sabato, Ottobre 23

Togo: marcia della rabbia contro la dinastia al potere da 50 anni Centinaio di migliaia di persone in varie parti del Paese si sono riversate nelle strade in queste ultime settimane e purtroppo non sono mancate le vittime

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Non si placano le proteste in Togo contro il governo di Faure Gnassingbé, al potere dal 2005 dopo che suo padre aveva governato per ben 38 anni. L’opposizione chiede drastiche riforme politiche con il ritorno alla costituzione del 1992 che prevedeva in particolare un massimo di due mandati presidenziali. Dopo la sconfitta del presidente del Gambia Yahya Jammeh all’inizio dell’anno, l’unico Paese dell’Africa occidentale a non avere limiti di mandato rimane il Togo.

Centinaia di migliaia di persone in varie parti del Paese si sono riversate nelle strade in queste ultime settimane e purtroppo non sono mancate le vittime, anche se le proteste erano pacifiche: almeno 4 i morti e decine i feriti nel nord del Paese, territorio sempre risparmiato in passato dalle contestazioni. Alcuni dimostranti hanno addirittura dichiarato di essere stati picchiati e torturati dalla gendarmerie, corpo di polizia militare.

La risposta del governo è stata l’immediato blocco dell’accesso a internet per impedire i contatti tra i gruppi dell’opposizione. Sul piano politico, è stato invece proposto un progetto di riforma costituzionale che prevede di limitare a due i mandati presidenziali. La ‘non retroattività’ della misura permetterebbe tuttavia a Faure Gnassingbé di ripresentarsi alle elezioni del 2020 e 2025. La proposta è stata pertanto rifiutata dall’opposizione.

In un comunicato, i partiti dell’opposizione hanno invitato la popolazione a «chiudere tutte le attività professionali ed economiche e pregare per le vittime» nella giornata di venerdì 29 settembre. La partecipazione sembra essere stata massiccia, anche se alcune fonti governative parlano di una ‘normalità delle attività’, soprattutto nella capitale.

Nuove manifestazioni sono comunque previste a partire da oggi 4 ottobre, giornata di protesta che dovrebbe rappresentare ‘l’ultimo avvertimento’ prima della cosiddetta ‘marcia della rabbia’ in programma domani. Si teme nuovamente il blocco di internet.

Vengono denunciate repressioni nel nord del Paese con più di 100 feriti e almeno cinque morti. Molte donne e bambini sono fuggiti nei Paesi vicini, 300 persone si contano nel solo Ghana.

Questa situazione ha allertato l’ex Presidente ghanese Jerry John Rawlings che ha invitato Gnassingbé a rispettare le proteste pacifiche della popolazione e ha chiesto l’intervento principalmente degli stati della Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS).

Sulla la crisi e le violenze in Togo è intervenuta anche la comunità internazionale che ha riconosciuto come le voci contrarie siano state autorizzate ad esprimersi pubblicamente ma ha condannato le violenze ed invitato alla calma. Si teme fortemente che dopo la manifestazione di giovedì, le proteste possano assumere un carattere molto più violento.

A questa situazione di agitazione nel Paese, si è aggiunto lo sciopero di 48 ore di lunedì e martedì 2-3 ottobre degli insegnanti che rifiutano l’importo del premio unico accordato dal governo.

La situazione è molto instabile e tesa in questo piccolo Paese con poco meno di otto milioni di abitanti colpiti per il 55,1% dalla povertà.

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