sabato, Settembre 25

Tokyo 2020: un olimpico agosto di successi e sconfitte sportive (e politiche?) Lo sport si costituisce in un’operazione capace di risollevare le sorti di un agire politico che dietro medaglie record e plausi necessita del gesto sportivo che mutare gli umori di collettività prese con ben altri problemi difficoltà speranze per le proprie vite

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Non crediamo mai abbastanza

a ciò in cui non crediamo

(M. Conte S. 2004)

Impantanati in una bolla globale di calore bollente fluttiamo in un agosto che per convenzione socialedovrebbe costituire, non sapendo perché, un momento di pausa, con i tempi rallentati della politica (ma non ci vuol molto), del lavoro, per chi ce l’ha, dei sentimenti che si rafforzano o si perdono, per una pausa dai ritmi e dal logorìo della vita moderna. Diversi temi vengono veicolati dai media televisivi e digitali a tener banco nelle opinioni pubbliche. Il più grave e serio è la sconfitta dell’America ed alleati sull’Afghanistan. Ma ne parlo compiutamente in altra occasione.

Un cenno lo dedico a sofferte Olimpiadi emozionanti nei gesti atletici. Vengono dopo un Europeo di calcio in cui abbiamo battuto meritatamente gli spocchiosi saccentini arrogantelli inglesi in casa loro. Non c’è prezzo e si vergogneranno per anni, avendoci presi pure in giro e da instabili incivili quali sono attaccando persino ristoranti italiani prima della partita! Che se accadeva da noi, quanti compunti supponenti commentatori inglesi ci avrebbero ricamato sopra! Tutte questioni a ben vedere extra sportive, che il calcio e lo sport veicolano formando abitudini storia memoria. Vittoria meritata parando i rigori degli ex signori del calcio (perché lo hanno inventato loro, come il rugby il cricket, il disgustoso porridge e la cucina e cibo vomitevoli, la tetra architettura vittoriana e diverso altro. Poi può essere anche essere un paese non sgradevole). Anche questo aiuta l’immagine di un paese, poi per fare cose serie bisogna impegnarsi ad essere seri. Ed il calcio conta poco. Però tutti quei sorrisetti anglofoni, i ritornelli sul ritorno a casa “to home”, lì nelle brume piovose aride isolane, divenuto immantinente un “coming to Rome”. Brexiters che abbiamo dovuto sopportare in Europa. Con il corredo di medaglie tolte o non messe al collo dagli antisportivi sconfitti a fine manifestazione. Brutto gesto nei confronti di chi ha vinto con merito.

E parliamo dunque del Giappone olimpico facendo un passo indietro. Nel 2004 le Olimpiadi erano nella sede naturale dei Giochi moderni, da quelle del 1894 a noi più vicine, ad Atene. L’anno prima avevo programmato di andarci, poi ricerche e vita mi distrassero dall’obiettivo. Atene. Quelle Olimpiadi hanno contribuito per i costi ed il denaro comprato a caro prezzo una mazzata all’economia greca, insieme con i conti pubblici truccati ed il livello di evasione fiscale esorbitante, non riuscendosi più aripagare, sfondando un debito pubblico già fuori controllo. Molti dei problemi vengono da lì, e dichiaro subito la mia contrarietà alle Olimpiadi che oggi non hanno tanto senso.

Torniamo al Giappone. Dovevano tenersi l’anno scorso, ma virus pandemia e morti, anche no vax per equità,benché ancora pochi, hanno fatto saltare la canonica tempistica quadriennale. Quindi a luglio di questo anno partono, tra proteste varie, con un paese vaccinato poco oltre il 20%. I costi di impianti palazzetti villaggio olimpico blindato ammontano intorno ai 15 miliardi di dollari, con le entrate a coprire forse per la metà. Con il paradosso di atleti costretti a competere con spalti e tribune vuote. Il Cio, Comitato olimpico internazionale uno dei grandi centri di potere del mondo, questi sì molto potenti, per abbellire la propria coscienza destina intorno ai 400 milioni a piccole realtà geografico-sportive del globo finanziando borse di studio e strutture sportive per atleti che altrimenti da soli non potrebbero dedicarsi allo sport.

