sabato, Maggio 15

Tokyo-Mosca, intesa energetica field_506ffb1d3dbe2

0

La XXII edizione dei Giochi olimpici invernali, che ha preso il via a Sochi lo scorso venerdì 7 febbraio tra boicottaggi, critiche e timori di attacchi terroristici, sta assumendo sempre più i connotati di una questione politica e diplomatica, più che sportiva. Chiara la posizione della maggior parte dei leader europei, come quelli di Germania, Francia e Gran Bretagna, che hanno disertato la cerimonia inaugurale dei Giochi in aperta polemica con le posizioni del Governo del Cremlino in materia di diritti civili, in particolare per quanto riguarda le minoranze e la legge contro la cosiddetta ‘propaganda omosessuale’.

Tra i grandi assenti anche Barack Obama, il Presidente americano che, come ulteriore schiaffo morale al Presidente Vladimir Putin, aveva annunciato la presenza di esponenti del mondo omosessuale all’interno della delegazione che lo avrebbe rappresentato. Necessità di carattere diplomatico (la candidatura di Roma alla prossima edizione dei Giochi olimpici) e forti interessi legati alle forniture del gas e del petrolio russi, hanno invece motivato la presenza di Enrico Letta, il premier italiano (che pure ha tenuto a ribadire «la contrarietà dell’Italia a qualunque normativa discriminatoria nei confronti dei gay, nello sport e fuori dallo sport»), seguito da altri illustri rappresentanti come Recep Tayyip Erdogan, Presidente della Turchia; i reali di Svezia e Norvegia; Ban Ki-Moon, il Segretario generale dell’ONU e naturalmente Xi Jinping, Presidente della Cina, il grande alleato di Mosca in Asia Orientale.

Ad essere accolta con estrema positività, da parte di Putin, è stata poi la presenza di Abe Shinzo, Primo Ministro giapponese, interpretata come un ‘segnale diplomatico’ importante nei confronti della Russia. Recentemente, infatti, i governi di Mosca e di Tokyo si sono impegnati nell’accelerare lo sviluppo delle reciproche relazioni diplomatiche; riprendendo in mano alcuni ‘nodi gordiani’ che per decenni hanno bloccato la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi. Si tratta di questioni storiche tutt’ora irrisolte, come la firma del trattato di pace (rimasto in sospeso dal 1945) e la disputa sulla potestà territoriale delle isole Curili (o Territori del Nord, come vengono chiamati dai giapponesi), rispetto alla quale nessuno dei due governi sembra per ora intenzionato a cedere terreno. «Si è aperto un nuovo capitolo nelle relazioni tra Giappone e Russia», ha affermato Abe , «Riteniamo che si sia creato un buon clima affinché possano essere risolte le questioni più problematiche all’interno delle relazioni bilaterali». Abe sarà presente anche al 40esimo summit del G8 che si terrà proprio a Sochi il prossimo giugno, che costituirà il quinto incontro bilaterale tra i due leader in poco più di un anno.

Questo ‘clima positivo’ che accompagna il dialogo tra Giappone e Russia è in evidente contrasto con il clima di alta tensione che accompagna invece le relazioni tra il Giappone, la Corea del Sud e il grande rivale di sempre, ovvero la Cina. D’altra parte, appare sempre più chiaro come il sodalizio politico e militare tra Pechino e Mosca non sia poi così idilliaco come potrebbe apparire. L’irresistibile espansione economica della Cina (con l’enorme sorpasso del PIL cinese su quello russo), unita allo sviluppo della sua forza militare, alla crescente assertività politica e agli interessi che Pechino nutre nei confronti della regione dell’Asia centrale e delle sue risorse; rende il rapporto tra Cina e Russia ben più delicato e complesso di quanto ci si aspetti.

In questo scenario, il Giappone potrebbe fungere da ‘terzo attore’, in grado di stemperare e controbilanciare l’emergere di eventuali problematiche. “L’asse Pechino-Mosca è solido, ma fino a un certo punto”, afferma Aldo Ferrari, docente presso l’Università Ca’ Foscari e ricercatore associato dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), dove dirige il programma Caucaso e Asia Centrale. “I due Paesi collaborano su molte questioni, dal punto di vista dell’energia, della sicurezza (essendo entrambe interessate alla stabilità dell’area che hanno in comune), nonché rispetto alla gestione del problema della Corea del Nord. Detto questo, esistono, tra Pechino e Mosca, anche dei problemi. In particolare, Mosca sa bene che la Cina sta crescendo a ritmi improponibili per essa, e di essere diventata minoritaria nel rapporto con la Cina. Da questo punto di vista è suo interesse – a Mosca lo si sta comprendendo sempre di più – tornare a rafforzare i rapporti con il Giappone, che sono problematici per alcune eredità difficili risalenti alla Guerra Fredda. Per tutte queste ragioni, a mio giudizio, è molto probabile che la Russia proverà a migliorare sensibilmente le proprie relazioni con il Giappone, il quale non può che impegnarsi a sua volta, considerato il crescente timore della Cina e la necessità di avere un altro partner importante e affidabile oltre agli Stati Uniti – con cui lo stesso Giappone ha peraltro una serie di problematiche aperte. Ritengo che sicuramente la Russia e il Giappone si adopereranno nel tentativo di migliorare sensibilmente i loro rapporti, non dico in chiave anti-cinese, ma alla luce della complessità dei rapporti di entrambi con la Cina”.

