordo transpacifico di libero scambio di portata globale, potrebbe soffrire delle frizioni tra Tokyo e Seul.

Al di là delle dichiarazioni formali sulla «significatività» del summit dell’Aja e sulla necessità di trovare un allineamento sulle questioni di sicurezza regionale, il ‘muro’ diplomatico tra il Giappone e la Corea del Sud non potrà essere abbattuto; almeno fino a quando non si avrà una vera e propria inversione di rotta, o quantomeno un ammorbidimento delle posizioni di una delle due parti. Circostanza che, forse, potrà realizzarsi solo a fronte di un cambio di amministrazione, in uno dei due Governi o in entrambi, che getti le basi per un clima di maggiore disposizione verso il dialogo e il compromesso.

 

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