Si è in concreto consumata un’edizione virtuale per platee televisive in salotto. Una realtà virtuale acceleratadal virus, cifra della vita sociale lavorativa professionale educativa trasferita da anni nell’infosfera, con una significativa trasformazione, vedremo quanto strutturale,da un assetto sociale ad una nuova organizzazione culturale delle società con un lavoro ormai scarso causa diffusione tecnologica ed automazione e ritmi di vita che disegneranno panorami che ridefiniranno i rapporti lavoro-vita già in discussione dalla metà del secolo scorso. Questa pare una buona occasione per coloro che pensano ad un mega progetto per svuotare città uffici fabbriche di capitale umano e sostituirlo con silenti macchine acquiescenti per software. Un buon complotto per i dubbiosi del vaccino, i certi della pericolosità vaccinale, gli sdegnati, gli sdegnosi, i complottisti, gli ignoranti che sanno tutto, quelli che non sanno di non sapere, come la virginea cinque raggi che a domanda rispose: non so dire se va bene o meno il vaccino, o ancora, non so bene se va bene o meno il vaccino a scuola” una ni-vax perZingaretti, fluttuante in un suo insulso non pensiero gassoso da dove un dì espunse l’Olimpiade del 2024 perché foriera di corruzioni e magagne ed estranee ad una capitale come Roma! (ma non le buche o i bus autopire in fiamme), così da vedercele dalla Francia, che in più l’anno prima vedrà la seconda manifestazione al mondo per giochi di squadra sempre da loro, l’amato rugby. Quando si dice lungimiranza intelligenza competenza per cui non sapendo che cosa e come fare l’unica è non fare! Immobili mi si vede di più o di meno, direbbe Moretti?!

Comunque, atleti che hanno sperato di poterci essere comunque, a beneficio dei pochi presenti in palazzetti stadi vie d’acqua piscine in una competizione virtuale dove manifestare tutto lo sforzo reale in un gesto alla ricerca della propria emozione. Comunque, le Olimpiadi oggi non servono a nulla se non per chi le organizza e per chi le manda in diffusione catodica. Il motivo sportivo è che il panorama internazionale è già saturo di tornei mondiali europei vari, competizioni nazionali, Golden League varie, tornei per nazioni, per singoli atleti, dai costi sopportabili piuttosto che indebitarsi nel concentrare sforzi organizzativi ed immense risorse in una manifestazione unica. Ciò nulla toglie alla soddisfazione emozione e lacrime di sportivi comunque protagonisti di gesti misure e tempi che ci hanno restituito almeno un poco delle loro fatiche e fatto dimenticare per qualche minuto che nella competizione nata nel dilettantismo ormai sono tutti professionisti, con ingaggi contratti e sponsor miliardari.

Ragion per cui non si comprende il senso del tennis con giocatori inseriti nei circuiti WTA miliardari, oppure il basket con gli americani vincitori di medaglie d’oro da decenni, super professionisti nella Nba americana con contratti da 10-20 e più milioni di dollari. L’anno! Che cosa c’entrano con atleti e nazioni dove non ci sono risorse adeguate per competere allo stesso livello, con stili di vita e povertà indicibili? Difatti la finale di pallacanestro vinta per pochi punti contro la Francia vede i più di quest’ultima giocare appunto in Nba. Gioie smodate. A proposito di misure, vale per tutte il salto in alto con Giammarco Tamberi finalmente oro in comproprietà con un avversario qatariota, Bahshim, ma non nemico, abbracciati entrambi sul tetto del mondo. Ed i tempi. Beh qui qualche parola extra sportiva. Marcel Jacobs, vita difficile onesta e faticosa, straordinariovincitore della regina dell’atletica, i 100 metri che si corrono in apnea, qui in un 9,80” che per far capire il più grande di tutti, Usain Bolt from Jamaica, corse a Rio 2016 in 9,81”. E poi la straordinaria 4×100 con un crono di 37,50” che pone l’Italia tra i grandi di tutti i tempi, a 66 centesimi dai più grandi di tutti, i giamaicani. E qui sono cominciate abominevoli quanto volgari allusioni che nulla hanno di sportivo e che è opportuno far conoscere. Soprattutto americani, sconfitti da 5 anni.

