giovedì, Luglio 29

Toh, su Marte c'è acqua ed è salata

0
1 2


Marte – il Pianeta Rosso sul quale è probabile che entro metà secolo un primo uomo poserà consistentemente i piedi– in questi giorni è diventato un protagonista indiscusso delle pagine dei giornali di tutto il mondo. Almeno, così appare.

La notizia della presenza di acqua allo stato liquido che sul nostro vicino di spazio scorre a fiumi, almeno in alcuni momenti delle lunghe stagioni invernali, è stata ripresa dalle più qualificate e credibili fonti mondiali, e, per quanto non sia stata evidenziata alcuna cascata o nessun fiume arancione, dobbiamo credere che i dati riportati dalla Nasa siano credibili. E per quanto l’agenzia ‘Ansa‘ riporta che sono stati individuati «minuscoli ruscelli di acqua salata che compaiono periodicamente, lasciando striature scure la cui origine era finora un mistero», è la prestigiosa ‘Nature Geoscience‘, che solo lo scorso 28 settembre ha basato le sue considerazioni sul rilevamento attraverso delle indagini spettroscopiche. Il lavoro è stato firmato da Luju Ojha, un giovane ricercatore di Kathmandu, allievo del Georgia Insitute of Technology di Atlanta. Nell’articolo risulta che lungo le strisce fluviali sub-equatoriali adagiate sul pendio del cratere Hale, il team della città dove ha sede il quartier generale della Coca Cola, ha evidenziato tracce di perclorato di magnesio, di perclorato di sodio e di clorato di magnesio: composti chimici che reggono l’ipotesi di attività di scorrimento dell’acqua. La notizia, ovviamente, non mancherebbe di sensazionalità e il grosso buco situato nel quadrilatero Argyre, quasi sicuramente generato dall’impatto di un asteroide quattro miliardi di anni fa, riapre un discorso mai chiuso sulla natura e le teorie formulate su Marte.

Risparmiamo ogni formulazione sulla natura di queste sorgenti, sia per evitare che troppi dettagli tecnici possano incupire anche i più appassionati delle discipline cosmiche, e poi perché ancora, onestamente, non riusciamo a vedere troppe certezze e troppe novità, in questi dettagli analitici. Tuttavia, la voce più che autorevole di Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana, affermando che ci sarebbe «prova dell’esistenza di un ciclo dell’acqua sulla superficie di Marte» ci fa pensare che Ojha sia sulla strada giusta. E che anche la Nasa stia con i piedi a terra!

Dunque cerchiamo di comprendere che cosa accade su Marte, dove, per questioni di pressione e temperatura, è improponibile un modello idrogeologico come quello del nostro pianeta e inoltre il rilevamento di salmastro non sarebbe di gran supporto alla vita umana su Marte, ma potrebbe ipotizzare la presenza di microrganismi non troppo dissimili da quelli presenti sui fondi dei nostri mari.
Ma sulla tempestività dell’informazione vale per tutti la considerazione espressa al riguardo dallo scienziato italiano Giovanni Bignami in un’intervista a ‘La Stampa‘: «l’osservazione fatta è un’eccellente conferma di quanto già trovato in passato». Già, perché l’Istituto Nazionale di Astrofisica, in aprile di quest’anno, aveva dato notizia di una ricerca condotta da un’Università danese che mostrava l’ipotesi di esistenza dell’acqua allo stato liquido su Marte con le stesse sostanze individuate dal ricercatore nepalese. Il rilevamento era stato effettuato dal rover Curiosity, durante le sue escursioni nel largo della depressione nell’emisfero meridionale, e gli scienziati terrestri avevano potuto elaborare risposte chiare, individuando un composto inorganico e un forte agente ossidante; in questo modo veniva spiegato il perché sulla superficie marziana il punto di congelamento si abbassa e l’acqua non diventa ghiaccio ma rimane presente sotto forma di brina salata.
In questo studio Morten Bo Madsen, capo del Mars Group presso il Niels Bohr Institute della Copenhagen University, così si era espresso: «Le misure effettuate dalla stazione meteo del rover mostrano che queste condizioni favorevoli si hanno di notte e subito dopo l’alba durante l’inverno. Basandoci sulle misure del gradiente di umidità e di temperatura, siamo in grado di stimare la quantità di acqua che viene assorbita».
La Nasa per parte sua sostiene da tempo che circa quattro miliardi e mezzo di anni fa su Marte esisteva una quantità di acqua almeno sei volte maggiore di quella attuale. L’assenza di un campo magnetico globale ha degradato un ambiente che forse per l’uomo della Terra avrebbe potuto essere più congeniale. Fatto sta che un po’ di acqua è rimasta.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->