Ma i temi del dialogo tra Tokyo e Mosca non riguardano solamente le dispute territoriali e – seppur in maniera più ufficiosa – le mutue preoccupazioni riguardo all’espansione cinese. Lo scorso novembre si è svolto infatti il primo storico incontro ‘2+2’, a cui hanno partecipato i rispettivi Ministri degli Esteri e della Difesa. I colloqui hanno portato a un accordo per l’avvio di esercitazioni congiunte tra la marina russa e quella nipponica in funzione della lotta alla pirateria e al terrorismo. È stato sottolineato il fatto che la collaborazione in materia di difesa avrebbe riguardato anche lo stato di tensione in Corea del Nord (altro alleato della Russia, nonché della Cina).

Infine, ma non meno importante, la presenza di Abe – così come per il premier italiano – al fianco di Putin a Sochi, è certamente giustificata anche dall’interesse giapponese per le forniture di gas naturale russo. In seguito alla crisi energetica post-Fukushima e alle crescenti pressioni da parte dell’opinione pubblica giapponese per l’abbandono dell’energia nucleare, il Giappone ha intrapreso la ricerca di fonti di energia alternative, puntando anche il più possibile alla differenziazione dei fornitori per evitare di finire in una condizione di dipendenza. È questo lo scopo della ‘diplomazia energetica’ di Abe verso Paesi come la Turchia, l’India e la Russia, i cui giacimenti di gas naturali si trovano dietro l’angolo.

Come chiarisce Frank Umbach, Associate Director presso l’ EUCERS (European Centre for Energy and Resource Security) di Londra e direttore del programma ‘International Energy Security’ presso il CESS (Centre for European Security Strategies) di Munich: “Entrambi i paesi hanno interessi geopolitici ed economici nel rafforzare la loro relazione bilaterale e un interesse comune nell’ampliare la reciproca cooperazione in materia energetica, in particolare in rapporto al gas; essendo il Giappone costretto ad importare molto più GNL (Gas naturale liquefatto) a causa della disattivazione dei suoi reattori nucleari e anche per l’interesse di Mosca nell’espandere le sue esportazioni verso i paesi asiatici, dal momento che la domanda europea di gas (essendo l’Europa il più importante mercato del gas della Russia) è stagnante e non aumenterà fino al 2020, o addirittura fino al 2035, stando alle previsioni della IEA (International Energy Agency) e di altre organizzazioni ed esperti di energia”.

La sfera delle politiche energetiche è entrata infatti in una fase di mutamenti radicali. Con l’ascesa dello shale gas e il crollo dei prezzi che hanno inflitto un duro colpo alla compagnia di bandiera di Mosca, la Gazprom; in considerazione anche del fatto che l’export del gas è legato a vincoli di tipo geografico (il trasporto avviene sempre attraverso i gasdotti) e che quello dell’Europa è un mercato – seppure il principale – troppo distante e ormai poco affidabile a causa della recessione economica, la Russia sta adesso riorientando il proprio export verso il mercato asiatico.

L’approvvigionamento energetico costituisce la vera arma geopolitica di Putin, che sembra intenzionato a istituire un vero e proprio ‘pivot energetico’ in Asia Orientale. Quale migliore interlocutore in tal senso se non il Giappone, considerata la sua prossimità geografica e la forte domanda di approvvigionamento energetico.

La questione delle isole Curili ha però finora bloccato ogni progresso significativo nelle relazioni bilaterali tra la Russia e il Giappone”, prosegue Umbach, “nonostante i comuni interessi per migliorare la loro relazione, vista come una sorta di ‘polizza assicurativa’ contro qualsiasi politica imperialista e di non mantenimento dello status quo da parte della Cina – in riferimento alle rivendicazioni territoriali cinesi in Siberia o nel Mar Cinese Orientale. Entrambi i paesi sono intenzionati a non inimicarsi la Cina, anche a motivo dei loro crescenti legami economici con essa. La Russia in particolare è costretta a ridirigere e diversificare le sue esportazioni di gas, in parte anche per il fatto che alcuni dei suoi nuovi giacimenti di gas più promettenti si trovano a Sakhalin e nella Siberia Orientale. Ma senza una vera svolta nella questione delle isole Curili, che al momento non è possibile aspettarsi (la questione rimarrà congelata per il momento, in quanto entrambe le parti non intendono rinunciare alle proprie rivendicazioni territoriali), la firma di un trattato di pace, che è in sospeso dal 1945, appare una possibilità ancora lontana”.

Per il momento, l’instaurazione di un ‘clima positivo’ tra i due governi e l’intavolamento di un dialogo costruttivo, che conduca a una risoluzione ragionevole della contesa riguardante le Curili (contesa riconosciuta come tale da Abe, a differenza di ciò che riguarda le isole Senkaku/Diaoyu, rivendicate anche dalla Cina, ma la cui appartenenza al territorio giapponese è stata definita «non questionabile» dal governo nipponico), sembrano costituire le basi fondamentali e prioritarie dello sviluppo di una futura alleanza russo-giapponese.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->