Il tema sportivo, la pluridecennale forza e dominio americano e poi inglese nella velocità in atletica, si accompagna ai modi e forme con cui il mondo anglofono ha modellato il mondo moderno per economia organizzazione della società cultura stili di vita diverse da noi, dall’immaginario filmico del solitario individuo che combatte contro tutti, in primis lo Stato, o di insulse serie televisive sit-com ed altro. Lo sport è sempre stato il corredo di potenza di ogni Paese (nei paesi comunisti fu la guerra combattuta con l’Occidente a colpi di doping di Stato, tra tutte la ex DDr o Germania orientale), così come il calcio, dove gli inglesi da un lontanissimo passato ‘maestri’ sono oggi pivelli non vincendo nulla da decenni, l’ultima con noi all’Europeo di calcio, l’atletica ed altri sports, biglietto da visita del benessere e splendide sorti di giovani a rappresentare il proprio paese, benché oggi prevalgano denaro e sponsor più che la retorica bandiera di casa.

Ebbene, lo shock per “l’italiano” che batte americani e compagnia ha subito reso americani ed inglesi volgari e ‘mafioseggianti’, a proposito della ripetuta provocazione con cui pensano l’Italia (certo a pensarci bene…), o la Germania anni fa con la tristemente realistica copertina degli spaghetti con sopra una pistola e titolo Italian mafia. Tutti ad offendersi, ma la realtà questa è. Comunque, hanno cominciato a tirar brutte allusioni e mezze parole su presunti abusi di doping per Jacobs, controllato decine di volte dagli enti anti doping preposti. Brutto, è che non sanno perdere e non sanno riconoscere la migliore capacità altrui e così divengono antisportivi, volgari ed offensivi. Brutta faccia di potenze economiche militari che vorrebbero vincere sempre ma che perdono e non sanno accettarlo. Anzi che ritengono un ‘sopruso’ che possano vincere altri al loro posto. Una forma neanche tanto velata di rivendicare quasi come un diritto divino e naturale lo scettro del comando su tutti gli altri. Ciò in palese contrasto con l’affabulatoria potenza manipolatoria connessa alla parola, sì da ergersi ad innovatori le cui leadership acconsentono, pur sempre con qualche riserva per alleati riottosi o dubbiosi, a porsi alla guida del consesso delle nazioni. Sì che l’ex Gran Bretagna ex Regno Unito, oggi solo piccola Inghilterra con la scellerata decisione della Brexit di porsi al di fuori di un consesso europeo per quanto incapace ed inutile con le logiche attuali, con il falso compassato stile british, la sua obsoleta regina, ed una spocchia che guarda, ancora nel XXI secolo?, al passato come ad una brutale quanto romantica terra promessa in cui tutti pendevano dalla loro cultura, poco integratasi come isola avventurosa ad una terra ferma meta di altri ancoraggi estetici culturali artistici letterari.

E gli americani, invece? Il nuovo mondo della frontiera d’avventura ed innovazione, patria di un individualismo proprietario in una fase storica di ripiegamento (la sconfitta con l’Afghanistan tiene banco in tutto il mondo e ne parlerò in altra occasione), preso dal mutamento di grandezze scopi e fini di altri continenti non più passivamente succubi di qualsiasi decisione a stelle e strisce. Ciò per dare solo un’idea di come se dietro una manifestazione sportiva sia legittimo che vincano i nostri, segnala anche come lo sport si costituisca in un’operazione capace di risollevare le sorti di un agire politico che dietro medaglie record e plausi necessita del gesto sportivo che mutare gli umori di collettività prese con ben altri problemi difficoltà speranze per le proprie vite. Lo sport come prosecuzione della politica con altri mezzi. Così come la guerra.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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